Pensione con il computo nella Gestione Separata: attenzione alla domanda. La Cassazione chiarisce quando decorre l’assegno e perché si rischia di perdere gli arretrati.
Iniziamo subito con il rassicurare tutti coloro che contano di andare in pensione a 67 anni ricorrendo alla pensione di vecchiaia. In questo caso è sì importante la data in cui si presenta la domanda di pensionamento, ma, indipendentemente da questa, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti, ad esempio dal compimento dei 67 anni di età richiesti. Se quindi la domanda arriva in ritardo, come pure l’esito della stessa, il neo pensionato avrà comunque diritto agli arretrati.
La decorrenza della pensione cambia però in base all’opzione a cui si fa ricorso: ad esempio, per chi accede alla pensione anticipata, l’assegno decorre trascorsi 3 mesi dalla maturazione del requisito contributivo.
C’è invece una misura per la quale si tiene conto persino di quando viene inoltrata la domanda. Lo ha confermato di recente la Cassazione, accogliendo l’interpretazione già fornita dall’Inps, nel caso del computo, ossia quello strumento che consente di riunire tutta la contribuzione versata nella Gestione Separata, con una pensione che viene calcolata interamente con il sistema contributivo.
Attenzione, perché ricorrendo al computo viene meno il diritto agli arretrati della pensione: per la decorrenza dell’assegno, infatti, non si fa riferimento al momento in cui vengono raggiunti i requisiti per andare in pensione, ma alla data di presentazione della domanda. Ecco perché bisogna muoversi per tempo, così da scongiurare il rischio di perdere dei soldi.
Cos’è il computo della Gestione Separata
Quando si parla di computo si fa generalmente riferimento a quello strumento che consente a chi è iscritto alla Gestione Separata Inps di far confluire al suo interno anche i contributi versati in altre gestioni previdenziali obbligatorie, come il Fondo lavoratori dipendenti, le gestioni speciali dei lavoratori autonomi o le gestioni ex Inpdap ed ex Enpals. L’obiettivo è riunire tutta la contribuzione in un’unica posizione, così da ottenere una sola pensione liquidata dalla Gestione separata.
Non tutti, però, possono utilizzare questa facoltà. Il computo è riservato a chi ha almeno un contributo mensile versato nella Gestione separata, almeno 15 anni di contribuzione complessiva nelle gestioni interessate, di cui almeno 5 successivi al 1° gennaio 1996, e meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Restano invece esclusi i contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi solo dopo il 1° gennaio 1996, così come non possono essere valorizzati i contributi già utilizzati per liquidare un’altra pensione.
Il punto centrale è che, scegliendo il computo, il lavoratore accetta il calcolo interamente contributivo della pensione. Questo può comportare un assegno più basso rispetto al sistema misto, soprattutto per chi ha una quota significativa di contributi prima del 1996. In cambio, però, si possono utilizzare alcune regole di pensionamento previste per chi è privo di contribuzione al 31 dicembre 1995, normalmente non accessibili a chi ha anche pochi contributi anteriori a quella data.
Con il computo, infatti, si può sempre accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, purché l’assegno maturato sia almeno pari all’importo dell’assegno sociale. Se questa soglia economica non viene raggiunta, resta comunque possibile andare in pensione a 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione effettiva.
Il vantaggio più interessante riguarda però la pensione anticipata contributiva. Grazie al computo, chi possiede i requisiti può uscire a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione effettiva, a condizione che l’importo della pensione sia almeno pari a 3 volte l’assegno sociale. La soglia scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con due o più figli. Una volta maturati i requisiti, si applica una finestra mobile di 3 mesi.
Resta inoltre possibile accedere alla pensione anticipata ordinaria, che prescinde dall’età anagrafica e richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, anche in questo caso con finestra mobile di 3 mesi.
Il computo, quindi, può essere utile soprattutto a chi ha carriere frammentate, contributi sparsi in più gestioni o pochi versamenti prima del 1996. In questi casi la penalizzazione legata al ricalcolo contributivo può essere più contenuta, mentre il vantaggio di accedere a canali di pensionamento altrimenti preclusi può risultare significativo. Non a caso, alcuni lavoratori valutano l’iscrizione alla Gestione separata anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, proprio per rendere praticabile questa strategia.
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Attenzione, la pensione decorre da quando si fa la domanda
Attenzione però all’ultima sentenza della Corte di Cassazione, perché pone una differenza sostanziale tra il computo nella Gestione separata e le altre forme di pensionamento. Lo abbiamo anticipato, ma è bene soffermarsi su questo punto: alla luce di quanto deciso dalla Suprema Corte, infatti, un ritardo nella domanda di computo può tradursi nella perdita di diverse mensilità di pensione.
Come visto sopra, di regola, la pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui vengono perfezionati i requisiti, a partire dall’età anagrafica richiesta.
Questo significa che, se il lavoratore presenta la domanda in ritardo, la decorrenza può comunque essere riconosciuta dal momento in cui il diritto era già maturato, purché naturalmente risultino soddisfatte anche le altre condizioni previste, come la cessazione del rapporto di lavoro dipendente quando richiesta.
Nel caso del computo, però, il ragionamento cambia. La Cassazione ha chiarito che non si può applicare automaticamente la stessa regola, perché prima della domanda il trattamento unico nella Gestione separata, calcolato sul complesso dei contributi versati in più gestioni, di fatto non esiste ancora.
È solo con l’istanza di computo che il lavoratore chiede di far confluire quei contributi nella Gestione separata, creando così il montante contributivo sulla base del quale verrà poi liquidata la pensione.
Da qui la conseguenza per cui la pensione ottenuta tramite computo non decorre retroattivamente dal momento in cui il lavoratore aveva già compiuto l’età richiesta o maturato i requisiti, ma dal primo giorno successivo alla presentazione della domanda di computo. Per questo motivo, chi intende utilizzare questa strada deve muoversi per tempo: attendere anche solo qualche mese dopo la maturazione dei requisiti può voler dire perdere le mensilità che, con una domanda tempestiva, sarebbero state riconosciute.
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