Contro Julian Assange è scattata la macchina del fango del mainstream, ma le accuse contro il giornalista ed editore sono infondate: ecco i motivi.
“È una spia. È un hacker. Con le sue rivelazioni ha messo in pericolo delle persone e del personale militare. Ha favorito i russi e Donald Trump. Ha sottratto del materiale riservato”.
Sono queste le accuse mosse in queste ore contro il giornalista ed editore australiano Julian Assange, che si trova in precarie condizioni di salute nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra, la “Guantanamo inglese”. Assange è in attesa della sentenza dell’Alta Corte britannica che deve pronunciarsi sulla sua estradizione negli Stati Uniti dopo due giorni di udienze che hanno riacceso, almeno in parte, l’attenzione sul caso. Contro Julian Assange si è scatenata una vera e propria campagna denigratoria da parte del giornalismo mainstream, che ha elevato la figura del dissidente russo Alexei Navalny a eroe e cercato altresì di infangare quella del 52enne australiano.
Se estradato negli Usa, Assange potrebbe affrontare 18 capi d’accusa, pari a 175 anni di prigione: 17 ai sensi dell’Espionage Act del 1917 e uno ai sensi della Legge sulle frodi e gli abusi informatici. Rischierebbe gravi violazioni dei diritti umani, come riconosciuto da organizzazioni internazionali come Amnesty International. [...]
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