Pensioni, scopre all’ultimo momento che non può andarci dopo 30 anni di lavoro. Ecco perché

Simone Micocci

5 Aprile 2025 - 09:25

Ho compiuto da poco 67 anni e dopo una carriera lunga 30 anni come segretaria part-time in un ufficio medico mi è stato detto che non raggiungo i requisiti per andare in pensione. Che posso fare?

Pensioni, scopre all’ultimo momento che non può andarci dopo 30 anni di lavoro. Ecco perché

Ci ha scritto in queste ore una lettrice a cui purtroppo abbiamo dovuto dare una brutta notizia: nonostante il compimento dei 67 anni di età, limite sufficiente per acquisire il diritto alla pensione di vecchiaia, non potrà smettere di lavorare. Il paradosso è che questa, pur avendo lavorato per 30 anni, non raggiunge il requisito minimo contributivo richiesto dalla normativa.

Immaginiamo cosa vi starete chiedendo: “ma come, non bastano 20 anni di contributi per accedere alla pensione di vecchiaia?” Effettivamente sì, nessun errore. Tuttavia dovete sapere che non sempre gli anni di lavoro corrispondono esattamente agli anni di contributi, poiché dipende se nel periodo lavorato si è guadagnato a sufficienza per assicurarsi una copertura contributiva della stessa durata.

Nel caso di specie, ad esempio, si tratta di una persona che ha lavorato per larga parte del tempo con orario part-time, percependo una retribuzione molto bassa e inferiore a quella richiesta per il riconoscimento di un anno di contributi. Purtroppo, ne è venuta a conoscenza quando era troppo tardi: oggi, infatti, non è nella condizione di poter intervenire per incrementare gli anni di contributi e arrivare al minimo richiesto, pertanto difficilmente riuscirà ad andare in pensione.

Storie come questa ci insegnano l’importanza di essere sempre informati sul proprio stato contributivo (è sempre possibile richiedere l’estratto conto, anche in autonomia dal sito Inps), così da poter eventualmente intervenire per tempo laddove si verifichino situazioni come questa.

Perché non può andare in pensione dopo 30 anni di lavoro?

Gentile lettrice, purtroppo le dobbiamo confermare che non c’è alcun errore dell’Inps nel rigetto della sua domanda di pensione. Il problema, come abbiamo già avuto modo di accennarle nel primo confronto telefonico, è che i contributi da lei versati non corrispondono al periodo lavorato.

Le spiego: affinché un anno di lavoro venga pienamente riconosciuto ai fini contributivi è necessario che la retribuzione percepita rispetti il minimale Inps, pari al 40% del valore annuo del trattamento minimo di pensione.

Nel 2025 il minimale settimanale per l’accredito dei contributi è pari a 241,36 euro. Questo significa che solo chi guadagna almeno 12.550,72 euro l’anno ha diritto al riconoscimento di un intero anno di contributi; in caso contrario bisognerà effettuare una proporzione.

Ad esempio, se consideriamo un lavoratore con retribuzione di 500 euro al mese, quindi 6.000 euro l’anno, ed effettuiamo la proporzione, ci rendiamo conto che in un anno di lavoro gli vengono riconosciute 24 settimane contributive anziché 52. Questo, quindi, dovrà lavorare per più di 2 anni per vedersene riconosciuto 1 ai fini della pensione.

È esattamente quanto successo a lei: il fatto che la sua carriera si sia svolta quasi interamente con contratto part-time l’ha portata spesso a percepire una retribuzione inferiore alla soglia minima indicata dall’Inps. Tant’è che se guardiamo il suo estratto contributivo - che lei stessa ci ha inviato per analizzare al meglio la sua situazione - notiamo che non ci sono 1.560 settimane contributive (52 settimane moltiplicate per 30 anni), ma solamente 1.000.

Gliene sarebbero bastate 1.040 per accedere alla pensione di vecchiaia, ma purtroppo al momento è lontana dal raggiungere questa soglia.

Cosa dovrebbe fare, quindi, per accedere alla pensione di vecchiaia? L’unica soluzione è quella di acquisire le restanti 40 settimane contributive, per le quali - con retribuzione settimanale di 241,36 euro lordi - potrebbe bastare anche meno di un anno di lavoro. Nel suo caso, considerando che come da lei indicato percepisce uno stipendio mensile lordo di circa 700 euro, quindi 9.100 euro l’anno, ce ne vorrà un po’ di più: con un anno di lavoro a queste condizioni economiche, infatti, riuscirà solo a maturare altre 37 settimane di contributi.

Le ricordiamo invece che in alternativa alla pensione di vecchiaia, ad esempio laddove non abbia voglia di restare per un altro anno e più al lavoro, può fare richiesta dell’Assegno sociale che per coloro che hanno un reddito pari a zero nel 2025 ha un importo non molto lontano da quello che lei ha percepito come stipendio (pari a circa 538 euro).

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