Al crollo dell’S&P 500 si affiancano vendite insolite da parte di rinomati insider e un particolare rally degli asset alternativi, come i beni rifugio quali i Treasury, l’oro e le azioni cinesi.
Venerdì scorso l’S&P 500 ha raggiunto livelli record per poi subire un repentino crollo, dando origine a molti commenti, spesso critici. Tale dinamica ha fatto infatti riflettere molti investitori, che hanno interpretato questo movimento come un segnale di preoccupazione.
Ma, oltre al crollo dell’indice, in parallelo si sono sviluppati altri tre trend particolarmente interessanti, che meritano un’analisi approfondita, e aiutano a categorizzare il crollo dell’S&P 500 come effettivamente «rischioso».
C’è stato infatti un forte sell off da parte degli insider, un’impennata del prezzo dei beni rifugio e la continuazione del rally dell’Hang Seng, guidato dalle big tech cinesi.
1) Sell off da parte di insider
Un fenomeno che ha attirato l’attenzione di molti è rappresentato dal sell off effettuato da alcuni dei maggiori esponenti aziendali dell’era moderna. Un caso emblematico è quello di JPMorgan, dove il presidente e CEO, James Dimon, ha venduto 866.361 azioni per un valore complessivo di $233.776.513, ad un prezzo medio di $269,84 per azione. Questa scelta, sebbene possa essere interpretata in diversi modi, ha messo sotto pressione il titolo e alimentato dubbi tra gli investitori, che ora si interrogano sulle ragioni dietro questa scelta.
Anche il CEO di META, Mark Zuckerberg, ha seguito una strategia simile, cedendo 39.336 azioni per un valore pari a $27.932.623 e con un prezzo medio di $710,10 per azione.
2) L’impennata dei beni rifugio
Parallelamente al movimento ribassista registrato nell’azionario, si è osservato un notevole interesse verso i cosiddetti beni rifugio. Durante il recente sell off, infatti, il comparto delle obbligazioni governative globali ha registrato una notevole ascesa, in particolare i Treasury USA. Dopo mesi di trend negativo, i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono scesi sotto il 4,5%, evidenziando un comportamento tipico di chi cerca stabilità in tempi incerti. In aggiunta, il gold, bene da sempre considerato un rifugio per eccellenza, ha mostrato segnali di resistenza.
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Sebbene gli indici di volatilità del mercato azionario, come il VIX, abbiano registrato un aumento, gli indici relativi al settore dell’oro (GVZ) e del mercato obbligazionario (MOVE) hanno percorso traiettorie differenti, sottolineando la destabilizzazione del mercato azionario, e un flusso positivo di capitali in direzione del comparto dei beni rifugio.
3) Il rally dell’Hang Seng
Un ulteriore segnale di cambiamento si è riscontrato nel mercato cinese, dove l’indice Hang Seng ha registrato una notevole ripresa. Tale risalita è stata in gran parte guidata dalla performance positiva di alcune delle principali società tecnologiche cinesi. Tra queste, spiccano Tencent e Alibaba, la cui solida performance ha contribuito a invertire una tendenza al ribasso che aveva caratterizzato i mesi precedenti.
In particolare, i risultati del Gruppo Alibaba hanno superato le aspettative degli analisti: l’utile per azione (EPS) è arrivato a $2,93, superando la stima di $2,66, mentre i ricavi hanno raggiunto $38,38 miliardi, leggermente al di sopra della previsione di $38,19 miliardi. Questi dati, seppur moderati, hanno avuto un impatto significativo sul sentimento degli investitori, rafforzando la fiducia nel settore delle big tech cinesi e incentivando un nuovo ciclo di acquisti.
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