È qualcosa che nemmeno l’Autorità Garante per la Concorrenza riesce a individuare e sanzionare, nonostante sia incaricata di vigilare sul rispetto delle normative. Tutti i dettagli da conoscere.
Questa settimana parliamo di un fenomeno che incontro sistematicamente nella mia attività professionale: l’assoluta inconsapevolezza, soprattutto da parte dei piccoli imprenditori, di alcuni «costi» sostenuti nel rapporto con la banca. Uno dei casi più emblematici riguarda i “giorni banca”, applicati nei finanziamenti per lo smobilizzo di crediti commerciali, meglio conosciuti come anticipi su fatture.
Si tratta di una forma di finanziamento basata sull’anticipo dell’importo delle fatture emesse. In pratica, se, a fronte della vendita di un bene o servizio, abbiamo una fattura emessa ma non ancora incassata, possiamo presentarla alla banca per ottenere un anticipo. L’importo sarà accreditato sul nostro conto corrente per un periodo di tempo prestabilito, solitamente pari alla durata concessa al cliente per effettuare il pagamento. Alla scadenza, avverrà l’operazione di “chiusura” e il relativo addebito dell’anticipo sul conto. Se il cliente paga prima della scadenza, possiamo estinguere l’anticipo; al contrario, in caso di mancato incasso, possiamo richiedere una proroga.
In teoria, possono essere presentate tutte le fatture emesse e non ancora scadute, ma la banca potrebbe rifiutare quelle emesse verso clienti ritenuti non affidabili, come aziende insolventi o protestate. Inoltre, la banca non anticipa mai l’intero importo della fattura, ma solo una percentuale, di solito compresa tra il 70% e l’80% e, aspetto fondamentale, nell’ambito della linea di credito concessa. [...]
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