La Cina infligge un duro colpo all’economia mondiale

Alessandro Nuzzo

28 Febbraio 2025 - 21:19

Il 2025 potrebbe essere l’anno della proclamazione della Cina a leader mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale. E questo causerebbe un gran scossone all’economia mondiale.

La Cina infligge un duro colpo all’economia mondiale

Ci sono due fattori che stanno creando una certa turbolenza all’economia mondiale in questo periodo. Il primo è la politica dei dazi attuata da Donald Trump e la seconda è l’arrivo della Cina nel campo dell’intelligenza artificiale. Donald Trump con il suo accesso alla Casa Bianca è stato molto chiaro fin da subito: gli Stati Uniti e i prodotti creati negli Stati Uniti saranno messi davanti a tutti in ogni ambito. Da qui la scelta di attuare una politica protezionistica con l’implementazione di dazi verso i prodotti importati da altri paesi.

Il prossimo 4 marzo dovrebbero partire i dazi al 25% sui prodotti in arrivo da Messico e Canada. Sempre dal 4 marzo la tariffa al 10% sulla Cina rischia di raddoppiare al 20%. Nemmeno l’Europa è indenne e Trump ha annunciato dazi anche sui prodotti europei. Il Regno Unito invece cerca la mediazione e sta trattando per un accordo.

La politica di Trump sta creando non pochi scossoni sulle borse USA. Nelle ultime ore gli indici statunitensi sono crollati e una delle aziende più in difficoltà è stata Nvidia che è strettamente legata anche alla questione dell’intelligenza artificiale. Gli investitori hanno espresso il timore che modelli di intelligenza artificiale più efficienti, derivanti dalla feroce competizione tecnologica cinese, possano ridurre la domanda di chip e da qui la cessione di azioni di massa che hanno fatto crollare il titolo. Ma non solo Nvidia perché anche altre aziende legate all’intelligenza artificiale stanno passando periodi complicati. Arm Holdings ha perso il 6,2%, Broadcom è scesa del 7,1%. Salesforce del 4,0%.

Dopo aver toccato livelli record a inizio mese, gli indici statunitensi hanno mostrato segni di difficoltà nelle ultime sessioni, complici dati economici deludenti. Nel frattempo, Trump prosegue con una politica commerciale aggressiva e con tagli ai posti di lavoro nel settore pubblico.

Gli Stati Uniti hanno una grande sfida da affrontare, ovvero difendere il ruolo di leader mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale dall’arrivo prepotente della Cina. Il paese asiatico ha da poco lanciato una nuova velocissima intelligenza artificiale sviluppata da Tencent.

L’aspetto che differenzia la nuova AI dalle altre è la velocità di esecuzione. «Hunyuan Turbo S è progettato per rispondere nel modo più immediato possibile», ha affermato Tencent.

Il lancio dell’intelligenza artificiale di Tencent segue quella di Alibaba Group Holding, che il mese scorso ha confrontato il suo modello Qwen AI con DeepSeek. La nuova AI di Tencent sarà implementata sulla piattaforma WeChat e questo ha fatto subito accrescere il valore delle azioni dell’azienda tecnologica.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Cina proviene da lontano. Era il 2015 quando il governo annunciava un piano ambizioso che aveva l’obiettivo di trasformare definitivamente la Repubblica Popolare in una superpotenza tecnologica. L’obiettivo è portare la Cina a diventare leader assoluto in questo campo entro il 2030. Per farlo il governo sta investendo enormi quantità di denaro finanziando settori strategici e tecnologicamente avanzati, a partire proprio dall’intelligenza artificiale con 900 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni.

Il fatto che per addestrare l’intelligenza artificiale cinese ci vogliano molti meno soldi e risorse rispetto a quelle statunitensi con un’efficienza anche superiore, pone la Cina in vantaggio e apre anche ad altri scenari. Il dilemma è: se ci è riuscita la Cina perché anche altre nazioni non possono farlo? Occhio quindi agli Emirati Arabi Uniti, che hanno iniziato a costruire sistemi di intelligenza artificiale controllati dal governo e investiranno in questo progetto 90 miliardi di dollari nei prossimi sei anni.

Insomma l’economia mondiale potrebbe cambiare nel corso del 2025 e dei prossimi anni con gli Stati Uniti che rischiano di perdere terreno.

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