Roberto Mazzoni: gli USA ricostruiranno le loro industrie a spese dell’Europa

Redazione

5 Aprile 2025 - 09:59

I dazi di Trump sono solo l’inizio di una nuova strategia globale degli USA che creerà nuove dinamiche ed equilibri per i prossimi decenni. In questo scenario l’Europa sarà la grande sconfitta.

Roberto Mazzoni: gli USA ricostruiranno le loro industrie a spese dell’Europa

Con la nuova politica di Donald Trump basata sui dazi il panorama industriale globale si avvia verso una fase di profonda trasformazione, segnata da una crescente divergenza tra le due sponde dell’Atlantico.

Ne ha parlato a Money.it l’analista Roberto Mazzoni (qui il video dell’intervista completa): mentre gli Stati Uniti accelerano il passo per riportare produzioni strategiche entro i propri confini (reshoring), spinte da una nuova consapevolezza delle proprie vulnerabilità, le tradizionali potenze industriali europee, come Regno Unito e Germania, mostrano segni di un declino che appare strutturale e difficilmente reversibile nel breve termine. Questa dinamica si inserisce in un contesto di riassetto geopolitico ed economico che sta ridisegnando le catene del valore e le strategie nazionali.

Mazzoni dipinge un quadro particolarmente cupo per il Regno Unito, culla della rivoluzione industriale, che sembra aver completato il suo ciclo produttivo tradizionale.

«la Gran Bretagna che era una potenza industriale importante ha dato vita alla rivoluzione industriale è ormai finita completamente hanno stanno per chiudere l’ultima Fonderia di acciaio esistente in Gran Bretagna», afferma Mazzoni. Questa chiusura simbolica segna, secondo l’analista, l’ingresso in una nuova fase: «Quindi per loro hanno completamente chiuso il ciclo industriale sono in un ciclo post industriale che vedrà la Gran Bretagna declinare progressivamente forse anche molto rapidamente».

Un destino non dissimile sembra profilarsi per la Germania, per decenni motore industriale dell’Europa. Mazzoni è lapidario: «Idem per la Germania». Le prospettive future non sono incoraggianti, anzi, «le previsioni per la Germania sono decisamente negative per i prossimi 10 anni». L’analista vede il cuore industriale d’Europa, il «centro Europa con la Germania che è in caduta una caduta che destinata ad accelerare».

Questa traiettoria discendente in Europa contrasta nettamente con l’urgenza avvertita negli Stati Uniti di invertire la rotta della deindustrializzazione. La necessità del reshoring, secondo Mazzoni, è stata resa evidente da shock recenti e da debolezze strutturali emerse chiaramente. «bisogna riportare in casa tutte le industrie indispensabili lo abbiamo visto durante il periodo covid dove negli Stati Uniti mancavano elementi fondamentali a livello sanitario l’abbiamo visto nella guerra in Ucraina dove la capacità produttiva interna è totalmente inadeguata», sottolinea. Il confronto produttivo nel contesto bellico ucraino è impietoso: «l’occidente messo insieme produce in un anno quello che i russi [...] Producono in un mese o forse due mesi».

Un fattore critico che alimenta la spinta al reshoring americano è la dipendenza strategica, persino nel settore della difesa, da potenziali avversari come la Cina. Mazzoni lo definisce «assurdo»: «Oggi gran parte della componentistica usata dal pentagono viene dalla Cina». Proiettando questa tendenza nel futuro, le conseguenze sarebbero gravissime: «se guardiamo la progressione [...] il 2030-2050 l’apparato militare deg Stati Uniti è sarà totalmente dipendente dalla Cina e quindi è come se fossero stati sconfitti quindi non è possibile mantenere questa tendenza».

Guardando avanti, Mazzoni identifica i pilastri fondamentali su cui si baserà la forza delle nazioni: «quello che conterà in futuro sarà la disponibilità di energia e la disponibilità di capacità produttiva industriale nuove tecnologie ma non sono nuove tecnologie parliamo anche di acciaio pure semplice e quindi energia capacità industriale nuove tecnologie e capacità di offrire materie prime». Tuttavia, conclude con una nota critica verso l’Europa, queste sono «tutte aree su cui l’Europa non è particolarmente forte e tutte aree su cui l’Europa non ha una politica non ha avuto una politica razionale negli ultimi 20 anni».

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