L’Ue ha aggiornato le specifiche per la raccolta differenziata. Da oggi questi rifiuti vanno smaltiti a parte.
Riciclare correttamente i rifiuti è fondamentale per dargli nuova vita affinché possano essere recuperati e reinseriti in un sistema di economia circolare. La raccolta differenziata è importantissima perché permette di separare le varie tipologie di rifiuto evitando che finiscano in discarica o in un inceneritore. Solitamente la raccolta differenziata si fa separando la plastica, carta, organico, vetro e indifferenziato. C’è un tipo di rifiuto che da oggi andrà obbligatoriamente smaltito anch’egli a parte.
A ribadirlo è l’Ue anche se in Italia un decreto legislativo del 2022 ha già anticipato i tempi stabiliti a livello comunitario. Vediamo di cosa si tratta.
Questo rifiuto da oggi va smaltito a parte
A partire da oggi 1° gennaio 2025, gli indumenti usati o danneggiati dovranno essere obbligatoriamente smaltiti separatamente nei contenitori dedicati. Gli Stati membri dell’Ue saranno tenuti a garantire la raccolta differenziata degli abiti, distinguendoli da carta, metalli, plastica e vetro. Questo sistema mira a favorire il riciclo e a dare nuova vita alle fibre tessili, contrastando l’abitudine di gettare i vestiti, anche in buono stato, tra i rifiuti indifferenziati.
Ogni Comune dovrà predisporre contenitori specifici per la raccolta degli indumenti. Chi continuerà a smaltire abiti nel cestino dell’indifferenziato rischia multe che possono arrivare fino a 2.500 euro.
L’Italia a dire il vero si è mossa in anticipo rispetto all’obbligo europeo: il Decreto Legislativo n. 116/2020 ha introdotto la raccolta differenziata per i rifiuti tessili già dal 1° gennaio 2022. Da quasi tre anni, nel nostro Paese, gli abiti usati devono essere smaltiti esclusivamente negli appositi cassonetti stradali o presso le isole ecologiche. L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale del settore tessile, incentivando riutilizzo e riciclo.
Quindi anche un abito usurato o strappato non deve essere smaltito nell’indifferenziata perché si pensa sia inutilizzabile. Questi indumenti devono essere portati negli appositi cassonetti che ogni Comune predispone nelle isole ecologiche o in alcuni punti della città. In questo modo si favorisce il riutilizzo delle fibre tessili affinché possano essere riutilizzale per creare nuovi indumenti.
Il settore tessile è una delle principali fonti di inquinamento globale. La «fast fashion», con i suoi capi di bassa qualità e dal ciclo di vita breve, ha aggravato la situazione. Le conseguenze della produzione tessile includono:
- Dal 2 al 10% delle emissioni globali di CO₂;
- Il 20% dell’inquinamento delle acque dolci;
- Tra il 16% e il 35% dell’inquinamento degli oceani, causato dalle microplastiche.
Ogni anno nell’Ue vengono buttati 5 milioni di tonnellate di abiti, pari a circa 12 chilogrammi per persona. Tuttavia, solo l’1% degli indumenti viene riciclato, mentre la maggior parte finisce in discarica.
Per affrontare questa emergenza, è indispensabile sensibilizzare i cittadini sull’importanza di smaltire correttamente i rifiuti tessili. Questi, infatti, da scarti possono trasformarsi in risorse, contribuendo a un’economia più sostenibile e circolare.
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