Con Giulio Sapelli analizziamo l’impatto delle nuove tariffe USA sulle imprese italiane e le possibili reazioni dell’Unione Europea.
L’amministrazione Trump ha annunciato una nuova ondata di dazi sulle importazioni negli Stati Uniti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il deficit commerciale e proteggere l’industria nazionale. A partire dal 5 aprile, entrerà in vigore un dazio minimo del 10% su tutti i beni importati, mentre dal 9 aprile saranno applicate tariffe più elevate per quei Paesi con cui gli Stati Uniti registrano squilibri significativi nella bilancia commerciale. L’Unione Europea sarà colpita da un’imposizione del 20%, mentre la Cina subirà un totale del 54% di tariffe sulle sue esportazioni, includendo un nuovo dazio del 34% che si aggiunge al 20% già esistente.
Le aziende italiane si trovano ora di fronte a una sfida complessa: da un lato, l’aumento dei costi di esportazione potrebbe ridurre la competitività dei prodotti italiani sul mercato americano; dall’altro, il rischio di ritorsioni commerciali da parte dell’Unione Europea potrebbe aggravare ulteriormente lo scenario, generando una spirale di protezionismo dagli effetti imprevedibili.
Per comprendere le conseguenze di questa nuova politica tariffaria e le strategie che le imprese italiane possono adottare per mitigare l’impatto, ne abbiamo parlato con Giulio Sapelli, professore emerito di storia economica ed economia politica. Con lui analizzeremo anche le possibili risposte dell’Unione Europea e il quadro geopolitico che si delinea con l’inasprirsi delle tensioni commerciali tra le principali economie mondiali.
Giulio Sapelli
Giulio Sapelli, nato a Torino l’11 marzo 1947, è un economista, storico e accademico italiano. Laureato in Storia economica all’Università di Torino nel 1971, si è specializzato in Ergonomia nel 1972. Ha insegnato Storia economica e Politica presso l’Università di Milano e svolto attività di ricerca in prestigiose istituzioni come la London School of Economics, l’Università di Barcellona e quella di Buenos Aires. Consulente per aziende come Olivetti ed Eni, è stato anche membro del consiglio di amministrazione di Eni (1996-2002). Intellettuale poliedrico, autore di oltre 400 pubblicazioni, unisce storia, economia e sociologia, distinguendosi per il suo pensiero originale e critico. Dal 2021 è presidente della Fondazione Germozzi.
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