NASpI e partita IVA sono compatibili, ma a determinate condizioni. Di seguito tutto quello che c’è da sapere per non perdere l’indennità.
Se stai percependo la NASpI e vuoi aprire una partita IVA ti starai di certo chiedendo se c’è compatibilità tra le due opzioni. In sintesi, come fare a non perdere la disoccupazione anche volendo svolgere una attività lavorativa come autonomo o freelance?
Nella guida che segue daremo le risposte a queste domande. Attenzione massima, innanzitutto, alle regole per la disoccupazione: a decorrere dall’1 gennaio 2025 l’indennità, infatti, è stata rinnovata con l’introduzione di nuovi requisiti voluti dal governo Meloni, con lo scopo di limitare i casi in cui ad accedere a questa prestazione sono coloro che non ne avrebbero diritto.
Una volta chiariti i requisiti aggiornati per avere accesso alla NASpI, si può spiegare in quali casi è possibile conciliare l’indennità con l’apertura della partita IVA. La compatibilità tra indennità e lavoro autonomo è prevista, ma soltanto se sono soddisfatti alcuni requisiti.
Cosa si intende per NASpI, ovvero la disoccupazione
La NASpI - Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego - è l’indennità di disoccupazione (istituita dal decreto 22/2015 in sostituzione dell’Aspi e della MiniAspi) erogata su domanda dell’interessato per far fronte alle difficoltà economiche derivate dalla perdita del lavoro.
In generale, per attivare la concessione del contributo devono essere soddisfatti due requisiti fondamentali:
- lo stato di disoccupazione involontaria;
- avere non meno di 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione
La durata dell’indennità di disoccupazione è calcolata in base alla storia contributiva del beneficiario e non può essere erogata per più di 24 mesi.
Le condizioni per l’accesso alla disoccupazione sono:
- essere stato un lavoratore subordinato;
- aver perso involontariamente l’occupazione;
- rientrare in queste categorie: dipendente privato; apprendista; socio lavoratore di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni;
- operaio agricolo a tempo indeterminato dipendenti dalle cooperative e loro consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici prevalentemente propri o conferiti dai loro soci;
- non avere meno di 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
- aver dichiarato di essere immediatamente disponibile a lavorare, inviando un’istanza al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro
Da sapere che le norme contenute nel disegno di legge “Collegato lavoro” presentano delle novità in vigore dal 2025 per individuare a chi spetta la disoccupazione.
La prima riguarda le assenze ingiustificate del lavoratore. Se la mancanza sul posto di lavoro dura più tempo del termine fissato dal Ccnl o, in mancanza, per oltre 15 giorni, il rapporto è considerato finito per volontà del lavoratore che, quindi, si presume sia un dimissionario volontario e senza diritto alla Naspi.
A maggiore garanzia del lavoratore, invece, viene riconosciuta nella Manovra 2025 la possibilità di accedere alla disoccupazione anche per dimissioni volontarie se sono state maturato 13 settimane di contribuzione all’indomani della cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro.
Cos’è una partita IVA e quando si apre
La partita IVA è un codice numerico di 11 cifre che identifica un lavoratore autonomo, un professionista o un’azienda ai fini fiscali. È necessaria quando si svolge un’attività in modo abituale e continuativo per la quale si emettono fatture.
Puoi aprirla in tre modi:
- online sul sito dell’Agenzia delle Entrate con il modulo AA9/12 (per persone fisiche) o AA7/10 (per società);
- tramite un commercialista (scelta consigliata per evitare errori);
- presso un CAF o un patronato che offre assistenza fiscale
Una volta aperta la partita IVA, il contribuente deve scegliere il regime fiscale più adatto alla propria attività.
Regime forfettario: destinato a chi ha ricavi o compensi fino a 85.000 euro annui. Offre una tassazione agevolata con un’imposta sostitutiva e semplificazioni negli adempimenti contabili.
Regime ordinario: applicato automaticamente a chi supera i limiti del regime forfettario o sceglie volontariamente di aderirvi. Prevede la contabilità ordinaria e l’applicazione delle aliquote IRPEF progressive.
In generale, il lavoratore è tenuto ad aprire la partita IVA per emettere fattura per un bene venduto o servizio prestato, laddove svolga un’attività che ha le due seguenti caratteristiche:
- professionalità, in quanto rappresenta l’effettivo lavoro svolto;
- continuità, in quanto si tratta di attività compiuta con costanza e organizzazione, e non avente dunque carattere di sporadicità.
Nel caso in cui la propria attività non abbia i requisiti appena menzionati, può essere svolta come prestazione occasionale. Inoltre, se l’interessato ha i requisiti per accedere al cd. regime forfettario, potrà avvalersi di una tassazione agevolata (5% per i primi 5 anni, poi 15%).
