Taglio al cuneo fiscale, chi rischia di doverlo restituire nel 2026?

Patrizia Del Pidio

3 Marzo 2025 - 15:13

Bisogna fare attenzione a richiedere il taglio del cuneo fiscale quest’anno perché il meccanismo è cambiato e si rischia di dover restituire parte delle somme.

Taglio al cuneo fiscale, chi rischia di doverlo restituire nel 2026?

Il taglio al cuneo fiscale nel 2025 cambia meccanismo di calcolo e se per capire la spettanza, basta controllare le buste paga di inizio anno, va sottolineato che potrebbero verificarsi situazioni di conguaglio che potrebbero portare alla restituzione delle somme percepite. Chi rischia di dover restituire il taglio al cuneo fiscale? Per capirlo è necessario prima capire come funziona nel 2025 e cosa cambia rispetto all’anno passato.

Il taglio al cuneo fiscale è passato dall’essere uno sgravio contributivo a essere uno sgravio fiscale: se prima il bonus veniva riconosciuto come una diminuzione dei contributi a carico dal lavoratore dipendente, ora è riconosciuto come una sorta di taglio dell’Irpef da versare. Già solo nella definizione che cambia, si intuisce che muta anche il reddito di riferimento.

Come cambia il taglio del cuneo fiscale

Dalle diverse simulazioni effettuate confrontando come il taglio influiva sullo stipendio lo scorso anno e quest’anno, si può notare fino a 22.000 euro lo scostamento, che per quasi tutti i redditi è in negativo nel 2025 rispetto al 2024, è abbastanza basso anche se tocca anche punte importanti (124 euro annui in meno). A partire dai 22.000 euro e fino a 35.000 euro si attesta tra i 20 e i 35 euro annui in meno.

Per i redditi da 35.000 a 40.000, visto che lo scorso anno non percepivano il beneficio, si parla di una differenza che varia dai 1.000 euro riconosciuti a redditi fino a 35.000 euro fino a 459 euro in più che spettano per redditi che arrivano a 40.000 euro.

A cambiare, oltre agli importi, è il meccanismo di calcolo: nel 2024 la base imponibile per la spettanza era l’imponibile previdenziale sul quale si applicava lo sconto del 7% o del 6% su tredici mensilità.

Nel 2025 il calcolo diventa più complicato perché si deve prendere a riferimento l’imponibile fiscale: non si prende più a riferimento solo il reddito da lavoro dipendente, quindi, ma anche altri eventuali redditi percepiti dal lavoratore.

Il rischio di restituzione chi riguarda?

Fino a 20.000 euro è riconosciuto un bonus percentuale variabile che scende al crescere del reddito. Per redditi da 20.000 a 32.000 euro è riconosciuta una detrazione aggiuntiva di 1.000 euro mentre da 32.000 a 40.000 la detrazione si riduce progressivamente al crescere del reddito.

Per chi ha solo reddito da lavoro dipendente non si corre nessun rischio perché il datore di lavoro calcola sul reddito annuo la spettanza mensile. Il problema si pone per chi ha altri redditi.

Anche se l’imponibile previdenziale tra 2024 e 2025 resta inalterato, il cambio del taglio al cuneo fiscale va a modificare l’imponibile fiscale. Questo potrebbe determinare, a conguaglio, una perdita del diritto del taglio: nel 2024 il diritto era calcolato sul reddito da lavoro dipendente e basta, nel 2025, invece, se ci sono altri redditi oltre quello da lavoro dipendente cambia l’imponibile fiscale del soggetto e questo influisce anche sul taglio la cui detrazione deve essere ricalcolata.

Il datore di lavoro, infatti, applica il taglio ai redditi che conosce, ovvero ai redditi che il dipendente percepisce dall’azienda. Ma se il lavoratore ha anche altri redditi e il datore di lavoro non lo sa, si rischia che venga riconosciuta una detrazione più alta di quella realmente spettante con conseguente restituzione di parte delle somme a conguaglio.

Per chi percepisce anche altri redditi, quindi, la soluzione ideale è quella di:

  • scegliere che il taglio al cuneo fiscale venga riconosciuto solo a conguaglio, se spettante;
  • che le somme mensili per il 2025 vengano calcolate a titolo di somma integrativa o di ulteriore detrazione sulla base di un reddito presunto che tenga conto anche degli altri redditi.

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