Perché spread BTP-Bund schizza (con un balzo di oltre +7%?) Stasera verdetto Fitch sul rating dell’Italia.
Mentre gli investitori di tutto il mondo continuano a darsi alla fuga dalle azioni di tutto il mondo, la buona notizia per l’Italia è che i buy sui BTP, ovvero sui titoli di Stato italiani, continuano. La pessima notizia, che sembra di per sé una contraddizione, è che lo spread BTP-Bund a 10 anni, invece, punta con decisione verso l’alto.
Il differenziale tra i rendimenti dei BTP e i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni balza infatti di più del 7%, tornando a superare la soglia psicologica di 120 punti base e posizionandosi così a livelli decisamente superiori rispetto a quella che è nota al pubblico degli addetti ai lavori, ma anche a molti italiani, come soglia target del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Target che, tra l’altro, nel mese di dicembre, per la gioia del governo Meloni, era stato anche battuto.
Ci sono Titoli di Stato e Titoli di Stato. E con avversione al rischio si comprano più Bund che BTP
La spiegazione del movimento dello spread BTP-Bund a 10 anni è semplice: i buy sui BTP, in effetti, ci sono, come dimostra il calo dei rendimenti dei Titoli di Stato italiani, che arretrano di 7 punti base, scendendo fino al 3,70%.
Gli investitori, tuttavia, in un clima di forte e storica avversione al rischio che sta penalizzando le borse a livelli record della storia - il Ftse Mib di Piazza Affari ha perso nei minimi intraday fino a oltre il 7%, zavorrato da vendite violente che hanno travolto e travolgono tuttora le azioni delle banche italiane - si rifugiano negli asset considerati più sicuri.
In generale, si sa che in momenti di incertezza, tra le azioni e i bond, si privilegiano questi ultimi.
Ci sono tuttavia bond e bond.
E la differenza tra i Bund tedeschi e i BTP italiani è innegabile, in quanto la Germania, per quanto abbia deciso di derogare allo stesso principio che ha fatto la sua storia e che è inciso nella sua Costituzione - quello del pareggio del bilancio, che trova la sua ragione di essere più profonda nella stessa etimologia della parola debito (schuld in tedesco, che significa anche colpa) - rimane un Paese europeo considerato tra i più affidabili, che può tuttora fieramente sbandierare un rating pari alla Tripla A, riconosciuto dalle tre famose agenzie di rating sorelle S&P, Moody’s e Fitch: qualcosa che gli stessi Stati Uniti non possono più fare, in quanto sia Standard & Poor’s che Fitch hanno strappato al debito americano il massimo dei voti, riconosciuto ora solo da Moody’s.
In tempi di tempeste finanziarie più o meno perfette, come è quello a cui stiamo assistendo in queste ore a causa dell’annuncio shock dei dazi di Trump, per quanto presi nel loro insieme possano fare più gola rispetto alle azioni, anche i Titoli di Stato vengono passati attentamente al setaccio da chi deve decidere come muoversi sui mercati.
E, in quanto espressione di un debito-PIL dell’Italia destinato a oscillare attorno al 140%, inevitabilmente i BTP, ovvero i Titoli di Stato italiani, appaiono meno appetibili - in un contesto di elevata incertezza e di forte avversione al rischio come quello che stiamo vivendo - rispetto ai Bund, espressione di un Paese, la Germania che presenta invece casse dello Stato che versano in condizioni tuttora invidiabili, a dispetto dell’avvento del bazooka fiscale di 500 miliardi di euro che sta per essere lanciato da Berlino.
La fiducia nella carta tedesca è rappresentata in modo illustre proprio dal trend di oggi dei Bund, che vedono i loro rendimenti crollare di 14 punti base, al 2,51% (ma nelle ore precedenti erano precipitati fino a -16 punti base), beneficiando della pioggia di buy arrivata dai trader.
Spread BTP-Bund in rialzo, l’Italia rimane marchiata dall’angoscia del debito pubblico
A puntare con decisione verso il basso, anche in questo caso molto più dei rendimenti degli altri titoli di Stato come BTP, sono anche i rendimenti dei Titoli di Stato olandesi, che segnano un crollo di 11 punti base, scivolando fino al 2,76%.
