Permessi per lutto, i giorni concessi e quando si possono richiedere

Alessandro Cipolla

27 Febbraio 2025 - 15:45

Tutto quello che c’è da sapere sui permessi per lutto: quando si possono richiedere, per quali familiari o in che circostanze, per quanti giorni e se ci sono differenze tra le categorie lavorative.

Permessi per lutto, i giorni concessi e quando si possono richiedere

I permessi per lutto sono un diritto riconosciuto ai lavoratori dipendenti che consente loro di assentarsi dal lavoro in caso di decesso di un familiare.

In Italia questi permessi sono regolati dall’articolo 4, comma 1, della legge n. 53/2000, che stabilisce che il lavoratore ha diritto a tre giorni di permesso retribuito in caso di decesso di un parente entro il secondo grado o del coniuge/convivente.

L’assenza dal posto di lavoro, quindi, è giustificata, con il vantaggio di mantenere pieno diritto alla retribuzione. Tuttavia, bisogna rispettare un’apposita procedura per farne richiesta.

Il lavoratore infatti deve presentare una richiesta al datore di lavoro, allegando il certificato di morte o un’autocertificazione. I giorni di permesso devono essere utilizzati entro 7 giorni dal decesso.

Vediamo allora in maniera più approfondita quando si possono richiedere i permessi per lutto, per quali familiari o in che circostanze, per quanti giorni e se ci sono differenze tra le categorie lavorative.

Permessi per lutto: cosa sono e come vengono retribuiti

Come detto i permessi per lutto sono previsti dalla legge n. 53/2000 all’articolo 4 e dal relativo Regolamento di attuazione D.M. 21.07.2000 n. 278. Qui è stabilito che:

“La lavoratrice e il lavoratore hanno diritto a un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica.”

Alcuni CCNL prevedono condizioni migliorative, come un numero maggiore di giorni o l’estensione ai parenti di terzo grado, motivo per cui conviene sempre verificare il proprio contratto.

Tali permessi sono regolarmente retribuiti e, pertanto, chi ne usufruisce non noterà variazioni in busta paga. Tuttavia al rientro in ufficio/azienda si dovrà giustificare l’assenza con il certificato di morte del parente.

Possono chiedere i permessi per lutto tutti i dipendenti: a contratto determinato, indeterminato, part-time e apprendistato, in smart working e non.

È importante inoltre sottolineare come i permessi in oggetto non spettano solamente in caso di decesso: se ne può godere, infatti, anche in caso d’improvvisa grave infermità.

Permessi per lutto: quanti giorni spettano?

I giorni di permesso per lutto a cui un dipendente ha diritto nell’arco di un anno sono tre. Nel computo del limite non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.

Tuttavia, bisogna specificare che nel caso dei permessi per lutto il limite non si applica per il singolo evento, bensì su ogni singolo anno di lavoro.

Spieghiamoci meglio: in caso di morte di un familiare, convivente o parente (successivamente vedremo entro che grado), si può godere di 1 o più giorni di permesso retribuito, a patto di non superare i 3 giorni l’anno.

Quindi, laddove ci fosse più di un lutto in un anno, i giorni di permesso restano comunque tre: ciò significa che se per il primo lutto si fruisce già dei tre giorni limite, per quelli successivi non si potrà disporre di altri permessi.

Dall’1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno, dunque, al dipendente vengono riconosciuti potenzialmente 3 giorni di permesso, il cui diritto si acquisisce automaticamente al primo lutto. Bisogna sempre tenere in mente questo limite, dunque, se non si vuole rischiare, nella peggiore delle ipotesi, di non poter godere di altri permessi per lutto nel corso dell’anno.

Come richiedere il permesso per lutto

Il lavoratore che è costretto ad assentarsi a causa del decesso di un familiare ha l’obbligo di avvertire tempestivamente il datore di lavoro. Nella comunicazione vanno indicati i giorni di permesso che si vogliono utilizzare.

Una volta rientrato a lavoro, il dipendente deve consegnare la documentazione relativa al decesso del parente: va bene il certificato di morte rilasciato dal Comune, ma anche un’autocertificazione firmata dal dipendente.

A tal proposito, ecco un Fac-Simile per giustificare la sospensione dell’attività lavorativa una volta rientrati in servizio.

Autocertificazione permesso per lutto
Clicca qui per scaricare l’atto notorio.

Per quali familiari spettano i permessi per lutto?

