Reso noto il report ADP, relativo alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato degli Stati Uniti.
Nel mese di marzo 2025 le buste paga del settore privato degli Stati Uniti sono cresciute più delle attese, mettendo in evidenza una crescita dei posti di lavoro più che raddoppiata rispetto a quella di febbraio.
Stando a quanto è emerso dal report ADP, le aziende americane hanno creato 155.000 nuovi posti di lavoro, a un ritmo decisamente migliore rispetto all’aumento di 84.000 unità del mese precedente.
Il numero ha stracciato inoltre le previsioni del consensus, che aveva messo in conto un aumento inferiore di buste paga nel settore privato, pari a +115.000 unità.
Report ADP, mercato lavoro USA solido. Esagerati gli alert degli economisti? L’outlook di Goldman Sachs
I dati appena diffusi sembrano smentire i timori di tutti quegli economisti che, guardando all’avvento dei dazi di Donald Trump previsto per la giornata di oggi, mercoledì 2 aprile 2025, paventano il peggio, alzando le attese sul rischio che negli Stati Uniti si presenti una recessione.
Tra questi, in luce gli esperti di Goldman Sachs, che hanno annunciato di avere rivisto al rialzo la probabilità di una recessione negli Stati Uniti dal 20% precedente al 35%.
In un’altra nota, Goldman Sachs ha scritto di prevedere, anche, sulla scia del rallentamento dell’economia USA e mondiale dovuto agli effetti dei dazi di Trump, l’arrivo, nel 2025, di ben tre tagli dei tassi da parte della Fed.
Finora, va ricordato, la Banca centrale americana ha confermato lo status quo, lasciando i tassi di interesse degli Stati Uniti nel range incluso tra il 4,25% e il 4,5%.
Anche nell’ultima riunione del FOMC, il braccio di politica monetaria della Banca centrale americana, il presidente della Fed Jerome Powell ha preferito scegliere un approccio di politica monetaria incentrato sull’ attendismo, dunque sul wait and see, evidentemente preoccupato di quelli che potrebbero essere gli effetti dei dazi di Trump, in dirittura d’arrivo, sul trend dell’inflazione degli Stati Uniti.
La scelta di tenere ancora i tassi fermi, dopo i tre tagli iniziati nel settembre del 2024 e andati avanti fino al dicembre dello scorso anno, non è stata accolta con favore dal pubblico delle colombe, preoccupato per il rischio di economia USA destinata a perdere colpi, a causa della guerra commerciale lanciata dal presidente americano.
Tassi Fed, occhio alle nuove previsioni di Goldman con fattore Trump
Il report ADP di oggi non avalla tuttavia i vari alert che periodicamente si presentano a Wall Street e non avalla neanche le nuove previsioni di Goldman Sachs.
Gli economisti del colosso finanziario stimano ora che la Fed taglierà i tassi tre volte nel corso del 2025, per la precisione nelle riunioni di politica monetaria in calendario dei mesi di luglio, settembre e novembre.
In precedenza, le stime di Goldman erano di due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve: uno a giugno, e il secondo a dicembre.
Inflazione più calda in USA? Occhio alle previsioni sul dato PCE core preferito dalla Fed
Goldman Sachs ritiene che Powell & Co. taglieranno ora in modo più incisivo i tassi di interesse, perfino a fronte di una inflazione che, a suo avviso, e sempre per colpa dei dazi di Trump, sarebbe destinata a rafforzarsi.
La divisione di ricerca del gigante USA ha alzato infatti l’outlook sull’inflazione core misurata dall’indice PCE core - parametro preferito dalla Fed per monitorare il trend dell’inflazione, la cui recente pubblicazione ha tra l’altro messo ansia a Wall Street - di 0,5 punti percentuali, al 3,5%, motivando la scelta con le ripercussioni inflazionistiche che si dispiegheranno attraverso i costi delle importazioni più alti che l’economia americana sarà costretta a sostenere.
Per quanto riguarda invece il PIL USA, le stime sono di un ritmo di crescita nel quarto trimestre del 2025 pari ad appena l’1%, a fronte di un tasso di disoccupazione atteso salire al 4,5% entro la fine dell’anno.
Il messaggio che arriva sul mercato del lavoro USA dal report ADP
Un outlook dunque piuttosto deprimente, quello di Goldman Sachs, che il dato di oggi non sembra tuttavia lasciar presagire.
Dal report ADP (che, vale la pena di ricordare, si riferisce alla creazione dei nuovi posti di lavoro solo nel settore privato) emerge che, ad assumere personale, sono state soprattutto le società attive nel settore dei servizi, come emerso dall’aumento delle buste paga, pari a 132.000 unità, che ha inciso per la maggiore sul trend del dato.
A perdere posti di lavoro sono stati invece i settori del commercio, dei trasporti e delle utility, che hanno fatto i conti con una diminuzione di 6.000 buste paga. Tagliate inoltre di 3.000 unità le posizioni attive nel comparto delle società minerarie e delle risorse naturali.
Solido il trend dei salari, pari a +4,6% su base annua per chi ha mantenuto la propria posizione lavorativa e in crescita del 6,5% per chi ha cambiato lavoro.
Tutti numeri che, nel giorno in cui Trump annuncerà dazi reciproci contro tutto il mondo, per ora presentano una economia, nello specifico un mercato del lavoro, che di certo non chiede disperatamente alla Fed di Jerome Powell di tagliare i tassi. Detto questo, neanche gli esponenti più illustri dell’amministrazione Trump escludono l’arrivo di una recessione negli Stati Uniti.
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