Un dipendente pubblico può aprire partita IVA? Regole e limiti

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26 Febbraio 2025 - 17:29

Chi lavora nella pubblica amministrazione può aprire una partita Iva? Ecco cosa dice la legge e quali sono limiti e possibilità dei dipendenti pubblici.

Un dipendente pubblico può aprire partita IVA? Regole e limiti

La combinazione tra lavoro pubblico e attività autonoma è regolata da normative specifiche che mirano a garantire l’integrità e l’imparzialità dell’amministrazione pubblica. Le leggi vigenti delineano chiaramente i confini entro i quali un dipendente pubblico può operare come libero professionista, stabilendo criteri precisi per evitare conflitti di interesse e assicurare la trasparenza delle operazioni.

È, quindi, fondamentale per i dipendenti pubblici essere pienamente informati sulle condizioni che permettono o vietano l’apertura di una Partita IVA, nonché sulle possibili sanzioni derivanti dal mancato rispetto delle regole. Vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere.

Dipendente pubblico e Partita IVA: la normativa di riferimento

Nella maggior parte dei casi, i dipendenti privati non hanno particolari problemi quando scelgono di aprire una partita IVA per la loro attività privata. Per gli impiegati nella pubblica amministrazione, invece, avere una partita IVA è più complesso e raramente permesso.

Non solo, anche quando hanno la possibilità di farlo, ci sono alcune tipologie di attività che non sono comunque concesse a chi lavora nel pubblico. Generalmente, il dipendente pubblico ha obbligo di esclusiva per quanto attiene alle prestazioni lavorative alla pubblica amministrazione. Neanche quando vengono concessi periodi di aspettativa personale, per motivi di studio o di famiglia, questa esclusività viene a mancare.

La normativa italiana stabilisce il principio dell’esclusività del rapporto di lavoro per i dipendenti pubblici, come sancito dal Testo Unico sul Pubblico Impiego (D.Lgs. 165/2001). Questo principio implica che il dipendente pubblico non possa esercitare altre attività lavorative che possano interferire con i doveri e le responsabilità del suo incarico pubblico.

Quando è possibile aprire una Partita IVA per un dipendente pubblico?

Tuttavia, esistono eccezioni a questo principio. In particolare, i dipendenti pubblici con contratto part-time con un orario di lavoro non superiore al 50% di quello full-time (ossia, fino a 18 ore settimanali) possono, previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza, aprire una Partita IVA e svolgere attività autonome. Questa possibilità è prevista per consentire ai dipendenti di integrare il proprio reddito, a patto che l’attività secondaria non crei conflitti di interesse con il ruolo pubblico ricoperto.

È importante sottolineare che l’autorizzazione dell’amministrazione è un requisito imprescindibile. L’ente pubblico ha il compito di valutare se l’attività autonoma proposta sia compatibile con le funzioni istituzionali del dipendente e se possa compromettere l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione.

Questo permesso, quindi, viene concesso solo quando:

  • non c’è conflitto di interessi;
  • l’attività si svolge fuori dall’orario di ufficio;
  • è un incarico temporaneo che non va interferire in alcun modo con l’attività della Pubblica amministrazione.

Inoltre, alcune categorie di dipendenti pubblici, come gli insegnanti, godono di specifiche deroghe che consentono lo svolgimento di attività professionali esterne, sempre nel rispetto delle normative vigenti.

Infine, è possibile che in casi particolari venga concesso il permesso di svolgere altre mansioni anche ai dipendenti pubblici a tempo pieno. Bisogna comunque chiedere l’autorizzazione all’amministrazione di riferimento.

Partita IVA per insegnanti: regole e procedure

Gli insegnanti pubblici (elementari, medie, ecc), possono aprire una partita IVA, ma solo allo scopo di svolgere alcune attività. Nello specifico, è loro vietato svolgere attività di tipo imprenditoriale (commercio e industria) e non possono neanche esserne soci, se non quando la responsabilità del socio sia limitata per legge o per atto costitutivo della società. È quindi possibile possedere azioni di una Società per azioni o essere parte di una Società a responsabilità limitata.

