Un pezzo di storia digitale sta per spegnersi: ci troveremo presto a dover salutare Skype.
Skype sta per spegnersi. Dopo oltre vent’anni di onorata carriera, la storica applicazione di videochiamate che ha connesso milioni di persone in tutto il mondo sta per scomparire. La notizia arriva direttamente dall’ultima versione di anteprima di Skype per Windows, in cui è apparso un messaggio che annuncia chiaramente la chiusura imminente del servizio: “a partire da maggio, Skype non sarà più disponibile. Continua le tue chiamate e chat su Teams”. Il che significa una sola cosa: Microsoft ha deciso di mandare in pensione quel software che per anni è stato sinonimo stesso di comunicazione online.
La transizione verso Microsoft Teams, la piattaforma lanciata nel 2017, sembra quindi inevitabile. Non c’è ancora un annuncio ufficiale (come un comunicato stampa ad esempio), ma tutti i segnali indicano che il destino di Skype sia ormai segnato. Per gli utenti storici, sarà un addio nostalgico; per Microsoft, il capitolo finale di una lunga strategia di riorganizzazione.
Dagli anni d’oro al declino: la parabola di Skype
Nel 2003, Niklas Zennström e Janus Friis, due imprenditori svedesi, lanciarono Skype con l’idea di rivoluzionare la comunicazione online. Ed è esattamente ciò che accadde: grazie alla sua tecnologia VoIP, Skype permise per la prima volta di effettuare chiamate vocali e video via internet senza costi proibitivi. Nel giro di pochi anni divenne una delle app più usate al mondo.
Il successo attirò investitori importanti: eBay acquistò Skype nel 2005 per 2,6 miliardi di dollari, salvo poi rivenderne la maggioranza nel 2009 a un gruppo di investitori. Poi, nel 2011, Microsoft decise di fare il grande passo: pagò 8,5 miliardi di dollari per acquisire Skype e lo integrò nel proprio ecosistema, chiudendo nel frattempo Windows Live Messenger.
Ma qualcosa non funzionò. Con il tempo, Skype perse colpi: problemi di stabilità, un’interfaccia che non sempre brillava per intuitività e, soprattutto, l’ascesa di concorrenti come WhatsApp, Zoom e Messenger fecero il resto. Quello che un tempo era il software di riferimento per le videochiamate è pian piano diventato una seconda scelta.
Un’integrazione mai decollata
Uno dei più grandi problemi della gestione Microsoft è stato il tentativo di integrare Skype in Windows. Nel 2015, l’azienda provò a frammentarlo in tre diverse app per chiamate, videochiamate e messaggi su Windows 10, ma l’idea si rivelò un fallimento. Nel 2016 si tornò a una versione unica basata su Universal Windows Platform (UWP), ma anche questa soluzione fu accantonata poco dopo.
Nel frattempo, il mondo cambiava rapidamente. Le app di messaggistica si moltiplicavano, le videochiamate divennero una funzione standard in molte di esse e Skype perse progressivamente il suo posto. Nemmeno l’introduzione di nuove funzionalità, come Skype Clips o l’integrazione con l’AI Copilot, riuscì a invertire la tendenza.
L’ascesa di Microsoft Teams
Ecco che nel 2017, Microsoft decise allora di puntare su un nuovo prodotto: Teams. Inizialmente nato per il mondo aziendale, Teams si affermò rapidamente come alternativa a Slack e Zoom. La pandemia di Covid-19 ne accelerò la diffusione, rendendolo lo strumento principale per le riunioni virtuali di milioni di utenti in tutto il mondo. A quel punto, Skype diventò sempre più irrilevante.
Il segnale definitivo arrivò nel 2021, quando Microsoft annunciò che Teams sarebbe stato preinstallato sui nuovi dispositivi Windows 11, mentre Skype sarebbe rimasto solo come opzione scaricabile. L’addio, insomma, era già nell’aria.
E ora? Teams o la concorrenza?
Se, come probabile, la chiusura di Skype verrà confermata ufficialmente, la maggior parte degli utenti dovrà adattarsi a Teams Free, la versione gratuita di Microsoft Teams. Il problema è che Teams nasce come strumento aziendale, perciò non è detto che sia la scelta più comoda per chi usava Skype per chiamate personali. Per questo, molti potrebbero cercare alternative più immediate e intuitive come WhatsApp, Telegram o Zoom.
Il rischio per Microsoft è quindi quello di perdere una fetta di utenza che, non trovando in Teams l’esperienza familiare di Skype, potrebbe decidere di migrare altrove. Una fine forse inevitabile per Skype, che dopo vent’anni di carriera si avvia a diventare un pezzo di storia della comunicazione digitale.
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