La domanda vera è: siamo pronti a gestire un nuovo colpo di coda del ciclo economico globale? Abbiamo gli strumenti per affrontarlo o continueremo ad aggrapparci al mantra del “navigare a vista”?
Sono ormai venticinque anni che le imprese italiane operano in un clima di instabilità e incertezza economica. Anni in cui l’eccezionalità è diventata ordinaria, e l’emergenza – fiscale, normativa, finanziaria o geopolitica – si è trasformata in uno sfondo costante.
Questa lunga apnea ha prodotto, soprattutto per le aziende di piccole dimensioni, una sorta di adattamento passivo: un’abitudine all’imprevedibilità che, anziché stimolare innovazione e reattività, ha finito per giustificare, diventandone alibi, l’immobilismo.
Nel frattempo, però, il mondo è cambiato. Gli Stati Uniti, dopo aver evitato la recessione pur in un contesto di forte instabilità politica e commerciale, stanno mostrando segnali contrastanti. E se la loro traiettoria economica dovesse davvero deviare, l’onda lunga si abbatterebbe inevitabilmente sull’Europa e sull’Italia. Ma la domanda vera è: siamo pronti a gestire un nuovo colpo di coda del ciclo economico globale? Abbiamo gli strumenti per affrontarlo o continueremo ad aggrapparci al mantra del “navigare a vista”? [...]
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