Questi bond e titoli di Stato con maxi cedola hanno un enorme problema

Stefano Vozza

4 Aprile 2025 - 05:21

Sugli investimenti in valuta estera i trend valutari possono togliere o aggiungere guadagni anche di maggiori ai payout fissi e noti a priori

Questi bond e titoli di Stato con maxi cedola hanno un enorme problema

Tempo, rischio e costi li potremmo definire, in un certo senso, come i macro ingredienti alla base del ritorno complessivo di un investimento. Più si sovrappesano i primi due, tempo e rischio, e maggiori dovrebbero essere i ritorni finali (poi è tutto da dimostrare caso per caso). Invece i costi dovrebbero sempre essere contenuti al massimo, e si tratta di un’affermazione che non ammette eccezioni. Fino a prova contraria, infatti, un mancato costo è già un primo guadagno certo e sicuro.

Gli altri incassi “classici”, invece, vanno maturati e dimostrati. Un esempio per tutti? Prendiamo i titoli obbligazionari corporate e sovereign denominati in dollari americani, per esempio. Bene, ora c’è che chi ha comprato questi bond e titoli di Stato con cedola ricca ha un problema in più.

Il cambio euro dollaro USA da gennaio ad oggi

Dopo i massimi relativi di inizio anno, da alcune sedute il $ USA sta perdendo quota contro le principali valute estere, in primis l’euro. Tuttavia, gli stessi trend sono ravvisabili contro la sterlina inglese e lo yen giapponese. La massiccia e generalizzata (per settori economici e per Stati esteri colpiti) dose di dazi dell’Amministrazione Trump cambia i rapporti di forza delle economie e quindi delle rispettive monete.

Analizziamo il cross euro/dollaro da gennaio ad oggi. Ai primissimi dell’anno era a 1,032 poi è sceso a un minimo di 1,018 salvo apprezzarsi fino a 1,053 nella seconda parte del mese. A febbraio il range è stato grosso modo lo stesso, con il minimo però sceso a 1,014, per cui in quei giorni il $ si è rafforzato di una spanna attestandosi quasi su un rapporto di 1 a 1.

A marzo la candela €/$ ha segnato un minimo a 1,0381 che è coinciso con l’apertura, mentre il massimo è stato a 1,0956 e la chiusura a 1,0817. Quella di aprile è in corso di formazione e siamo solo agli inizi, per cui il grosso del trend del mese resta ancora da scrivere. Fatto sta che al momento il biglietto verde passa di mano a 1,0976 sull’€, in discesa dell’1% circa rispetto a ieri. Stesse flessioni, sia pure in percentuali differenti, anche sullo yen (147,26) e la sterlina (1,306).

Il $ USA si sta svalutando sulle principali monete estere

Di fondo c’è che gli USA hanno un annoso, doppio problema che non riescono a risolvere da tempo. Uno riguarda il deficit commerciale, dato che importano più beni e servizi di quanti ne esportano, e l’altro il deficit della spesa pubblica: il loro ricorso al debito è una costante.

Ora, in estrema sintesi, per dare una mano all’economia domestica americana e tornare ad esportare serve che il $ si deprezzi. In tal modo le importazioni dall’estero verrebbero a costare di più negli States, mentre i beni made in USA (all’estero) di meno. In altri termini, serve rendere le esportazioni più competitive e le importazioni meno convenienti ai cittadini d’Oltreoceano.

In tutta questa storia, l’introduzione dei dazi accennati in apertura darebbe una grossa mano al disegno politico interno del Governo a stelle e strisce.

Chi ha comprato questi bond e titoli di Stato con cedola ricca ha un problema in più

Gli stravolgimenti dei cross valutari si ripercuotono non solo in termini di acquisti (famiglie e consumatori) e produzione (industrie e manifatture), ma anche finanziari.

Prendiamo il caso del piccolo investitore nazionale o comunque in euro. Ad esempio a inizio anno sono ci sono state molte emissioni corporate denominate in $ USA (ma anche in sterline). In genere la struttura dei payout non era (e lo sarà fino a scadenza) fissa e costante, ma dominavamo i payout variabili con cedola iniziale molto robusta. Vale a dire strutture del tipo miste (fisse in principio e variabili poi) o step down (fissa e decrescente) e/o callable (richiamabile anzitempo) e/o cumulative (cedola pagata tutta a scadenza o alla data call).

Purtroppo c’è che da gennaio o febbraio ad oggi il dollaro si è deprezzato del 4-7% a seconda delle date precise dell’analisi. Morale, se oggi dopo 2-3 mesi si decidesse di disinvestire bisognerebbe sfruttare il rateo finora maturato per compensare la perdita da cambio. Se poi consideriamo anche le tasse e le spese bancarie, c’è che il rendimento reale effettivo sarebbe negativo.

Il rischio aumenta le occasioni di guadagno ma anche di perdita

Ci sono almeno quattro considerazioni da fare. La prima è che l’analisi cambia ogni qualvolta si mutano le date (e le condizioni economiche) di acquisto e/o vendita. Il mercato dei cross è molto variabile, e con esso anche le possibili valutazioni.

La seconda è che le dinamiche di cui sopra valgono per tutti gli strumenti di investimento denominati in valuta estera. Quindi, qualunque sia l’emittente (sovereign o corporate), lo strumento (bond o altro) e la moneta estera di riferimento.
La terza è che fino a quando non si vende effettivamente uno strumento la perdita è solo potenziale e non reale. È lo stesso discorso di chi ha comprato per esempio in emissione o a valori prossimi a 100 il BTP Green 1,5% in scadenza il 30/04/’45. Oggi il bond (ovviamente denominato in euro) prezza sui 64 centesimi scarsi, per cui la potenziale perdita in conto capitale sarebbe a doppia cifra.

La quarta è che nulla toglie al $ di apprezzarsi anche di tanto da qui a 1 o a 2 o a 5 o a 10 anni, così come anche continuare a scendere. I conti si fanno alla fine, alla data dell’effettivo disinvestimento e ponderando le reali dinamiche che si sono avute dal principio alla fine.

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