In arrivo il decreto contro i caro bollette, gli sconti non saranno per tutti, ma c’è anche chi avanza ipotesi diverse.
Il decreto contro il caro bollette dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei Ministri venerdì. La prima bozza del provvedimento è stata giudicata insufficiente, dalla premier Giorgia Meloni, per sostenere le fasce economicamente più fragili della popolazione. Proprio per questo ora si lavora per mettere a punto un decreto con misure rafforzate.
Una delle ipotesi in campo vede un aumento dell’Isee per accedere al bonus sociale, lo sconto automatico su bollette di luce e gas regolato dall’Arera, dagli attuali 9.530 a 15.000/20.000 euro.
Decreto in arrivo per il caro bollette
Il nodo principale restano sempre le risorse. Se si dovesse scegliere il tetto massimo di Isee per il bonus sociale a 20.000 euro, si dovrebbe considerare una platea di beneficiari di circa il doppio rispetto a ora. Servirebbero coperture molto più alte rispetto ai 3 miliardi di euro ipotizzati dalla prima bozza e in questo caso il beneficio potrebbe avere una durata massima di tre mesi nella speranza che entro questo lasso di tempo si possa giungere a un clima più favorevole e a un calo del prezzo delle materie prime.
Come abbiamo anticipato le coperture stanziate per il decreto dovrebbero ammontare a 3 miliardi di euro di cui un paio dovrebbero essere destinati per interventi a favore delle famiglie e il restante miliardo per le piccole e medie imprese energivore.
Sul tavolo del Cdm saranno, in ogni caso presentate tre diverse soluzioni.
Le alternative contro il caro bollette
Il problema principale per l’Italia è la forte dipendenza che ha dal gas, al punto che anche il prezzo dell’energia elettrica è influenzato da quello del gas. Andare a pesare sulle imprese con questi costi troppo elevati potrebbe voler dire compromettere la competitività dell’Italia in ambito economico.
Quello di gas ed energia elettrica, in ogni caso, non è sicuramente un problema che è possibile risolvere con un decreto le cui misure possano durare un massimo di tre mesi. Sussidi e interventi possono servire solo per tamponare temporaneamente una falla, ma si deve intervenire in maniera diversa per trovare una soluzione a lungo termine.
Le opposizioni, proprio su questo punto, insistono sulla necessità di intervenire con urgenza con progetti a lungo termine. Da una parte c’è chi avanza l’ipotesi di tassare le aziende energetiche che sull’aumento dei prezzi stanno guadagnando (si parla di circa 40 miliardi negli ultimi due anni, come fa notare la vicepresidente dei 5 Stelle, Chiara Appendino).
Ma c’è anche chi vuole condizionare le concessioni idroelettriche a un taglio delle bollette dell’energia elettrica. Non manca, poi, chi è a favore della riapertura del nucleare in Italia, un progetto che richiederebbe sicuramente diversi anni, ma che renderebbe il nostro Paese autonomo dal punto di vista energetico.
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