Coca-Cola e PepsiCo sono costrette a cambiare il packaging. A seguito di queste nuove regole, molte aziende si dicono pronte ad agire legalmente. Ecco dove e perché.
Questi sono tempi particolari per le aziende di tutto il mondo, che fra varie problematiche condivise e le diverse regolamentazioni degli Stati, devono affrontare anche i nuovi limiti dovuti alla tutela ambientale. Doverosa, ma complessa da mettere in pratica, soprattutto per chi impiega imballaggi in plastica. Ecco che Coca-Cola e PepsiCo sono costrette a cambiare packaging anche in India, dove la nuova sensibilità verso l’inquinamento si scontra con difficoltà oggettive logistiche. La nuova normativa riguarda tutte le aziende che operano in India, molte delle quali si dicono pronte a ricorrere alle vie legali per contestare un obbligo considerato troppo oneroso. Vediamo cosa sta succedendo.
Coca-Cola e PepsiCo costrette a cambiare il packaging
Come anticipato, Coca-Cola e PepsiCo come molte altre aziende sono costrette a cambiare il packaging a seguito dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti. Si tratta di misure particolarmente innovative che mostrano una nuova attenzione da parte del governo indiano, per quanto l’applicazione pratica dovrebbe tenere conto delle effettive capacità del Paese. In particolare, a partire dal 1° aprile 2025 è diventato obbligatorio utilizzare bottiglie esclusivamente in Pet con una percentuale di plastica riciclata almeno del 30%. Questa percentuale sarà aumentata progressivamente, nel dettaglio del 10% ogni anno, fino ad arrivare un totale del 60% di plastica riciclata entro l’anno fiscale 2028/2029.
Ovviamente lo scopo di tale misura è contrastare l’inquinamento ambientale e ridurre il quantitativo di plastica nell’ambiente, favorendo contestualmente il riciclo. L’economia circolare della plastica e in particolare delle bottiglie per le bibite o di altri articoli analoghi non è immediata da riprodurre, tanto meno in un contesto come quello indiano. I possibili benefici sono però innumerevoli, tali da convincere le autorità indiane ad approvare una regolamentazione così controversa. Il minore inquinamento da plastica dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutto il mondo, in particolar modo per quanto riguarda i corsi d’acqua. Considerando le gravi problematiche dell’India da questo punto di vista, ogni misura di contrasto è ben accetta e potenzialmente provvidenziale, anche considerando che le autorità indiane non sono sempre state tanto attente.
Le aziende in India: «Potremmo dover ricorrere alle vie legali»
Le aziende che vendono prodotti in plastica in India sono tutte in difficoltà con i nuovi obblighi sulle plastica e molte di loro hanno già rinunciato all’adempimento per tempo. Per Coca-Cola e PepsiCo, i marchi più importanti interessati dalle novità, il problema dovrebbe risultare almeno contenuto rispetto ai produttori più piccoli. Non soltanto per le diverse capacità economiche ma anche per la regolamentazione interna a livello ambientale, nonché per le diverse normative similari cui devono sottostare negli altri mercati. Già alcuni anni fa, per esempio, Coca-Cola ha presentato sul mercato italiano bottiglie con plastica riciclata al 100%, seguita a ruota da PepsiCo. La regolamentazione dell’Unione europea impone in ogni caso una percentuale minima di plastica riciclata nelle bottiglie del 25% già nel 2025, salendo al 30% nel 2030.
Conoscendo questi dati, che diverse aziende già rispettano pienamente a livello europeo, l’obiettivo imposto in India appare piuttosto ambizioso. Guardando al caso specifico dell’India, oltretutto, rileva la presenza di soli cinque impianti autorizzati a produrre Pet alimentare dalla Food safety and Standards authority of India, che può corrispondere appena il 15% della domanda media nel Paese. Nonostante ciò, in India attualmente circa il 70% delle bibite vendute è realizzato con plastica riciclata, soprattutto perché risulta molto più economica rispetto alle bevande in vetro o lattina.
Raggiungere la percentuale del 30%, tuttavia, risulta particolarmente difficoltoso, soprattutto in vista del periodo estivo in cui si registra un picco di richiesta considerevole. Le aziende si dicono molto attente alle tematiche ambientali e propositive rispetto agli obblighi ecologici, ma ritengono di non avere avuto tempo sufficiente a disposizione per adeguare le proprie capacità, prospettando un ricorso legale. Senza considerare che l’adeguamento, seppur parziale, comporterà alcuni disagi per i cittadini, con aumenti dei costi prospettati dagli esperti fino al 30% dei prezzi attuali. Nonostante il segnale positivo lanciato da Nuova Delhi, è quindi assai probabile la decisione della proroga tanto richiesta o almeno la riduzione delle percentuali di Pet da rispettare.
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