Il motivo è lo stesso: la maggiore affidabilità dei conti pubblici dell’Olanda rispetto all’Italia.
Il calo inferiore dei rendimenti dei BTP rispetto allo scivolone dei rendimenti dei Bund si traduce di conseguenza in un allargamento dello spread BTP-Bund a 10 anni, fino a oltre 120 punti base.
Il trend di oggi è la prova di come, nei momenti di avversione al rischio, la carta italiana rischi più di altri bond sovrani di finire sotto attacco, proprio a causa della zavorra del debito pubblico che continua ad angosciare le casse dello Stato italiano.
Detto questo, sono stati gli stessi Bund tedeschi a essere attaccati più volte in diverse sedute, nel mese di marzo, in attesa e sulla scia della presentazione in data 4 marzo del bazooka fiscale da 500 miliardi di euro che ha inaugurato quella che è stata interpretata alla stregua di una vera e propria rivoluzione fiscale in Germania.
Da allora, non sono mancate previsioni più o meno allarmanti e outlook anche estremi sulla carta tedesca. Tra i possibili scenari, anche quello di un eventuale azzeramento dello spread BTP-Bund a 10 anni. In generale, più volte è stata sottolineata la necessità di guardare ormai oltre lo spread.
Spread BTP-Bund a 10 anni torna a “contare”. Focus anche sui Treasury. Attesa per verdetto rating Fitch
Lo spread BTP-Bund oggi è tornato invece a contare, a ricordare come nei momenti di estremo nervosismo sui mercati gli investitori prendano coscienza di quelli che sono i Paesi con i conti a posto, e quelli che assistono tuttora all’emorragia del bilancio.
Intanto, occhio al vero motivo che sta facendo da market mover oggi dell’azionario e del mercato dei Titoli di Stato: la paura di una recessione provocata dalla guerra dei dazi lanciata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’altro ieri, con la presentazione di una lista di tariffe imposte contro più di 180 economie di tutto il mondo; e, di conseguenza, la prospettiva, per quanto riguarda i bond sovrani dell’area euro, di tagli dei tassi più aggressivi da parte della BCE di Christine Lagarde.
In queste ultime ore i rendimenti dei BTP, dei Bund e in generale della carta sovrana dell’Eurozona si sono allineati al forte tonfo dei rendimenti dei Treasury a 10 anni che, per primi, dopo gli annunci dei dazi di Trump, hanno scontato il timore di un forte peggioramento degli stessi fondamentali economici degli Stati Uniti.
I rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno bucato anche la soglia del 4%, capitolando ai minimi dal mese di ottobre.
Tuttora, a dispetto dei numeri arrivati con la pubblicazione dei NonFarm Payrolls, ovvero del report occupazionale USA, i rendimenti dei titoli di Stato USA continuano a crollare, scivolando anche al di sotto della soglia del 3,5%, a fronte dell’ennesimo capitombolo di Wall Street che replica praticamente il trend della vigilia.
Dopo essere affondato di quasi 1.700 punti alla vigilia, il Dow Jones capitola infatti anche oggi, soffrendo un tonfo di più di 1.200 punti, mentre lo S&P 500 e il Nasdaq scendono entrambi del 3,5% circa.
Il sentiment di ulteriore avversione al rischio è stato riacceso oggi dalla notizia relativa alla decisione del governo di Pechino di rispondere alla sberla USA arrivata con i dazi di Trump con l’imposizione di tariffe, pari al 34%, sui prodotti che la Cina importa dagli States.
Lo spettro dell’inizio di una nuova guerra commerciale tra l’America di Trump e la Cina si è fatto dunque realtà, convincendo gli investitori a continuare a mollare le azioni, volgendo lo sguardo ad altri asset considerati più sicuri. E se si deve scegliere tra i Bund a rating tripla A e i BTP che hanno rating BBB (tra l’altro proprio per stasera è atteso il verdetto di Fitch), gli investitori per ora preferiscono posizionarsi di più sui titoli di Stato della Germania.
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