Dazi, Trump ha deciso. Ecco cosa succede all’Unione Europea

Ilena D’Errico

2 Aprile 2025 - 22:53

Trump ha annunciato i dazi reciproci, ecco cosa succede all’Unione europea con le nuove misure.

Dazi, Trump ha deciso. Ecco cosa succede all’Unione Europea

L’attesa sembrava interminabile, ma è finita. Tutto il mondo è rimasto incollato all’annuncio di Donald Trump per scoprire le nuove misure decise dagli Stati Uniti, tra tariffe e dazi che si ripercuotono sui mercati internazionali. Non a caso il discorso del tycoon arriva subito dopo la chiusura di Wall Street, in quello che viene promesso ai cittadini statunitensi come il “giorno della liberazione”, l’occasione per ridare agli americani quanto perso in questi anni che hanno penalizzato l’industria locale.

Trump intende ripagare il debito nazionale grazie ai dazi a carico dei vari Stati, accusati di aver guadagnato a spese dell’America rallentandone la crescita e di aver svantaggiato la concorrenza attraverso le tassazioni. Portando avanti lo slogan che ha caratterizzato fortemente la sua seconda candidatura alla Casa Bianca, “make America great again”, Donald Trump ha così firmato l’ordine esecutivo definito “storico” che mette finalmente fine alle incertezze di tutto il mondo. Ecco cos’ha deciso: le misure più rilevanti per l’Unione europea.

Dazi al 25% sulle auto prodotte all’estero

Nei primissimi minuti del discorso, Donald Trump ha confermato l’entrata in vigore dei dazi del 25% sulle auto importate, confermando quanto sostenuto nei giorni precedenti. Le nuove tariffe entrano in vigore proprio a partire dal 2 aprile 2025, promettendo agli Stati Uniti circa 100 miliardi di dollari all’anno in più grazie al solo settore automotive. I Paesi più colpiti saranno i maggiori venditori di auto agli Usa, in ordine di priorità Messico, Corea del Sud, Giappone, Canada e Germania. Per l’Italia l’impatto diretto è davvero minimo. Il nostro Paese esporta verso gli Stati Uniti una quantità decisamente modesta di auto e componenti, per quanto questi ultimi siano venduti a molti Stati che importano auto agli Stati Uniti (tra cui proprio la Germania) colpendo indirettamente anche l’Italia.

Dazi reciproci, “basta essere gentili”

Nell’insieme di dazi doganali reciproci annunciati dal tycoon ci sono cifre impressionanti, addirittura dovute secondo Trump, che li considera una risposta equa alle barriere monetarie e alle tariffe imposte. All’insegna di “America first”, è ora di mettere fine alla “gentilezza americana” secondo Donald Trump non reciproca. In particolare, sono stati citati i dazi fino al 300% applicati dal Canada sui prodotti del reparto lattiero-caseario e quelli sul riso applicati dal Giappone e della Corea del Sud, rispettivamente fino al 700% e al 513%. Nella maggior parte dei casi, i dazi stabiliti da Trump sono inferiori rispetto a quelli parimenti applicati dagli altri Stati, in particolare della metà per molti Stati e anche per l’Unione europea, a cui toccano tariffe del 20%. Di seguito l’elenco completo:

  • Cina: 34%
  • Ue: 20%
  • Vietnam: 46%
  • Taiwan: 32%
  • Giappone: 24%
  • India: 26%
  • Corea del Sud: 25%
  • Thailandia: 36%
  • Svizzera: 31%
  • Indonesia: 32%
  • Malesia: 24%
  • Cambogia: 49%
  • Regno Unito: 10%.

Misure finalmente eque secondo il tycoon, che invita a produrre nel territorio statunitense chi è scontento delle nuove tariffe.

Dazi al 20% per l’Unione europea, “ci hanno derubato per anni”

È un momento importante per l’Unione europea, accusata in diretta da Donald Trump di aver derubato per anni gli Stati Uniti attraverso le proprie misure (e gli aiuti ricevuti), presentando i dazi al 20% come una misura equa e giusta. Molti economisti si aspettavano già una percentuale simile e l’Unione europea è pronta a ribattere senza rinunciare ancora al dialogo con lo storico alleato. Secondo le stime dell’Istituto per gli studi di Politica internazionale queste tariffe dovrebbero portare un introito aggiuntivo di circa 200 miliardi di dollari l’anno per gli Stati Uniti, con una perdita dello 0,2% del Pil, la metà rispetto alle stime per l’Unione europea che ammontano a -0,4%. Ciò senza contare le eventuali ritorsioni ai dazi europei, un motivo in più per cui secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “non conviene a nessuno” una guerra commerciale. Italia e Unione europea si preparano a reagire se necessario, secondo Meloni, ma per il momento si cerca di privilegiare il dialogo e limitare conseguenze estremamente dannose per tutto il mondo.

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