Ecco da quanti anni si possono lasciare i bambini da soli in casa secondo la legge italiana e cosa rischia chi non la rispetta.
Un tempo non molto lontano anche i più piccoli imparavano presto a fare i conti con le responsabilità familiari. Restare a casa da soli all’occorrenza, magari badando a fratelli e sorelle minori, era uno dei tanti impegni cui erano chiamati anche i minori. Senza dubbio l’attenzione all’infanzia al giorno d’oggi è molto diversa rispetto alle generazioni precedenti. La tutela dei minori poggia su sensibilità più accese e sul progresso degli studi pedagogici, fattori innegabilmente positivi, purtroppo spesso annacquati dai fattori socio-culturali e dalla disinformazione. Tra i tanti dubbi dei genitori, particolarmente evidenti in situazioni di conflittualità, c’è proprio la possibilità di lasciare i bambini da soli a casa, un grande passo verso l’autonomia e un contributo non indifferente all’organizzazione.
D’altra parte, non è sempre facile valutare con esattezza le capacità del minore e il pericolo a cui è esposto, senza contare che non tutti - la cronaca insegna - usano un approccio effettivamente benevolente. Ecco perché l’età da cui è possibile lasciare i bambini da soli a casa è fissata dalla legge in modo uguale per tutti, privilegiando la tutela dei minori dagli abusi, un interesse superiore a quello delle singole situazioni eccezionali. Ci sono bambini autonomi e maturi in modo molto precoce, per esempio, ma non possono essere presi come parametro se la media riporta altro. Le capacità di discernimento e autopreservazione devono essere considerate caso per caso nella determinazione di eventuali responsabilità, ma devono necessariamente essere valutate a livello generale per assicurare l’interesse dei minori. Ecco perché rischia di sbagliare anche chi agisce in totale buona fede.
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Da quanti anni si possono lasciare i bambini da soli in casa
Nonostante quanto detto sulle differenze personali di ogni individuo, la legge ha l’inequivocabile necessità di operare delle generalizzazioni, che devono essere motivate da criteri quanto più obbiettivi e in favore della casistica più sicura. Anche ipotizzando che un bambino di 8 anni abbia le capacità per stare un po’ da solo in casa in sicurezza, si pensi magari a un enfant prodige già laureato, risulta impossibile consentire lo stesso a tutti gli altri bambini di 8 anni, poiché la media è molto differente da quell’eccezione.
La legge individua la soglia generale all’età dei 14 anni, al compimento dei quali il minorenne è considerato capace di badare a se stesso. Non a caso, il limite dei 14 anni è fondamentale per diversi aspetti della vita del minore, che a partire da questa età acquisisce la responsabilità penale e il diritto di riconoscere un figlio naturale, per citare i due esempi più rilevanti.
Ne consegue che si possono lasciare in casa da soli i figli minorenni che abbiano compiuto almeno 14 anni, ma al genitore resta la responsabilità di valutare le loro effettive capacità, oltre a quella di evitare di lasciarlo in situazioni di concreto pericolo. Non ci sono tempistiche prefissate dalla legge, in quanto variano a seconda dell’ambiente e dell’età del minore, oltre che dalle sue capacità personali. Pochi minuti chiuso in auto potrebbero essere fatali, mentre qualche ora in casa con i vicini a disposizione e un telefono potrebbe essere del tutto sicura. Ovviamente, il requisito di età e capacità deve essere rispettato da tutti i figli lasciati in casa, a meno che vi sia un maggiorenne che possa prendersene cura.
Sotto i 14 anni, non c’è valutazione individuale che tenga: i bambini non possono mai essere lasciati a casa da soli, indipendentemente da capacità e maturità. In caso contrario, nonostante molti giovanissimi siano in grado di sostenere tale sfida, si rischierebbe di pregiudicare la sicurezza di moltissimi minori. Come dimostrato dal dibattito giurisprudenziale in merito, la concreta e riscontrabile maturità del minore viene comunque riscontrata in caso di giudizio per determinare in modo equo le responsabilità dei genitori (o altri adulti che avevano in custodia i più piccoli). Lasciare un neonato è molto diverso da un tredicenne autosufficiente, tanto per fare un esempio. L’età e la maturità possono essere determinanti, insieme alle tempistiche dell’allontanamento e alle precauzioni assunte dal genitore, nell’individuazione di scriminanti (rare) o comunque conseguenze proporzionate al pericolo (concreto ma anche solo potenziale).
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Quando è reato lasciare i figli da soli in casa e cosa si rischia
La soglia prefissata all’età di 14 anni è fondamentale per quanto riguarda la responsabilità genitoriale. Non bisogna dimenticare che i minorenni sono per la legge incapaci naturali, dunque se i genitori li lasciano da soli commettono il reato di abbandono di incapace. In particolare, se i bambini hanno meno di 14 anni questa responsabilità è automatica, mentre fra i 14 e i 17 anni dipende dalle circostanze, anche perché la sola presenza di fratelli e sorelle più grandi (seppur minorenni ma over14) può escludere il reato a seconda delle condizioni di sicurezza.
È il giudice a esaminare il caso, valutando gli eventuali pericoli a cui era sottoposto il minore, tenendo conto delle precauzioni adottate dai genitori per consentire al figlio di gestire un’emergenza, del grado di maturità del minore e della sicurezza dell’ambiente. I genitori, infatti, sono punibili (se il minore ha più di 14 anni) soltanto nel caso in cui sussisteva un pericolo concreto, seppur potenziale, e non per il semplice fatto che il minore si è ferito. Chiaramente, può risultare complesso dimostrare di aver valutato correttamente la situazione.
Quando i minorenni hanno meno di 14 anni, invece, si prospetta praticamente sempre un reato, a prescindere dalle circostanze. I genitori che lasciano soli in casa i figli che hanno meno di 14 anni rischiano infatti la reclusione da 6 mesi a 5 anni, ma la pena aumenta da 1 a 6 anni se il minore si ferisce e dai 3 agli 8 anni se muore.
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