Proposta bipartisan: è arrivato il momento di ridurre l’Iva sulle ostriche. Insorgono i consumatori perché su pannolini, assorbenti, beni alimentari, l’Iva è più alta. Ecco chi avrà vantaggi.
Allo studio il nuovo decreto Iva, tra le proposte che arrivano dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida c’è ridurre l’Iva al 10% per le ostriche, un prodotto alimentare generalmente considerato bene di lusso. Restano le aliquote Iva elevate per pannolini, assorbenti e prodotti igienici femminili, seggioloni auto e acqua.
Ecco perché è necessario ridurre l’Iva sulle ostriche e lasciarla elevata su altri prodotti.
Perché ridurre l’Iva sulle ostriche?
Proposta la riduzione dell’Iva sulle ostriche al 10%, un bene generalmente considerato di lusso. Il costo delle ostriche varia in base a molti fattori, come la qualità, la regione in cui sono raccolte e la stagione. In genere, le ostriche di alta qualità e maggiormente selezionate costano di più rispetto a quelle di bassa qualità, meno selezionate.
Il prezzo può variare anche a seconda della regione in cui vengono allevate. Ad esempio, le ostriche provenienti dalle coste Irlandesi tendono ad essere più costose rispetto a quelle provenienti dalle coste Francesi o del Mediterraneo. Il costo varia anche in base alla stagione, in estate il prezzo è più elevato. In media una dozzina di ostriche di buona qualità costano tra i 20 e i 60 euro. All’ingrosso il prezzo è di circa 20 euro al chilo, molto più elevato dei 3,50 euro delle cozze. Proprio il prezzo alto porta a un minore acquisto.
L’idea del Ministro Lollobrigida è abbassare l’Iva su questo prodotto per aiutare gli allevatori di ostriche/pescatori a risollevare la loro economia messa a dura prova dai danni causati dal diffondersi del granchio blu, diciamo che potrebbe essere un modo per aiutare l’anello debole della filiera.
Si sa che i pescatori hanno vita piuttosto difficile, negli ultimi anni le difficoltà sono aumentate dal diffondersi del granchio blu. Gli aiuti finora messi a disposizione come incentivi per le reti di protezione, le agevolazioni alla cattura dei crostacei infestanti e i contributi al loro smaltimento non sono riusciti a risollevare gli incassi e allora la proposta diventa la riduzione dell’Iva. Occorre sottolineare che la proposta è stata solo riportata dal Ministro Lollobrigida che si è fatto portavoce delle istanze dei pescatori di Goro.
Proposta bipartisan, anche l’opposizione vuole l’Iva sulle ostriche al 10%
Non sono mancate polemiche e ironia. «Maestà il popolo ha fame! Date loro le ostriche!», ha ironizzato su Instagram Italia Viva, riferendosi alla celebre battuta attribuita a Maria Antonietta di Francia.
Nonostante però questi accenni di opposizione sembra che sulla proposta il Parlamento sia piuttosto concorde, infatti potrebbero votare a favore anche gli esponenti di Pd e M5S, è scontato l’appoggio di Lega e Forza Italia.
Gli italiani, d’altronde, sono grossi consumatori di ostriche, circa 10 mila tonnellate l’anno che però nella maggior parte dei casi sono di importazione. La proposta dovrebbe quindi accompagnarsi a politiche attive volte a incrementare la produzione interna sfruttando i circa 7.000 km di costa dell’Italia.
Aliquote Iva, pannolini, assorbenti, seggiolini auto e tartufi: iniquità della tassazione
La proposta, come, visto è accolta bipartisan, ma non manca chi sottolinea la scarsa eticità di questa scelta che andrebbe di fatto a favorire chi può permettersi di acquistare beni di lusso, mentre restano con un’elevata Iva prodotti essenziali di uso quotidiano.
La polemica fa in modo che si riparli di tampon tax, cioè l’Iva sugli assorbenti pari al 10%. Per un solo anno, il 2023, la stessa era stata ridotta al 5%, ma poi questa piccola agevolazione finì in cantina.
Questa non è l’unica stranezza in Italia, infatti, in Italia i prodotti alimentari scontano un’Iva al 4% per alcuni beni essenziali, ad esempio farina, ortaggi e latte non zuccherato. Altri prodotti alimentari sono, invece, tassati al 10% e, infine, ci sono molti alimenti con Iva al 22% come la crema al cacao da spalmare, oppure l’acqua.
Polemiche vi sono anche per l’Iva al 5% per i tartufi si tratterebbe di un prodotto di lusso che però sconta la stessa Iva delle erbe aromatiche.
Tra i beni obbligatori, quindi essenziali, con un’Iva che non riflette tale essenzialità, vi è, infine, il seggiolino auto che è obbligatorio, deve rispettare alcuni standard che di fatto lo rendono costoso, ma è al 22%.
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