Multa di 15.000 euro per chi non controlla i social dei figli

Nadia Pascale

04/04/2025

Maxi condanna al risarcimento dei danni per i genitori di una minore che con profili fake ha messo in atto comportamenti persecutori nei confronti di una compagna di classe. Ecco perché.

Multa di 15.000 euro per chi non controlla i social dei figli

Multa di 15.000 euro per i genitori che non controllano i social dei figli. Ma quanto è difficile capire qual è il limite per non incorrere nella violazione della privacy? Interrogativi sempre più inquietanti per i genitori che devono fare i conti con la nuova realtà e con l’intelligenza artificiale.

Il cyberbullismo è un problema sempre più diffuso, ma ora una storica sentenza del Tribunale di Brescia sancisce la responsabilità dei genitori per la mancata sorveglianza dei profili social dei figli e le conseguenze possono essere davvero gravi, infatti, il risarcimento dovuto può essere molto alto, commisurato al danno cagionato alla vittima di cyberbullismo.

Ecco perché i genitori sono stati condannati al risarcimento del danni di 15.000 euro nei confronti di una minore vittima di cyberbullismo.

Il caso, mancato controllo dei profili social della figlia minore

La sentenza 879 del 5 marzo 2025 del Tribunale di Brescia è destinata a fare storia. Nel caso in oggetto una ragazza, minore e con un leggero ritardo cognitivo, crea profili social falsi e li usa per insultare e diffamare una compagna di classe.

I reati commessi dalla ragazza sono di particolare gravità, infatti con i profili fake sono state diffuse immagini manipolate della compagna di classe a carattere pornografico, inoltre la vittima ha ricevuto insulti, offese, è stata oggetto di diffamazione aggravata, atti persecutori veri e propri. In seguito alla denuncia dei fatti da parte dei genitori della minore, l’individuazione del soggetto interessato è stata possibile attraverso la tracciatura dell’utenza.

La vittima del reato ha manifestato un profondo senso di malessere e ha dichiarato di avere paura anche a uscire di casa da sola proprio per le offese ricevute. I genitori della parte offesa hanno chiesto un risarcimento in sede civile per i danni subiti. Il Tribunale di Brescia con la sentenza 879 ha accolto la richiesta, sottolineando la responsabilità dei genitori dell’autrice degli atti persecutori.

Come ha trattato il caso il Tribunale di Brescia?

La sentenza affronta temi importanti nei tempi contemporanei, non semplicemente il cyberbullismo ma anche l’uso distorto dell’intelligenza artificiale che consente di manipolare le immagini e creane di nuove, resta però difficile individuare tale manipolazione da parte di un utente comune.

Il Tribunale ha sottolineato l’importanza della vigilanza attiva sui minorenni. Nel caso in oggetto la ragazza minorenne autrice del fatto a scuola aveva l’assistenza dell’insegnante di sostegno e a casa di un’educatrice. Proprio l’ultima aveva più volte manifestato ai genitori della ragazza la pericolosità dei social.

Nonostante tali avvisi, i genitori non sono riusciti a tenere sotto controllo la figlia che evidentemente si è sentita talmente libera da riuscire a creare diversi profili fake e mettere in atto una condotta rilevante ai fini penali.
L’articolo 2047 del codice civile si occupa proprio del danno cagionato dall’incapace e afferma:

In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento e’ dovuto da chi e’ tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.

Nel caso in oggetto in genitori, sebbene fossero stati allertati, hanno evidentemente lasciato il figlio minore libero di accedere in completa autonomia ai dispositivi. La prova liberatoria diventa quindi molto ardua. La condanna finale per i genitori è stata al versamento, in favore della vittima del reato, di un risarcimento di 15.000 euro.

Quali sono i limiti al controllo degli smartphone dei minori?

Questo, però, non è l’unico caso perché una condanna simile è stata pronunciata anche dal Tribunale di Termini Imerese con la sentenza n. 304 del 10 marzo 2025.

Diventa quindi importante delineare i confini del controllo sui minori. Il controllo deve essere effettivo e non simbolico e vi deve essere una vera e propria opera di educazione all’uso dei social. Per liberarsi dalla «colpa» in vigilando/educando, non basta richiamare la propria incapacità nell’uso dei nuovi strumenti di informatica.

Prima di dare uno smartphone, o altro dispositivo, ai figli, si deve essere in grado a propria volta di usarli. Questo sembrano sottolineare le sentenze.

Non tutto però è semplice come sembra, infatti, vi sono anche sentenze che limitano in un certo senso il potere di controllo dei genitori che secondo la sentenza 7470 del 19 gennaio 2024 deve essere modulato in base al grado di maturità del figlio e sottolinea il diritto-dovere dei genitori di vigilare sulle comunicazioni dei figli giustifica un’eventuale intrusione nella loro privacy solo in presenza di una reale necessità.

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