È stato compiuto il furto di un camion pieno di lingotti d’oro, con merce rubata per oltre 3 milioni di euro. Ci si chiede come pensano i rapinatori di rivendere una tale quantità.
In Occitania è avvenuto il furto di un camion pieno di lingotti d’oro, oltre a dipinti e opere d’arte per un valore di 6,5 milioni di euro. Il fatto è successo precisamente nella notte tra domenica 30 e lunedì 31 marzo a Verdun-sur-Garonne, nel Tarn-et-Garonne, attraverso l’irruzione di un gruppo di rapinatori (quattro o cinque al massimo secondo le cronache locali) nel parcheggio di una ditta specializzata nel trasporto di metalli preziosi e opere d’arte. Dopo aver trainato il veicolo con un fuoristrada hanno trasferito parte del bottino sui propri mezzi, appropriandosi di circa la metà dei beni. Si parla di 3 milioni di euro di oro, tra lingotti e monete, con cui i rapinatori sono fuggiti a gran velocità lasciando tutto il resto abbandonato in strada.
Opere d’arte e dipinti sono rimasti nel camion a cui i malviventi hanno dato fuoco prima di mettersi in fuga, compromettendo merce dal valore originale intorno ai 3,5 milioni di euro. Al momento sono in corso le indagini per individuare i criminali e possibilmente recuperare la merce, ma il dubbio più grande resta il piano della banda. Non si sa come pensano di rivendere una tale quantità di oro, dal momento in cui il mercato dell’oro è regolamentato con grande severità in Francia.
Lo affermano proprio i professionisti francesi nel commercio dei metalli preziosi, scettici sulle possibilità dei rapinatori di trasformare il bottino in denaro nel breve periodo. Considerando anche la grande quantità di oro interessata, si teme quindi che la merce sia in viaggio verso l’estero, presumibilmente dove le norme sul riciclaggio sono meno restrittive. Se così fosse il tempo a disposizione delle autorità francesi, che stanno collaborando con grande impegno, sarebbe ridotto all’osso e forse già reso vano.
Come fanno i rapinatori a vendere un camion pieno di lingotti d’oro?
Chi pianifica una rapina, specialmente di queste dimensioni mastodontiche, ha di solito un piano preciso per far fruttare il bottino. Non è quindi possibile vedere come assurda la vendita dell’oro, ma capire le modalità è determinante per interrompere il meccanismo è fermare il meccanismo prima che sia troppo tardi, come anche per comprendere dove intervenire per limitare questi reati. Quando la quantità di merce rubata è così elevata chi ha compiuto il furto trova non poche difficoltà a trarne un guadagno, ovviamente illecito.
Spesso si ha un’idea sbagliata di questi grandi “colpi” di cui si sente parlare, pensando a enormi fortune immediatamente disponibili nelle tasche dei ladri. In realtà, il procedimento per trasformare la merce rubata in vero e proprio denaro da utilizzare è molto lungo, nonché dispendioso in termini economici. Per riuscire a immettere nel mercato articoli rubati si fa infatti affidamento a una massiccia catena di collaborazione criminale, naturalmente onerosa, soprattutto quando si parla di materiali controllati come l’oro. In Francia, ribadiscono gli esperti, c’è un controllo rigoroso che mette i bastoni tra le ruote alla rivendita di metallo rubato, quanto meno sul territorio nazionale. La strategia preferita dai rapinatori è quindi quella di portare lingotti e monete all’estero, presumibilmente dove le regole sulla tracciabilità dell’oro sono meno stringenti.
Le autorità francesi non sono certo all’oscuro di queste dinamiche, tanto che già in altre occasioni sono riuscite a rintracciare rapinatori che hanno superato il confine francese. Proprio in questi casi, tuttavia, non è stato sempre possibile recuperare la merce rubata, nonostante i tempi ridotti e i sistemi di sorveglianza. Si presume che i rapinatori abbiano fuso l’oro per riuscire a riciclarlo in piccole quantità, potendo più facilmente aggirare l’ostacolo delle norme antiriciclaggio con pepite e altri elementi simili di modiche dimensioni. Con oro per 3 milioni di euro, tuttavia, appare piuttosto complesso un simile metodo. Le autorità stanno pertanto attenzionando anche i rivenditori d’oro autorizzati, che potrebbero dare una spinta notevole al commercio illegale del metallo prezioso dietro compenso di una percentuale per l’affare illecito.
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