Sono arrivate le pagelle di Fitch Ratings, cui seguiranno altri giudizi sull’Italia. Ecco quanto pesano debito pubblico e dazi Usa nelle prospettive di crescita.
Anche l’Italia è chiamata al nuovo giudizio delle agenzie di rating. Si parte proprio stasera con Fitch Ratings che ha appena comunicato la propria valutazione, seguita da S&P Global Ratings l’11 aprile, Dbrs il 18 aprile e infine Scope Ratings e Moody’s il 23 maggio. Con il giudizio di Fitch abbiamo finalmente qualche indicazione utile sulle prospettive per l’Italia alla luce dei massicci cambiamenti geopolitici e dei risvolti economici della nuova amministrazione Trump. Ci si chiede infatti quanto pesano i dazi Usa, che hanno portato Bankitalia a tagliare la crescita italiana allo 0,6% per l’anno in corso. Si tratta della preoccupazione maggiore insieme all’elevato debito pubblico, un fattore che si è riflesso nei giudizi precedenti e che oggi preoccupa ancora di più, ma non abbastanza da pregiudicare il rating italiano.
Federico Barriga-Salazar, senior director di Fitch, si era espresso in proposito proprio in questi giorni, preannunciando possibili cambiamenti nella valutazione del trend del debito. L’Italia è però ancora stabile per l’agenzia, nonostante i dati deludenti. Parliamo di un rapporto debito/Pil destinato a crescere fino al 138% nel 2026 prima di poter cominciare una lenta discesa soltanto a partire dal 2027, a causa dell’effetto di misure come il Superbonus 110% che non ha mancato di influenzare le precedenti valutazioni. Proprio per questo non ci aspettavano novità rilevanti nei giudizi sul rating, al di là dei recenti cambiamenti del quadro economico. Tra le novità che pesano sulle prospettive finanziarie italiane, anche il rialzo del debito pubblico per l’aumento delle spese per la difesa Ue, anche se il governo pare aver già ponderato i risvolti del piano di riarmo.
Rating Italia, si parte con Fitch: BBB e outlook positivo
Le pagelle delle agenzie di rating, come confermato da Fitch questa sera, non dovrebbero riservare troppe sorprese. Anche nell’autunno scorso i giudizi si sono mantenuti piuttosto stabili e anzi proprio Fitch aveva dato un responso piuttosto ottimistico, innalzando l’outlook da stabile a positivo e confermando il rating BBB per l’Italia. Si era parlato di “piano fiscale credibile” e di “situazione politica stabile”, apprezzando soprattutto la longevità del governo Meloni. Oggi, venerdì 4 aprile, poco dopo la chiusura dei mercati, i nuovi giudizi di Fitch si confermano analoghi: rating BBB e outlook positivo.
Il debito “eccezionalmente alto dell’Italia”, che era tra i fattori negativi riscontrati, inevitabilmente resta. Il debito non è infatti destinato a scendere in maniera considerevole, né le previsioni di crescita del Pil sono troppo incoraggianti. Il Fondo monetario internazionale ha ribassato le stime di crescita dell’Italia dallo 0,8% allo 0,7% nel 2025, però alzando quelle per il 2026 dallo 0,7% allo 0,9%.
Un prospetto tutto sommato soddisfacente volendo guardare realisticamente alla situazione del Paese, ma che risale a gennaio. I giudizi di Bankitalia aggiornati con le nuove misure statunitensi restituiscono uno “scenario previsivo” più deludente: 0,6% nel 2025, 0,8% nel 2026 e 0,7% nel 2027. Oltretutto, non è ancora possibile valutare gli effetti della possibile risposta europea, per quanto l’Ue si impegni a evitare il più possibile una guerra commerciale.
Nonostante ciò l’Italia resiste, compensando i problemi grazie a un’economia «vasta, diversificata e ad alto valore aggiunto», ma anche attraverso le istituzioni forti e l’appartenenza all’eurozona. Pregi tali da bilanciare l’elevato debito pubblico e il basso potenziale di crescita secondo Fitch, che apprezza la stabilità del governo e la crescita post-pandemica. Bene anche le misure fiscali, con un deficit del 3% del Pil atteso per il 2025 e del 2,7% del Pil nel 2026.
Punti critici, naturalmente, ce n’è ancora e comprendono le tariffe statunitensi, cui l’Italia è largamente esposta secondo l’agenzia di rating. Ci sono però buone speranze, con maggiori possibilità rispetto ad altri Stati Ue grazie a «una vasta offerta di prodotti con contratti a lungo termine e di prodotti con bassa elasticità della domanda». Per il futuro, si punta sulle banche, con nuove fusioni e acquisizioni (mergers & acquisitions) e al contenimento delle spese per la Difesa in una misura di compromesso. Complessivamente, Fitch non ha variato il giudizio. Restiamo quindi in attesa della valutazione delle altre agenzie, dopo questo apripista al rating aggiornato.
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