Tassi BCE, enigma stop tagli risolto? Che succede a BTP e spread

Laura Naka Antonelli

27 Febbraio 2025 - 16:28

Pubblicate le minute della BCE relative all’ultima riunione di politica monetaria, quando i tassi dell’area euro sono stati tagliati per la quinta volta. Occhio a BTP e spread

Tassi BCE, enigma stop tagli risolto? Che succede a BTP e spread

Cercare di capire quante altre volte la BCE di Christine Lagarde taglierà ancora i tassi nel corso del 2025 è una impresa che si sta facendo sempre più ardua.

Nuove informazioni sul possibile trend dei tassi di interesse dell’area euro sono state appena arrivate oggi, mercoledì 27 febbraio 2025, dalla Banca centrale europea, con la pubblicazione delle minute relative all’ultima riunione del Consiglio direttivo dell’istituzione: quella del 30 gennaio scorso, che si è confermata anche il primo BCE Day del 2025 e il primo BCE Day della seconda amministrazione USA di Donald Trump.

In quella occasione, i tassi sono stati tagliati per la quinta volta dal primo taglio del 6 giugno 2024, successivo alla carrellata di strette monetarie anti-inflazione che si erano susseguite nel biennio 2022-2023.

Quel quinto taglio ha portato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale dell’Eurozona a scendere rispettivamente al 2,75%, al 2,90% e al 3,15%.

Minute BCE, le frasi sull’inflazione. Rischi spostati verso l’alto

Oggi, dalle minute appena rese note, è emerso che gli esponenti del Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno reputato in quella riunione che i rischi che incombono sull’inflazione sono al rialzo e al ribasso.

Vero tuttavia che “alcuni fatti dimostrano che, a partire dal mese di dicembre, i rischi sull’inflazione si sono spostati verso l’alto”.

I rischi al rialzo sono stati identificati dalla BCE nella minaccia che i prezzi dei beni alimentari ed energetici si rafforzino, così come nel dollaro USA più forte e in una inflazione dei servizi che rimane ancora persistente, mentre il rischio al ribasso è stato motivato con “la possibilità che la crescita (del PIL) si confermi più bassa delle attese”.

Emersa nel corso dlla riunione “una incertezza considerevole sugli effetti di possibili dazi USA ”, pur se “l’impatto atteso sull’inflazione dell’area euro” è stato definito “contenuto”, a fronte di segnali tuttavia “ambigui”.

Detto questo, le implicazioni dei dazi per la crescita del PIL dell’euro sono stare considerate “chiaramente negative”. Una “ulteriore incertezza è derivata da possibili pressioni al ribasso provenienti dal calo dei prezzi alle esportazioni cinesi ”.

La BCE ha detto inoltre di prevedere - così si legge nelle minute - che “l’inflazione rimarrà al di sopra del target (del 2%) nel breve termine”, sebbene - e questa è una nota positiva -“ la fiducia nella convergenza della stessa in modo sostenibile verso l’obiettivo prefissato “sia aumentata ”. Allo stesso tempo, a fronte di questo rafforzamento della fiducia, la BCE non ha nascosto “gli elevati livelli di incertezza, spiegando che la forza del mercato del lavoro e gli aumenti significativi dei salari oggetto di contrattazioni collective richiedono prudenza”.

A conferma delle elevate incognite che impediscono all’Eurotower di esprimersi con maggiore chiarezza, nelle minute si legge che “potenziali futuri interventi da parte dell’amministrazione USA potrebbero provocare un rallentamento economico globale ”.

Occhio comunque alla rassicurazione arrivata riguardo al trend al rialzo dei prezzi del petrolio e del gas: per la BCE, il fatto che i prezzi si siano rafforzati non basta a far pensare che ci saranno “grandi cambiamenti allo scenario di base” che è stato formulato dallo staff dell’istituzione. Inoltre, “guardando avanti sembrano essere presenti ragioni tali da far credere che sia l’inflazione dei servizi che la crescita dei salari rallenteranno in linea con lo scenario di base ”.

La BCE ha paura dei dazi di Trump. Dubbi sulle sue stesse previsioni sul PIL dell’area euro

Non solo. La BCE è chiaramente consapevole del fatto che il processo di disinflazione potrebbe finire con il confermarsi eccessivo. Nei verbali si legge infatti che “è stato rimarcato che un’inflazione che scendesse al di sotto del target non possa essere esclusa”.

Tra l’altro, nel corso dell’ultima riunione della BCE, confermano le minute, “è stata espressa l’opinione che l’outlook sulla crescita del PIL formulato dallo staff nel mese di dicembre sia stato probabilmente troppo ottimistico ”, così come sono stati ravvisati “segnali di rischi al ribasso che si starebbero materializzando ”.

Allo stesso tempo, è stato considerato “ancora plausibile” uno scenario secondo il quale, “entro qualche trimestre, si manifesterà una ripresa sostenuta dai consumi ”.

Le minute appena pubblicate dalla BCE riusciranno magari a smorzare quel senso di persistente incertezza che emerge dalle dichiarazioni che vengono rilasciate periodicamente dagli esponenti della stessa istituzione, spesso contrastanti.

Falchi VS colombe, minute BCE risolvono enigma hawkish sui tassi

Al momento, riguardo a quello che accadrà nel corso del 2025 e anche nel 2026, le previsioni, da parte degli analisti e degli economisti, si sprecano, mentre i mercati monetari scommettono su almeno tre altri tagli dei tassi di interesse in Eurozona, prezzando ulteriori riduzioni di 82 punti base entro la fine di quest’anno.