Se apro la partita IVA perdo la disoccupazione? Ecco quando sono compatibili
La compatibilità tra ricezione della NASpI e apertura della partita IVA c’è, ma a determinate condizioni. Quando sono compatibili?
In sintesi, ecco cosa c’è da sapere:
- se il lavoratore con la partita IVA aperta è anche lavoratore subordinato, può aver diritto all’indennità di disoccupazione Naspi, ovvero il citato sussidio che spetta alla generalità dei dipendenti;
- chi ha la partita IVA aperta, imprenditore o libero professionista ma non ha lavorato alle dipendenze, non ha diritto alla Naspi, poiché la prestazione in oggetto vale per legge soltanto a favore della generalità dei lavoratori subordinati (ci sono tuttavia delle categorie escluse, come ad es. i lavoratori del pubblico impiego a tempo indeterminato);
- combinare NASpI e partita IVA è dunque possibile sia per chi ha interrotto un rapporto di lavoro dipendente e poi ha scelto di dedicarsi all’attività di lavoratore autonomo, aprendo una partita Iva, sia per chi ha perso il proprio lavoro come dipendente - disponendo già in precedenza di una partita Iva
Condizioni e limiti alla NASpI per chi possiede la partita IVA
Per rendere la compatibilità tra partita IVA e percezione NASpI legale, bisogna sapere che vanno rispettate queste condizioni:
- se la persona ha già una partita IVA aperta, al momento della richiesta di NASpI, dovrà indicare questo dato all’Inps e inserire l’ammontare del reddito incassato nell’anno anteriore;
- se invece la persona apre la partita IVA dopo aver iniziato a percepire la NASpI, dovrà indicare il presunto reddito che ritiene di poter generare con la nuova attività di lavoratore autonomo
Sulla scorta di quanto dichiarato, l’importo della disoccupazione potrà subire dei tagli. Sono questi i limiti della compatibilità a livello di quanto percepito. Nello specifico, se il reddito da partita IVA dichiarato:
- è pari a zero non vi sarà alcuna riduzione dell’indennità;
- se è compreso tra 1 euro e 4.800 euro vi sarà una decurtazione della Naspi in proporzione ai redditi incassati grazie all’attività autonoma. In particolare, la riduzione è uguale all’80% del reddito comunicato all’Inps ogni anno. Pertanto, se ad es. si percepiscono 3mila euro l’anno dalla partita Iva la riduzione della Naspi è pari a 2.400 euro annui (l’80% dei 3mila euro percepiti) e pari a 200 euro al mese;
- se invece va oltre i 4.800 euro avremo l’esclusione della NASpI e la decadenza dallo stato di disoccupazione
L’interessato dovrà rendere noto all’Inps il proprio reddito servendosi del modulo ad hoc, scaricabile sul sito dell’istituto di previdenza o compilabile direttamente sul web. Sulla scorta di quanto dichiarato, Inps potrà perciò modificare l’importo incassato ogni mese.
NASpI anticipata e partita IVA: ecco le regole per ottenerla
Un altro caso da approfondire è la compatibilità tra NASpI anticipata e partita IVA.
L’anticipo Naspi è quello strumento che consente di beneficiare dell’importo spettante a titolo di indennità di disoccupazione in un’unica soluzione (anziché mensilmente). Uno strumento importante, condizionato però da un aspetto fondamentale: l’importo ricevuto deve servire per avviare un’attività come lavoratore autonomo.
L’anticipo, infatti, viene riconosciuto a chi avvia un’attività autonoma, come una partita IVA, per finanziare l’inizio dell’attività lavorativa.
Detta Naspi anticipata potrà essere domandata e ottenuta sia in caso di previa partita IVA, sia in caso di sua successiva apertura. C’è però una condizione: se da una parte l’interessato potrà avvalersi subito di tutta la somma delle indennità, dall’altra dovrà tuttavia considerare che detto meccanismo limita la possibilità di firmare un nuovo contratto di lavoro dipendente per i 2 anni successivi.
Come spiegato in un nostro articolo dedicato, se prima della scadenza del periodo indennizzato viene intrapresa un’attività come lavoratore subordinato l’intero importo della Naspi anticipata va restituito.
Se ad esempio avete preso 8.000 euro per il periodo che va da aprile 2023 ad aprile 2025 e a febbraio di quest’anno venite assunti, dovete restituire all’Inps l’intero importo ricevuto e non solo la somma che fa riferimento alle mensilità di marzo e aprile 2025.
Ci sono delle limitazioni a questa condizione, introdotte da una sentenza della Corte Costituzionale, la quale ha individuato delle casistiche in cui la restituzione della NASpIè solo parziale, in quanto limitata al periodo residuo successivo all’avvio dell’attività di lavoro subordinato. (lo spieghiamo nell’articolo sull’anticipo NASpI).
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