Pensioni, è ufficiale. Ora puoi andarci in Albania e aggirare le regole della Fornero

Simone Micocci

26 Marzo 2025 - 10:10

Andare in pensione in Albania? Con le nuove norme è possibile, manca solo il via libera finale dell’Inps per aggirare la legge Fornero.

Pensioni, è ufficiale. Ora puoi andarci in Albania e aggirare le regole della Fornero

Mentre in Italia il dibattito sulla riforma delle pensioni continua a rimanere impantanato tra promesse di flessibilità in uscita e la difficoltà di superare la rigidità della legge Fornero, sono in arrivo importanti novità che rischiano di passare sotto traccia.

Ci riferiamo all’accordo bilaterale tra Italia e Albania in materia di sicurezza sociale, una svolta storica che permetterà a migliaia di lavoratori e pensionati di ottenere finalmente il riconoscimento dei contributi versati nei due Paesi.

Il 22 marzo 2025 è entrata ufficialmente in vigore la legge n. 29/2025, con cui l’Italia ratifica e rende esecutivo l’accordo siglato il 6 febbraio 2024, con il quale viene data la possibilità di cumulare i contributi versati nei due ordinamenti per ottenere il diritto alla pensione, superando così quegli ostacoli che, fino a ieri, impedivano a chi aveva svolto la propria carriera tra Italia e Albania di accedere a un trattamento pensionistico.

Adesso mancano solo le circolari attuative dell’Inps per rendere operativo il tutto.

Cosa cambia con l’entrata in vigore dell’accordo tra Italia e Albania

Prima di questo accordo, chi aveva lavorato in entrambi i Paesi si trovava nella paradossale condizione di non poter andare in pensione in nessuno dei due, a meno che non avesse maturato i requisiti minimi previsti singolarmente in Italia o in Albania.

Un lavoratore albanese con 10 anni di contributi nel proprio Paese e 15 in Italia, ad esempio, non poteva accedere alla pensione in nessuno dei due Stati e lo stesso valeva per un italiano che avesse trascorso parte della sua carriera in Albania.

Oggi, grazie alla possibilità della totalizzazione internazionale, i contributi possono essere sommati per raggiungere il requisito minimo e ottenere la pensione. Quindi, il beneficiario potrà scegliere dove percepire il trattamento: in Italia o in Albania, a seconda della normativa che ritiene più favorevole e della sua residenza al momento del collocamento in quiescenza.

L’esportabilità delle pensioni

L’accordo non solo consente di sommare i contributi, ma rende anche le pensioni “esportabili”: ciò significa che il diritto alla prestazione non decade laddove il pensionato decida di trasferirsi nell’altro Paese.

Pertanto, un cittadino albanese che ha lavorato in Italia può tornare nel proprio Paese e ricevere lì la pensione maturata secondo la normativa italiana; viceversa, un italiano che ha lavorato in Albania può scegliere di restare in Italia e percepire la pensione secondo quanto gli spetta in base ai periodi assicurativi cumulati.

La mobilità internazionale, sempre più comune, non rappresenta più, quindi, un ostacolo all’accesso alla pensione. Anzi, l’accordo Italia-Albania si configura proprio come un modello di cooperazione che valorizza le esperienze lavorative transnazionali e le rende finalmente utili ai fini del conseguimento di una prestazione previdenziale.

Andare in pensione in Albania conviene?

L’intesa assume un rilievo ancora maggiore se si considera che la normativa albanese è, a oggi, più flessibile rispetto a quella italiana, dando così la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero.

In Albania è possibile andare in pensione con almeno 15 anni di contributi, mentre in Italia ne servono 20 per accedere alla pensione di vecchiaia.

Anche il requisito anagrafico è meno penalizzante: per le donne l’età pensionabile è pari a 61 anni e 8 mesi, mentre per gli uomini è fissata a 65 anni. Solo nel lungo periodo - entro il 2056 - entrambi raggiungeranno la soglia dei 67 anni prevista anche dalla legge Fornero, quando però in Italia rischia di essere aumentata ancora per effetto dell’adeguamento biennale con le speranze di vita.

Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, l’Albania consente l’uscita con 38 anni e 4 mesi di contributi, soglia che aumenterà progressivamente fino a 40 anni nel 2029. In Italia, invece, la pensione anticipata richiede oggi 42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne, con un nuovo incremento previsto per il 2027. È evidente, dunque, che il quadro albanese offre oggi condizioni più accessibili, trasformando l’accordo in una vera e propria via d’uscita per chi si trova bloccato dalla rigidità del sistema ritagliato dalla riforma Fornero del 2011.

Nuove regole anche per le prestazioni assistenziali

L’intesa bilaterale non si limita al solo diritto alla pensione. Riguarda anche altre prestazioni di sicurezza sociale come l’invalidità, la disoccupazione, la maternità, la malattia e le prestazioni per i superstiti. Questo significa che il lavoratore che si sposta tra Italia e Albania mantiene continuità nei diritti anche nei momenti di fragilità personale o familiare.

Inoltre, l’accordo prevede il principio della parità di trattamento tra cittadini italiani e albanesi: tutti, indipendentemente dalla nazionalità e dal luogo in cui lavorano, devono essere soggetti agli stessi obblighi e godere degli stessi diritti previdenziali. Una tutela che si estende non solo ai dipendenti, ma anche agli autonomi e ai professionisti iscritti alla gestione separata.

Vivere in pensione in Albania, una scelta fiscale vantaggiosa

Accanto ai vantaggi previdenziali, vi sono anche importanti considerazioni fiscali. L’Albania rappresenta una meta sempre più apprezzata dai pensionati italiani grazie al regime agevolato previsto per i redditi da pensione provenienti dall’estero. Chi si trasferisce in Albania dopo aver maturato la pensione in Italia può beneficiare della totale esenzione fiscale, a patto che rispetti alcuni requisiti.

È necessario percepire almeno 10.000 euro lordi l’anno, aprire un conto bancario albanese su cui accreditare la pensione, disporre di un alloggio stabile e ottenere il permesso di soggiorno per pensionati. È inoltre richiesta una polizza sanitaria privata e l’assenza di precedenti penali. Si tratta di condizioni che molti pensionati sono in grado di soddisfare facilmente, soprattutto considerando il vantaggio economico derivante dalla detassazione della pensione.

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