L’enigma dei tagli dei tassi previsti per il 2025, tuttavia, permane, viste le dichiarazioni a volte hawkish che arrivano direttamente da Francoforte anche se, sulla base di quanto è emerso dalle minute pubblicate oggi, è possibile che sia stata la stessa BCE a risolvere un altro enigma.

Isabel Schnabel, esponente del Comitato esecutivo dell’Eurotower, ha sconvolto i mercati, la scorsa settimana, mentre andava in scena l’emissione del BTP Più, suggerendo alla BCE di aprire un dibattito sulla possibilità di smettere di tagliare i tassi.

A farle eco è stato poi nei giorni successivi un altro suo collega falco, che ha consigliato di non procedere come automi, letteralmente come “sonnambuli”, nel percorrere la strada dell’allentamento della restrizione monetaria. La ragione, spiegata da Schnabel, risiederebbe nella possibilità che i tassi di interesse dell’area euro non viaggerebbero più in territorio restrittivo e che dunque la fase delle sforbiciate potrebbe essere vicina al capolinea. Ma, almeno questo enigma, a quanto pare l’Eurotower oggi lo ha risolto. Dai verbali è emerso che “si può dire con un certo grado di sicurezza che la politica monetaria della BCE, al momento, è tuttora restrittiva”.

Nei giorni precedenti, va ricordato che erano arrivate anche indicazioni dovish, sia da alcuni economisti, che avevano sfornato nuove previsioni sulla direzione dei tassi di interesse che, in particolare, dallo stesso esponente del Comitato esecutivo della BCE Piero Cipollone; quest’ultimo aveva lanciato un avvertimento ai falchi, facendo notare il paradosso che caratterizza la politica monetaria della Banca centrale europea, menzionando da un lato i tassi, dall’altro lato il piano di Quantitative Tightening che continua ad andare avanti.

Il nuovo outlook aveva avallato l’ulteriore convenienza, in teoria, a posizionarsi sui BTP Più, poi smontata per l’appunto da Schnabel. Paura di Schnabel che tuttavia la BCE avrebbe chiarito, anche se va ricordato che le minute sono relative a quanto fatto notare nel corso della riunione del 30 gennaio 2025, quando i tassi sono stati tagliati per la quinta volta dal mese di giugno.

La verità è che, in un momento in cui si dice tutto e di più nella stessa Francoforte, nessuna ipotesi può e deve né essere presa per oro colato né gettata alle ortiche a priori.

Spread BTP-Bund e rendimenti decennali, cosa succede anche con fattore Germania

Nel frattempo, viva rimane l’attenzione sui BTP e sullo spread BTP-Bund a 10 anni che viaggia al di sotto del target del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti a fronte di rendimenti decennali che, nella giornata di ieri, sono scesi anche al minimo delle ultime due settimane, bucando la soglia psicologica del 3,5% e attestandosi di conseguenza al valore più basso dallo scorso 13 febbraio.

Motivo: per ora Friedrich Merz, destinato a prendere il timone della Germania dopo la vittoria del suo partito alle elezioni tedesche di domenica scorsa 23 febbraio 2025, non avrebbe intenzione di procedere velocemente alla riforma del cosiddetto freno al debito. Non solo: Merz ha detto anche che è troppo presto riuscire a capire se il Parlamento uscente approverà un aumento significativo delle spese militari.

Proprio l’aumento delle spese militari è l’altro motivo di angoscia per chi guarda al mercato dei titoli di Stato, in quanto un incremento delle spese per la difesa da parte dell’intera Unione europea potrebbe tradursi in un aumento delle emissioni di bond volti a finanziarle, che deprimerebbe le quotazioni dei bond, BTP & Co.

Dall’altro lato, sulla testa dei BTP e dello spread BTP-Bund a 10 anni, ma anche su quella degli altri bond sovrani dell’Eurozona, pende l’incertezza continua rappresentata soprattutto da una BCE che avrà sicuramente storto il naso a fronte degli ultimi dati relativi all’inflazione dell’area: inflazione che, tra l’altro, non si sa ancora se riuscirà davvero a portare Christine Lagarde, prima o poi, ma comunque nel breve, ad annunciare “Mission Accomplished” nella sua strenua lotta contro il rischio che i prezzi tornino a infiammarsi.

D’altronde le politiche economiche di Donald Trump stanno legando già le mani alla Federal Reserve di Jerome Powell, in una situazione piuttosto particolare, per non dire bizzarra, che vede proprio il presidente degli Stati Uniti, artefice dei timori su un riaccendersi dell’inflazione negli Stati Uniti, dare lezioni di politica monetaria alla Banca centrale americana.

Intanto, dipo essere scivolati al valore minimo delle ultime due settimane, oggi i rendimenti dei BTP a 10 anni tornano a salire fino al 3,56%, mentre i rendimenti dei Bund a 10 anni sono stabili al 2,44%. In aumento anche i rendimenti degli OAT francesi, che avanzano al 3,16%, mentre quelli dei Bonos spagnoli segnano un rialzo al 3,06%. Su anche i rendimenti della Grecia, in crescita al 3,26%, mentre i rendimenti del Portogallo continuano a confermarsi più bassi di quelli citati, a parte i Bund, viaggiando al di sotto della soglia del 3%, al 2,95%. In evidenza i rendimenti dei Treasury USA, che salgono di 4 punti base al 4,29%.

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