Infatti, anche i dipendenti pubblici che possono aprire una partita IVA non hanno la possibilità di svolgere una serie di attività che potrebbero intromettersi con quella svolta per la Pubblica amministrazione. Gli insegnanti, in questo caso, possono svolgere attività di tipo professionale, che devono comunque venire preventivamente approvate dal dirigente scolastico.

Questo ne dovrà verificare la compatibilità con gli orari di insegnamento e gli impegni, e potrà rifiutare di dare il permesso se dovesse considerare l’attività incompatibile.

Quando è vietata la Partita IVA per il dipendente pubblico

Per i dipendenti pubblici con contratto a tempo pieno, la normativa italiana stabilisce il principio dell’esclusività del rapporto di lavoro con l’amministrazione pubblica. Questo principio, sancito dal Testo Unico sul Pubblico Impiego (D.Lgs. 165/2001), implica che tali dipendenti non possano svolgere altre attività lavorative, incluse quelle autonome con Partita IVA, al fine di garantire l’imparzialità e l’efficienza dell’azione amministrativa.

Anche per i dipendenti part-time con un orario superiore al 50% di quello full-time (oltre 18 ore settimanali), l’apertura di una Partita IVA è generalmente vietata. Questo perché l’impegno richiesto dal ruolo pubblico è considerato incompatibile con lo svolgimento di un’attività autonoma parallela.

Inoltre, indipendentemente dal tipo di contratto, l’apertura di una Partita IVA è proibita quando l’attività autonoma potrebbe generare conflitti di interesse con le mansioni pubbliche o compromettere l’imparzialità dell’amministrazione. Ad esempio, un dipendente pubblico non può avviare un’attività che interagisca direttamente con l’ente per cui lavora o che possa influenzare le decisioni amministrative in modo improprio.

È importante notare che alcune categorie di dipendenti pubblici, come i magistrati, i militari e le forze dell’ordine, sono soggette a restrizioni ancora più severe riguardo allo svolgimento di attività esterne, a causa della natura sensibile delle loro funzioni.

L’alternativa invece può essere quella di utilizzare la ritenuta d’acconto della prestazione occasionale. In questo caso, rispettando le regole della prestazione occasionale, si potranno svolgere alcune attività, sempre di tipo occasionale, sempre previo permesso dell’amministrazione.

L’amministrazione, infatti, valuterà sempre e comunque che non ci sia conflitto di interessi, seguendo comunque le regole presentate in precedenza, per il permesso speciale per chi svolge attività a tempo pieno.

Quali sono le sanzioni per chi non rispetta le regole

Il mancato rispetto delle normative relative all’incompatibilità tra lavoro pubblico e attività autonoma può comportare sanzioni sia per il dipendente sia per l’ente o il privato che ha conferito l’incarico non autorizzato.

Per il dipendente pubblico che svolge un’attività autonoma senza la necessaria autorizzazione o in violazione delle norme sull’incompatibilità, le conseguenze possono includere:
sanzioni disciplinari: l’amministrazione di appartenenza può avviare procedimenti disciplinari che, a seconda della gravità della violazione, possono portare a sanzioni che vanno dal richiamo scritto fino al licenziamento;
restituzione dei compensi: ai sensi dell’articolo 53, comma 7, del D.Lgs. 165/2001, il dipendente è tenuto a restituire i compensi percepiti per l’attività non autorizzata, che vengono devoluti al fondo per il miglioramento dell’efficienza dei servizi istituito presso l’amministrazione di appartenenza.

Per l’ente pubblico economico o il privato che conferisce un incarico a un dipendente pubblico senza la dovuta autorizzazione, è prevista una sanzione pecuniaria pari al doppio degli emolumenti corrisposti al dipendente. L’accertamento di tali violazioni e l’irrogazione delle relative sanzioni sono di competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e le somme recuperate sono acquisite al bilancio dello Stato.

È fondamentale, quindi, che sia i dipendenti pubblici sia gli enti o i privati che intendono avvalersi della loro collaborazione siano pienamente consapevoli delle normative vigenti e procedano con le necessarie autorizzazioni per evitare sanzioni e garantire la legittimità delle attività svolte.

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