In alcuni casi è possibile chiedere il rimborso della Tari già pagata, in quali casi il rimborso può essere chiesto nel 2025? Vediamo quando e a chi spetta.
Come chiedere il rimborso della Tari e a chi spetta nel 2025? In alcuni casi potrebbe essere un diritto ricevere un rimborso sulla tassa rifiuti già pagata, se quanto versato eccede quello che realmente era dovuto.
Se il calcolo della Tari effettuato dal Comune è sbagliato e chi versa se ne rende conto, anche negli anni successivi è possibile chiedere il rimborso, sempre nel rispetto della prescrizione del diritto, ovviamente. In quali casi si paga la Tari in eccedenza rispetto al dovuto?
Il calcolo della tariffa richiesta per il servizio di gestione e raccolta dei rifiuti si ottiene sommando la quota fissa a quella variabile. Mentre la quota variabile è stabilita dai Comuni ed è legata solo al numero di occupanti dell’immobile, la quota fissa si calcola sulla superficie dell’unità immobiliare e sul numero di persone che occupano la casa.
L’errore più frequente commesso dai Comuni è applicare all’intera utenza sia la quota fissa che quella variabile, ma quest’ultima si applica solo all’abitazione principale e non alle pertinenze. Può capitare, quindi, che negli anni un soggetto abbia ricevuto bollette della Tari più alte rispetto a quelle che avrebbe dovuto pagare per l’applicazione della quota variabile sulle pertinenze (ma, ovviamente, un box auto, una cantina o un garage non sono «abitati» dallo stesso numero di occupanti dell’immobile e proprio qui sta l’errore dell’applicazione della quota variabile alle pertinenze).
La maggior parte dei contribuenti si trova, in questo periodo dell’anno a fare i conti con la prima rata della Tari: il numero di rate e la loro scadenza è a discrezione dei Comuni, ma molti enti locali scelgono di far pagare la tariffa in più rate con la prima in scadenza ad aprile o a luglio.
Chi paga la Tari?
Tutti i cittadini sono chiamati a pagare la tassa sui rifiuti, ovvero un tributo dovuto per sostenere i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Si tratta di un balzello con il quale il Comune non deve fare cassa, ma deve rientrare solo dei costi che sostiene. A dover pagare sono tutti coloro che detengono, a qualsiasi titolo, locali o aree che possano produrre rifiuti.
La Tari, come detto è una tassa. A differenza delle imposte, che consistono in un prelievo coattivo da parte di un Ente impositore non connesso a una prestazione specifica, le tasse vengono versate dai contribuenti in cambio di specifici servizi.
Proprio perché si tratta di una tassa, per la Tari, in caso di disservizi i contribuenti possono richiedere, avendone diritto, un rimborso su quanto pagato. Perché le tasse, appunto, si versano in cambio proprio di servizi. Non solo, quindi, il rimborso spetta quando si paga in eccesso, ma anche nel caso che nel corso dell’anno ci siano stati disservizi nella raccolta dei rifiuti.
Vediamo quali sono i presupposti nel caso della Tari e come si richiede il rimborso.
Rimborso Tari 2025: quando spetta e a chi
Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti non è tra quelli per cui l’Italia brilla in modo particolare, ed è soprattutto durante il periodo estivo che i livelli di disservizio raggiungono il limite dell’emergenza sanitaria, soprattutto nelle grandi città. Il principio secondo cui si ha diritto a uno sconto sulla Tari in caso di disservizio è sancito dalla legge 147/2013, secondo la quale nel momento in cui il servizio viene interrotto causando danni o pericolo alle persone o all’ambiente, il cittadino può pagare solo il 20% della tassa sui rifiuti, presentando una certificazione Asl sul pericolo di salute pubblica.
La legge, quindi, sancisce il diritto del cittadino di avere una riduzione dell’80% sulla tassa dei rifiuti se il servizio del Comune è scadente.
Inoltre, al comma 676/677 la legge stabilisce che chi ha il punto di raccolta dei rifiuti troppo lontano da casa ha diritto a uno sconto sulla Tari fino al 40%}
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Come chiedere il rimborso Tari per disservizio
La Tari è un tributo disciplinato su base locale, quindi le richieste di rimborso vanno fatte direttamente al comune di appartenenza. Nello specifico, per richiedere riduzioni, sconti e i rimborsi sul pagamento della Tari si possono seguire due procedure:
- collegarsi al sito del proprio Comune e compilare l’apposito modello di domanda;
- rivolgersi direttamente allo sportello degli uffici comunali.
È bene anche ricordare che chi non paga la Tari o effettua il versamento in ritardo va incontro alle sanzioni. La sanzione applicata di solito è pari al 30% dell’imposta o della tassa dovuta. Se il pagamento avviene dopo soli 10 giorni di ritardo, la sanzione verrà ridotta seguendo le regole del ravvedimento operoso:
- riduzione alla metà poiché il pagamento è avvenuto entro 90 giorni, per esempio da 30 euro si passa a 15;
- riduzione di 1/15 poiché il pagamento è avvenuto entro 15 giorni, quindi continuando il precedente esempio, da 15 euro si passa a 1 euro.
Discorso diverso se, invece, la Tari non viene pagata del tutto. In questo caso, infatti, le conseguenze diventano più gravi della semplice sanzione amministrativa, in base all’importo non pagato.
Se l’importo complessivo di Tari non pagata supera i 30.000 euro si sfocia nel reato di evasione fiscale, per il quale si rischia la detenzione, mentre sotto i 30.000 euro rimane “solo” illecito tributario. Proprio per questo, anche in caso di diritto alla riduzione per disservizio, il consiglio è sempre quello di pagare l’importo richiesto chiedendo, poi, il rimborso per quanto pagato e non dovuto.
Rimborso Tari, in quali casi?
Il rimborso della tassa sui rifiuti non spetta solo in caso di disservizio, ma può chiederlo anche chi ha la certezza di aver pagato più del dovuto. Come capire se si è versato il giusto o di più?
Solitamente la Tari si calcola sommando una quota variabile a quella fissa. La quota fissa, solitamente, è data dalla grandezza dell’immobile e dal numero di persone che lo occupano: più un locale è grande e più produce rifiuti. Allo stesso tempo, più persone vivono nell’immobile e maggiore è il peso dei rifiuti prodotti. La quota variabile, invece, si calcola solo tenendo conto del numero di occupanti. La cosa importante, inoltre, è che la quota variabile deve essere presente solo per l’abitazione principale, non per le sue pertinenze.
In caso di somme versate e non dovute, il contribuente ha 5 anni di tempo dal giorno dell’avvenuto versamento, per chiedere il rimborso di quanto maggiormente versato. Come, infatti, il dovere di pagare la tassa si prescrive in 5 anni, allo stesso modo anche il diritto al rimborso segue gli stessi termini di prescrizione. Solitamente, quando si presenta una domanda di rimborso, il Comune dovrebbe provvedere alla sua liquidazione entro 180 giorni.
Il Comune, però, potrebbe anche rispondere con un diniego all’istanza presentata dal cittadino. In questo caso, se si pensa di aver ragione e di aver versato più del dovuto, è possibile fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni dalla ricezione del diniego allegando anche gli avvisi di pagamento Tari (visto che contengono i dati principali per calcolare l’importo dovuto).
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