Anche se il bonus Tari è entrato ufficialmente in vigore il 1° gennaio 2025 non è ancora prevista la sua attuazione. Vediamo cosa sta succedendo e che fine ha fatto lo sconto.
Che fine ha fatto il bonus Tari? Con la pubblicazione in GU lo scorso 13 marzo del Dpcm del 21 gennaio 2025, è entrato finalmente in vigore a livello nazionale il bonus Tari che prevede uno sconto del 25% sulla tassa rifiuti per le famiglie a basso reddito.
Introdotto dal decreto fiscale 2020, il bonus Tari è rimasto inattuato a livello nazionale fino a ora. Negli ultimi anni è stato attuato localmente e a discrezione dei diversi Comuni con il risultato che il beneficio risultava diverso sia negli importi che nei requisiti richiesti.
Nelle emissioni dei bollettini da parte dei Comuni per il pagamento della Tari 2025, però, evidenzia che alle famiglie a basso reddito non è stato riconosciuto lo sconto automatico.
Dove è finito il bonus Tari?
Il problema principale è da ricercarsi nelle tempistiche troppo strette, visto che alcuni enti locali fissano il pagamento della prima rata della Tari già ad aprile e maggio. Per forza di cose, in questi casi, i bollettini sono stati già recapitati alle famiglie, ma senza il riconoscimento dello sconto del 25% per quelle a basso reddito.
Per l’attuazione della scontistica a livello nazionale è necessario un provvedimento apposito da parte di Arera. Ovviamente gli sconti previsti eventualmente dall’ente locale potranno essere ancora applicati.
Con la delibera dell’Arare del 1° aprile 2025 (pubblicata il 3 aprile), però, si compie il primo passo avanti nell’attuazione del riconoscimento del bonus sociale sui rifiuti alle famiglie a basso reddito.
Nella delibera l’Arera sottolinea l’urgenza dell’intervento, ma va notato che ci sono ancora tutta una serie di passaggi da prevedere che fanno presumere sia molto difficile che la Tari 2025 riesca ad acquisire lo sconto automatico.
Da una parte nella delibera si invitano le parti interessate (Comuni ed enti locali) a consultare il regolamento a partecipare a una “consultazione postuma”. Gli stessi dovranno far pervenire all’Arera le proprie osservazioni in forma scritta entro l’11 aprile 2025, ma va considerato che i Comuni devono approvare le tariffe e i regolamenti della Tari entro il 30 aprile. Appare chiaro che i tempi sono molto stretti, ma era prevedibile che ciò avvenisse con la pubblicazione del Dpcm a ridosso della prima scadenza Tari.
Tra le altre cose bisogna ricordare che i bonus sociali (e quindi anche il bonus Tari) sono riconosciuti automaticamente agli aventi diritto e questo presuppone che l’ente impositore (i Comuni, appunto) devono poter accedere ai dati Isee per comprendere a chi applicare lo sconto del 25% (e per questo serve un ulteriore via libera da parte del Garante della Privacy).
Visto che in molti casi sono stati già emessi i bollettini della Tari per il 2025 (soprattutto per chi ha fissato la prima scadenza ad aprile/maggio), gli sforzi dell’Arera di procedere con urgenza non scongiureranno il fatto che anche nel 2025 la Tari sarà priva del bonus sociale. Laddove non sarà possibile applicare il bonus sulla tariffa del 2025, in ogni caso, è verosimile supporre che lo stesso sarà applicato nel 2026 anche retroattivamente per il 2025 (con ridefinizione delle somme dovute anche in ragione di quanto pagato in più nel 2025).
Cosa si deve definire prima dell’avvio?
Con il provvedimento dell’Arera si deve attuare quanto disposto dal Dpcm del 21 gennaio e nello specifico:
- come applicare il riconoscimento del bonus Tari;
- avviare le interlocuzioni con il Garante per la Protezione dei Dati Personali e con i soggetti coinvolti al fine di acquisire il parere di accesso ai dati Isee da parte dei Comuni (come condividere i dati rispettando la privacy?);
- definire eventuali meccanismi di gradualità nell’applicazione delle agevolazioni tariffarie;
- definire come monitorare cli effetti che derivano dall’applicazione del bonus.
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