In alcuni casi insieme al valore ISEE viene richiesto anche l’ISPE. Cos’è, come si calcola e a cosa serve?
Per chi studia all’Università non è raro essersi imbattuti nell’acronimo ISPE, solitamente in combinazione con il parametro ISEE. Ma cos’è l’ISPE, a cosa serve, come si calcola e come si richiede? In questo articolo andremo ad approfondire l’Indicatore della Situazione Patrimoniale Equivalente, un parametro impiegato, solitamente, nell’assegnazione di borse di studio nell’attuazione del diritto allo studio universitario.
Cos’è l’ISPE e a cosa serve?
L’indicatore della situazione patrimoniale equivalente serve a misurare la ricchezza patrimoniale di un nucleo familiare. Non si parla molto spesso di ISPE, ma ogni volte il termine è in combinazione con il valore ISEE, perché è sempre legato al riconoscimento di specifiche agevolazioni, come ad esempio le borse di studio per gli studenti universitari.
Se l’ISEE misura la ricchezza a tutto tondo del nucleo familiare, prendendo a riferimento redditi, patrimoni mobiliari e immobiliari, ma anche spese ricorrenti (mutuo e affitto, ad esempio) e componenti del nucleo, l’ISPE riporta solo i dati che riguardano il patrimonio posseduto dal nucleo e in esser rientrano:
- immobili;
- investimenti;
- giacenze conti correnti;
- libretti di risparmio.
Per avere il valore dell’ISPE non serve presentare una domanda apposita, ma il suo valore è riportato nel calcolo del modello ISEE. In ogni caso ognuno, in modo abbastanza semplice, può calcolare il proprio.
Come si calcola l’ISPE?
Per avere il valore dell’ISPE è necessario per prima cosa calcolare l’ISP, indicatore della situazione patrimoniale. Si devono sommare i valori di case, giacenze di conti e libretti e investimenti di ogni componente del nucleo familiare.
Il risultato che si ottiene, ovvero il valore ISP, deve essere diviso per il coefficiente di equivalenza che varia in base al numero dei componenti del nucleo familiare che sono i seguenti:
- 1 per un componente;
- 1,57 per 2 componenti;
- 2,04 per 3 componenti;
- 2,46 per 4 componenti;
- 2,85 per 5 componenti.
Il parametro è incrementato di 0,35 punti per ogni ulteriore componente e, quindi, per una famiglia di 6 componenti diventa 3,20, per una di 7 componenti 3,55 e così via. In questo modo si ottiene l’ISPE.
La formula per l’ISPE, quindi è ISP/coefficiente di base.
Le regole dell’ISPE
I patrimoni da inserire nel calcolo dell’ISP sono tutti quelli immobiliari e mobiliari al netto delle franchigie. Per quel che riguarda il patrimonio immobiliare si devono inserire i valori di fabbricati e terreni. Da questo valore si deve sottrarre una di 52.000 euro per l’abitazione principale (valore incrementato di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo). Il valore così determinato deve essere al netto dell’eventuale mutuo residuo. Le pertinenze (box, cantina) non si deve considerare.
Il patrimonio mobiliare è costituito da quanto posseduto al 31 dicembre di due anni precedenti. Nel caso del patrimonio mobiliare nel calcolo dell’ISP non si tiene conto della franchigia prevista nell’ISEE.
Facciamo un esempio concreto. Una famiglia di 4 persone ha un’unica casa di proprietà che vale 70.000 euro (da ricordare la franchigia di 52.000 euro). La mamma e il papà hanno un conto corrente con giacenza media 2023 di 5.300 euro e un libretto di risparmio con 20.000 euro. I due figli hanno ognuno un libretto di risparmio con 10.000 euro depositati.
L’ISP si ottiene sommando tutto: 18.000+5.300+20.000+10.000+ 10.000 = 63.300.
L’ISPE si ottiene dividendo l’ISP per il coefficiente riferito alla famiglia di 4 componenti: 163.000/2,46= 25.731 euro.
Nell’ISEE di questi patrimoni si considera solo il 20%, nell’ISPE restano nella forma intera.
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