I giorni di astensione dal lavoro spettano in caso di morte o grave infermità di un parente stretto, quindi entro il secondo grado:

  • Coniuge o convivente (anche unito civilmente)
  • Genitori e figli
  • Fratelli e sorelle
  • Nonni e nipoti (figli dei figli)

I permessi retribuiti spettano anche in caso di morte o grave infermità del coniuge o del convivente stabile (a condizione che la convivenza risulti da certificazione anagrafica).

Parenti di secondo grado e permessi per lutto

I dipendenti del settore privato non hanno diritto a usufruire dei permessi per lutto nel caso di morte di parente oltre il secondo grado.

Ecco chi è escluso dai permessi per lutto.

  • bisnonno o bisnonna;
  • zio o zia;
  • suocero e suocera;
  • cugino o cugina;
  • fidanzato o fidanzata;
  • amico o amica;
  • nuovo compagno o nuova compagna di un genitore.

Se ne può godere, invece, quando le suddette persone rientrano nella categoria dei conviventi stabili.

Dunque sono esclusi, ad esempio, zii, cugini e nipoti a meno che il Ccnl di categoria non preveda diversamente.

In caso contrario, il lavoratore può usufruire dei permessi per motivi personali o dei giorni di ferie; per i parenti fino al secondo grado invece i tre giorni di permesso non possono essere negati.

Di norma non si possono chiedere permessi per lutto se il defunto è il suocero o la suocera, non essendo parenti entro il secondo grado.

Tuttavia esistono alcuni Ccnl che ammettono questa possibilità, estendendo i permessi agli affini entro il primo grado, quindi anche a suocero o suocera del titolare figlio o figlia del coniuge.

A prevederlo, ad esempio, sono alcuni contratti collettivi dei dipendenti pubblici, come il comparto Ministeri, Regioni e autonomie locali e il comparto sanità.

Entro quando vanno usufruiti i permessi per lutto

I permessi retribuiti per lutto devono essere usufruiti entro sette giorni dal decesso del familiare. Non è possibile, dunque, prendere un giorno di permesso per la morte di un parente e poi richiedere gli altri due dopo qualche mese, salvo il caso in cui non dovesse esserci un nuovo lutto.

Permessi per lutto e differenze tra categorie lavorative

I permessi per lutto in Italia variano a seconda del tipo di contratto e della categoria lavorativa. Ecco le principali differenze:

Settore Privato (CCNL)

  • Il diritto ai permessi per lutto è regolato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato.
  • Generalmente, i CCNL prevedono tre giorni di permesso retribuito per il decesso di parenti stretti (coniuge, figli, genitori, fratelli/sorelle, suoceri, affini di primo grado).
  • Alcuni CCNL possono prevedere periodi diversi o condizioni specifiche (ad esempio, possibilità di utilizzo anche per parenti di secondo grado).
  • Il lavoratore deve comunicare tempestivamente l’evento al datore di lavoro e fornire idonea documentazione (certificato di morte).

Settore Pubblico

  • Per i dipendenti pubblici, il permesso per lutto è regolato dal Contratto Collettivo Nazionale del comparto di appartenenza.
  • In genere, si applicano tre giorni di permesso retribuito per il decesso di parenti entro il secondo grado.
  • Alcuni enti pubblici possono prevedere regolamenti interni che ampliano il diritto ai permessi.

Per i lavoratori autonomi e partite IVA non esiste un permesso per lutto strutturato come nei contratti subordinati. Tuttavia, in alcuni casi - ad esempio, professionisti iscritti ad albi con casse previdenziali -, possono essere previste agevolazioni o sospensioni temporanee di obblighi lavorativi in caso di lutto.

I lavoratori con contratti di collaborazione (Co.co.co. oppure Co.co.pro.) non hanno diritto automatico ai permessi per lutto, salvo specifiche previsioni contrattuali. In alcuni casi, possono negoziare giorni di assenza con il committente.

Permessi per lutto durante le ferie: che succede?

I permessi per lutto possono coincidere con le ferie e, in tal caso, interrompono la fruizione delle stesse, anche se questa ipotesi non è espressamente disciplina nella normativa nazionale (la legge n. 53 del 2000).

Questo diritto è stato riconosciuto dalla Corte di cassazione poiché la fruizione dei permessi per lutto risulterebbe incompatibile con la funzione delle ferie, ovvero il recupero psicofisico del dipendente.

Quindi i giorni di ferie che coincidono con i permessi per lutto possono essere recuperati in un momento successivo, e non si perdono.

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