Pensione di vecchiaia, se sei tra questi lavoratori continui ad andarci prima di 67 anni

Simone Micocci

4 Aprile 2025 - 09:38

Aumenta l’età per il pensionamento, ma dal 2027 questi lavoratori continuano ad andarci prima dei 67 anni.

Pensione di vecchiaia,  se sei tra questi lavoratori continui ad andarci prima di 67 anni

Dal 2027 si andrà in pensione dopo i 67 anni visto che - come confermato dall’Istat - è previsto un nuovo adeguamento con le speranze di vita dopo i 65 anni che porterà a un incremento di 3 mesi per l’età pensionabile.

Tuttavia, ci sono lavoratori che continuano ad andarci prima dei 67 anni. Ovviamente ci sono tutti coloro che soddisfano i requisiti per la pensione anticipata che - nonostante subirà un incremento del requisito contributivo - continuerà a permettere il pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica. Lo stesso vale per chi rientra nella platea che può accedere all’opzione contributiva della pensione anticipata, per i quali il diritto al collocamento in quiescenza si raggiunge al compimento dei 64 anni di età, più altri 3 mesi una volta che ci sarà l’adeguamento.

Qui però vogliamo concentrarci su una terza categoria, ossia coloro che anche dopo il 2027 continueranno ad accedere alla pensione di vecchiaia con meno di 67 anni di età. Già oggi, infatti, ci sono delle categorie di lavoratori ai quali la legge riconosce un trattamento agevolato ai fini della pensione: vediamo di chi si tratta e cosa cambierà per loro dal 2027.

Chi può accedere prima alla pensione di vecchiaia

Oggi il diritto alla pensione di vecchiaia si raggiunge al compimento dei 67 anni di età, con almeno 20 anni di contributi. Nel solo caso dei cosiddetti contributivi puri, ossia coloro che non hanno contributi versati prima dell’1 gennaio 1996, è richiesto un ulteriore requisito, di tipo economico: l’importo della pensione deve essere almeno pari al valore corrente dell’Assegno sociale.

Tuttavia, questi requisiti non si applicano per tutti. A 67 anni, infatti, ci si è arrivati nel 2019, quando ci fu un adeguamento con le speranze di vita che ha portato a un incremento di ben 5 mesi. Questo adeguamento, però, non è stato applicato nei confronti di tutti i lavoratori. Ne sono stati esclusi, infatti, i lavoratori addetti ad attività gravose o particolarmente faticose e pesanti come descritte dal decreto legislativo n. 67 del 2011 e dalla circolare Inps n. 126 del 2018:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
  • lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo n. 67/2011;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

A questi lavoratori si aggiungono poi coloro che fanno parte di una tra queste quattro categorie:

  • lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti di cui all’articolo 2 del decreto 19 maggio 1999 del Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale;
  • lavoratori notturni, come definiti dal decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, che possano far valere una determinata permanenza nel lavoro notturno;
  • lavoratori addetti alla c.d. linea catena;
  • conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizi pubblici di trasporto collettivo.

Oggi questi possono andare in pensione prima dei 67 anni, esattamente a 66 anni e 7 mesi. Serve però aver maturato un maggior numero di contributi rispetto a quelli generalmente richiesti, pari a 30 anni.

Come cambia il requisito per la pensione di vecchiaia dal 2027

A partire dall’1 gennaio 2027, per accedere alla pensione di vecchiaia serviranno 67 anni e 3 mesi. E attenzione, perché il requisito anagrafico aumenterà anche per i suddetti lavoratori: l’esclusione dall’adeguamento con le speranze di vita, infatti, per legge è prevista solamente fino al 2026.

Salvo proroghe da parte del governo, quindi, nel 2027 anche per i lavoratori usuranti e gravosi ci sarà un incremento dell’età anagrafica. Questi, però, continueranno ad andarci prima dei 67 anni: se le previsioni dell’Inps saranno confermate, infatti, per loro il requisito anagrafico salirà a 66 anni e 10 mesi, mentre sono sempre 30 gli anni di contributi richiesti.

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