Ecco cosa prevede la legge sulla possibilità di partecipare ai concorsi pubblici all’estero (e sulla candidatura di cittadini stranieri).
I concorsi pubblici hanno una grande attrattiva per chi è alla ricerca di lavoro, promessa di stabilità e sicurezza, senza contare i numerosi campi interessanti in cui possono spaziare. Di solito, si tengono d’occhio i concorsi pubblici per una particolare professione, a seconda delle aspirazioni personali, o in modo più generale quelli compatibili con i propri titoli di studio e la propria esperienza. Nella stragrande maggioranza dei casi, comunque, si fa riferimento ai concorsi pubblici indetti nella propria nazione, in questo caso ovviamente l’Italia.
Sempre più persone, tuttavia, sono incuriosite dalle possibilità offerte all’estero, magari per aumentare la possibilità di realizzare il proprio sogno o semplicemente stabilirsi altrove. A questo punto sorge però un dubbio di grande importanza: è possibile partecipare a concorsi pubblici all’estero? In effetti il concorso pubblico rappresenta in modo molto evidente lo Stato di riferimento, perché permette di entrare a far parte personalmente del suo centro: la Pubblica amministrazione.
Quest’ultima, diramata nei vari settori, è ciò che permette allo Stato di esercitare le sue funzioni e di dirigere le proprie materie di competenza. Non è soltanto un’opportunità di lavoro, per quanto spesso allettante, ma un modo per prendere parte attivamente alla crescita del Paese, rappresentandolo anche per certi versi. È quindi più che lecito domandarsi se questa sia possibilità sia riservata ai cittadini o se, invece, ci siano anche delle opzioni per chi punta ad altri Stati.
Si può partecipare ai concorsi pubblici all’estero?
Come regola generale, non è vietato partecipare ai concorsi pubblici all’estero. Non ci sono, cioè, espliciti divieti nella legge italiana che impediscono l’accesso alle professioni pubbliche al di fuori del nostro Paese. Esistono tuttavia delle regole di riferimento per la selezione dei candidati e per la determinazione dei requisiti, come ovviamente in ogni altro Stato del mondo. Il concetto di riferimento è quindi il seguente: agli italiani non è vietato partecipare ai concorsi pubblici all’estero, ma il Paese di riferimento potrebbe comunque impedire loro la partecipazione. Di fatto, poi, non ci sono regole generali in questo senso, almeno nella maggior parte dei casi.
Ciò significa che bisogna necessariamente guardare alle caratteristiche specifiche di ogni singolo concorso. Per lo più bisogna adottare lo stesso metodo in uso per i concorsi in Italia, dalla pubblicazione dei bandi alla scoperta dei requisiti (attivandosi prontamente per le eventuali procedure di riconoscimento dei titoli), a meno di trovarsi in circostanze particolari. Non è comunque il caso di chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, quanto piuttosto di chi già ricopre un ruolo all’interno della Pubblica amministrazione italiana e potrebbe essere soggetto a limitazioni specifiche. Bisogna quindi verificare di non contrastare i propri doveri e responsabilità.
Di regola, è ammessa la partecipazione ai reciproci concorsi pubblici per i cittadini dell’Unione europea, tanto che anche in Italia la maggior parte delle volte indica proprio questo requisito in alternativa alla cittadinanza italiana. Sempre prendendo come esempio i concorsi pubblici italiani, però, accade anche che sia espressamente richiesta la cittadinanza italiana o che, viceversa, la selezione sia aperta ai soggetti in possesso di permesso di soggiorno. Non si tratta di criteri lasciati alla discrezionalità. L’articolo 2 del Dpcm n. 174/1994 chiede infatti esclusivamente la cittadinanza italiana per:
a) funzioni che comportano l’elaborazione, la decisione, l’esecuzione di provvedimenti autorizzativi e coercitivi;
b) funzioni di controllo di legittimità e di merito.
La restrizione è quindi limitata ad alcune professioni nell’ambito pubblico, secondo la giurisprudenza perfettamente giustificata dalla richiesta costituzionale di servizio esclusivo alla Nazione, nonché dall’insieme di interessi nazionali in gioco. Proprio per questi motivi, molti Paesi adottano regole simili, limitando l’accesso degli stranieri ad alcuni campi del pubblico impiego. Al di fuori di queste eccezioni, la partecipazione al concorso non è vietata, nel limite dei requisiti specifici. Per esempio, è di norma possibile diventare insegnanti all’estero. Infine, è bene evidenziare la più importante eccezione in questo senso, quella riguardante il servizio militare e l’arruolamento (per vie legali o meno). Ai cittadini italiani è vietato combattere per un altro Paese, salvo espressa autorizzazione/richiesta governativa, e anzi configura un reato. Lo stesso principio vale in quasi tutto il mondo.
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