Dazi USA del 10% su tutte le merci al via, cosa sta succedendo nel mondo?

Violetta Silvestri

5 Aprile 2025 - 10:05

I dazi reciproci USA sono entrati in vigore: cosa sta succedendo nelle dogane e cosa aspettarsi? La mossa di Trump sta plasmando un nuovo mondo?

Dazi USA del 10% su tutte le merci al via, cosa sta succedendo nel mondo?

Da oggi, 5 aprile, i dazi del 10% su tutte le merci importate dagli USA entrano in vigore: gli agenti doganali statunitensi hanno quindi cominciato a riscuotere le tariffe imposte dal presidente Donald Trump su tutte le importazioni da molti Paesi, con imposte più elevate sulle merci provenienti dai 57 principali partner commerciali che scatteranno partire dalla prossima settimana.

La tariffa iniziale “di base” del 10% ha iniziato a funzionare nei porti marittimi, negli aeroporti e nei magazzini doganali degli Stati Uniti. Si tratta di un cambiamento epocale per la politica economica statunitense e per il commercio globale, che di fatto sancisce l’inizio di un’era all’insegna di protezionismo e nuove strategie per gli scambi tra i Paesi.

“Si tratta della più grande azione commerciale della nostra storia, ha affermato Kelly Ann Shaw, avvocato specializzato in commercio presso Hogan Lovells ed ex consigliere commerciale della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump.

La dimensione enorme dell’evento si è manifestata innanzitutto sui mercati finanziari: la decisione sui dazi reciproci praticamente per tutti e Paesi del mondo ha scosso le Borse e la fiducia degli investitori.

Circa 5.000 miliardi di dollari di valore di mercato azionario per le società S&P 500 sono stati bruciati entro la chiusura di venerdì, un calo record in due giorni. I prezzi del petrolio e delle materie prime sono crollati, mentre gli investitori sono fuggiti verso la sicurezza dei titoli di Stato.

Dal 5 aprile, comunque, i dazi sono entrati in vigore. Ecco cosa sta succedendo nel’incertezza generale sugli eventi dei prossimi mesi.

È il giorno dei dazi USA del 10%: tutte le novità

La guerra commerciale ha segnato una nuova tappa: i controlli doganali sulle merci in entrata negli USA e provenienti da molti dei Paesi del mondo sono sottoposti alla riscossione di una tariffa aggiuntiva del 10%.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, un bollettino della US Customs and Border Protection indirizzato agli spedizionieri indica che non ci sarà alcun periodo di tolleranza per i carichi via mare dalla mezzanotte di sabato.

Un’altra comunicazione ha invece previsto un “tempo di grazia” di 51 giorni per carichi posti su navi o aerei e che sono ancora in transito verso gli Stati Uniti prima della mezzanotte di sabato. Questi carichi devono arrivare entro le 12:01 pm del 27 maggio per evitare il dazio del 10%.

Intanto, il 9 aprile alla stessa ora scatteranno le altre tariffe reciproche più elevate, comprese tra l’11% e il 50%. Le importazioni dall’Unione Europea saranno colpite da un dazio del 20%, mentre i beni cinesi subiranno una tariffa del 34%, portando il totale delle nuove imposte di Trump sui prodotti del dragone al 54%.

Trump ha anche escluso da tale dazio aggiuntivo i beni soggetti a tariffe di sicurezza nazionale separate del 25%, tra cui acciaio e alluminio, automobili, camion e ricambi auto.

La sua amministrazione ha inoltre pubblicato un elenco di oltre 1.000 categorie di prodotti esentate dalle tariffe. Si tratta di importazioni valutate per un valore di circa 645 miliardi di dollari nel 2024 e che includono petrolio greggio, prodotti petroliferi e altre importazioni di energia, prodotti farmaceutici, uranio, titanio, legname e semiconduttori e rame. L’amministrazione Trump sta comunque indagando su molti di questi settori per ulteriori tariffe in nome della sicurezza nazionale.

Come stanno reagendo i Paesi nel mondo? L’effetto dazi sul commercio globale

Molti importanti partner commerciali degli Stati Uniti saranno duramente colpiti dai cosiddetti dazi reciproci ormai in vigore.

Alla Cina viene applicata un’aliquota del 34%, che si aggiunge agli attuali dazi del 20% su tutte le importazioni cinesi negli Stati Uniti, mentre l’Unione Europea riceve il 20%.

Secondo i dati dell’US Census Bureau, nel 2024 la Cina e l’UE hanno rappresentato circa un quarto delle importazioni totali degli Stati Uniti e sono tra i primi tre fornitori di importazioni statunitensi insieme al Messico.

Anche molti Paesi del Sud-Est asiatico subiranno dure conseguenze. Tra questi, Vietnam, Laos e Cambogia vedranno tassi senza precedenti dal 46% al 49%. Si tratta di Paesi su cui gli americani fanno affidamento per beni di consumo, macchinari, prodotti elettrici e tessili.

Non a caso proprio il Vietnam, che ha beneficiato dello spostamento delle catene di approvvigionamento statunitensi dalla Cina dopo la prima guerra commerciale di Trump con Pechino, ha accettato di discutere un accordo con Trump.

Messico e Canada sono esentati dall’elenco di questi dazi del 10%. Ma l’attuale tariffa del 25% sulle loro esportazioni verso gli USA che non rispettano l’accordo Stati Uniti-Messico-Canada rimane in vigore.

Da sottolineare che Trump ha presentato la tariffa come “reciproca”, in risposta ai dazi che i partner commerciali applicano agli Stati Uniti quando si considerano la manipolazione valutaria e altre barriere commerciali. Molti analisti, però, hanno smascherato i numeri della Casa Bianca.

I tassi reciproci seguono una formula semplice: il deficit commerciale del Paese diviso per le sue esportazioni verso gli Stati Uniti, quindi dimezzato. In sostanza, le misure prendono di mira le nazioni con grandi surplus commerciali rispetto alle loro esportazioni verso gli Stati Uniti, ha osservato Mike O’Rourke, chief marketing strategist di Jones Trading, in una nota agli investitori mercoledì.

Il semplice calcolo utilizzato dall’amministrazione Trump potrebbe avere ampie implicazioni per i Paesi da cui l’America dipende per i beni e per le aziende globali che li forniscono.

“Sapere come sono state calcolate queste tariffe evidenzia che in genere saranno più severe per le nazioni su cui le aziende statunitensi fanno molto affidamento nella loro catena di fornitura”, ha affermato O’Rourke. “È difficile immaginare come queste tariffe non possano creare scompiglio nei margini di profitto delle principali multinazionali.

È così che il Lesotho, un Paese con cui gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale di 234 milioni di dollari (ben lontano dai 295 miliardi di dollari di deficit con la Cina), si è ritrovato con il tasso di reciprocità più elevato, pari al 50%.

In attesa di capire fin dove possano davvero arrivare i dazi e la politica commerciale rivoluzionaria di Trump, il mondo inizia a subire la scossa.

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