Il nuovo rapporto del Centro Studi di Confindustria, con le previsioni di primavera, si concentra sui dazi e i potenziali effetti negativi per il PIL italiano.
I dazi e la guerra commerciale oscurano la ripresa del PIL in Italia, gettando un’ombra di incertezza sulla crescita economica futura: questa è la sintesi del Rapporto di previsione rilasciato dal Centro Studi di Confindustria.
Non c’è dubbio che il clima da guerra commerciale senza esclusione di colpi che si è venuto a creare dopo l’elezione di Trump alla presidenza USA sta ridisegnando le traiettorie dell’economia mondiale, con previsioni più fosche e incerte anche per l’Italia.
Il nostro Paese, come ribadito dal documento pubblicato il 2 aprile, è particolarmente esposto all’escalation tariffaria e protezionistica innescata dalla nuova strategia della Casa Bianca.
Il mercato USA è fondamentale per le imprese votate all’export. L’aumento delle vendite negli USA ha contribuito per 4,5 punti percentuali all’incremento dell’export totale (pari a circa il +30% cumulato nel periodo): il singolo contributo più elevato tra tutti i paesi del mondo, ha rilevato Confindustria.
Dinanzi a un contesto internazionale così imprevedibile, il PIL dell’Italia del 2025 è già visto al ribasso nelle nuove stime, con pesanti ripercussioni in caso di ulteriori dazi e dell’incertezza su scambi e investimenti che da essi ne scaturiscono.
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Confindustria l’ancia l’allarme dazi per l’Italia: troppa incertezza peserà sul PIL
Le previsioni del Centro Studio di Confindustria sono state aggiornate in vista di quello che è considerato lo scenario peggiore in arrivo a causa della guerra tariffaria.
Nello specifico, una maggiore incertezza sul commercio, dazi del 25% su tutte le importazioni USA, comprese quelle dall’Europa e del 60% dalla Cina, ulteriori ritorsioni tariffarie sui beni di consumo USA che vengono esportati rappresentano un mix letale per il PIL italiano: rispetto allo scenario base, il Prodotto Interno Lordo subirebbe uno scostamento di -0,4% nel 2025 e di -0,6% nel 2026.
Questo è lo scenario peggiore stimato dal Centro Studi. Nei calcoli di previsione aggiornati, invece, il PIL del 2024 ha mostrato un +0,7% e quello del 2025 è visto a +0,6% (a ottobre era +0,9%) con un maggiore slancio solo nel 2026 all’1%.
Il focus sui dazi è molto attento nell’analisi di Confindustria. Il rapporto, infatti, ha ricordato quanto l’Italia sia vulnerabile. I numeri e i dati aiutano a capire:
- nel 2024 l’export di beni italiani negli USA è stato pari a 65 miliardi di euro, oltre il 10% del totale;
- tra il 2019 e il 2023, l’aumento dell’export in USA ha contribuito per 4,5 punti all’incremento dell’export italiano totale (+30% cumulato);
- i settori industriali italiani più esposti sono bevande, farmaceutica, autoveicoli e altri mezzi di trasporto;
- Stati Uniti sono la prima destinazione extra-UE di prodotti italiani
Nell’imprevedibile scenario che tutti attendono, con Trump pronto ad annunciare le tariffe reciproche proprio oggi, 2 aprile, gli analisti di Confindustria non sanno precisamente quantificare le conseguenze economiche di ricaduta sull’attività produttiva e commerciale italiana.
Quel che è certo, però, è che gli effetti non mancheranno: freno alla dinamica degli scambi mondiali, aumento dei prezzi, minori investimenti delle imprese sono attesi.
Con una escalation estrema della guerra commerciale, purtroppo non esclusa, Confindustria prevede per l’Italia: forte riduzione delle esportazioni di beni rispetto allo scenario base (-2,2% nel 2026), contrazione delle importazioni di beni (-1,9%), riduzione degli investimenti (-0,6%), molto più sostenuta per la componente strettamente connessa alla produzione (investimenti in macchinari, -1,6%), aumento dei prezzi al consumo, già nel primo anno (+0,25%) e poi maggiormente nel secondo (+0,33%).
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