Pausa o settimo taglio dei tassi ad aprile? La verità nelle minute appena pubblicate dalla BCE di Christine Lagarde.
La BCE taglierà ancora i tassi di interesse dell’area euro nella prossima e imminente riunione di giovedì 17 aprile 2025, oppure deciderà di fare quella pausa tanto auspicata dai suoi soliti falchi?
Chi avrà la meglio nella Banca centrale europea guidata dalla presidente Christine Lagarde? L’ala hawkish del Consiglio direttivo dell’Eurotower, ossessionata ora più che mai dallo spettro dell’inflazione, non solo per i dazi di Trump, ma anche per il maxi bazooka fiscale tedesco e per le maggiori spese militari dell’Unione europea; oppure quella delle colombe, che ultimamente ha tuttavia smorzato i toni?
In un mondo letteralmente sconvolto dall’annuncio shock dei dazi di Trump, oggi la BCE ha pubblicato le minute relative all’ultima riunione del 6 marzo 2025, giorno in cui ha tagliato i tassi di interesse dell’Eurozona per la sesta volta, dal primo atto del 6 giugno dello scorso anno quando, dopo mesi di pausa e dopo due anni di strette monetarie, ha preso la decisione di iniziare ad allentare la restrizione monetaria in atto.
Così facendo, con il suo sesto e più recente taglio dei tassi di marzo, la BCE ha portato i tassi di interesse dell’Eurozona sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale a scendere rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%.
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Minute BCE, taglio o pausa nella riunione di aprile post shock dazi Trump?
Cosa succederà a questo punto nella riunione di aprile, rimane un mistero, inciso nelle stesse minute appena pubblicate dall’Eurotower, in cui non manca il vocabolo diventato ormai una costante sui mercati e nei discorsi proferiti dai vari banchieri centrali di tutto il mondo: “incertezza”.
Così si legge infatti nel testo:
“L’incertezza è stata particolarmente elevata ed è aumentata a causa dei crescenti attriti nel commercio globale, degli sviluppi geopolitici e della messa a punto di politiche fiscali volte a sostenere la difesa e altre spese”.
Proprio queste incognite hanno portato gli esponenti della BCE, proseguono le minute, a “sottolineare l’importanza di continuare a rimanere dipendenti dai dati e ad adottare le misure di politica monetaria appropriate di riunione in riunione”.
Riguardo alla prossima riunione di politica monetaria, “nel complesso è stato considerato importante segnalare che le modifiche apportate (nel comunicato) non dovrebbero essere interpretate alla stregua di un segnale che indichi una qualsiasi direzione per la riunione di aprile, visto che sia un taglio che una pausa rimangono sul tavolo, a seconda dei dati (macro) che arriveranno ”.
Va ricordato, di fatto che, nel corso della consueta conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi, Lagarde aveva proferito la parola “pausa”, non escludendo la possibilità di fermare il ciclo delle riduzioni sui tassi, al fine di concedersi del tempo per valutare i passi da fare, di fronte all’arrivo dei dazi reciproci di Trump.
Dazi reciproci su cui il presidente americano ha alzato il velo nella giornata di ieri, 2 aprile 2025, da lui ribattezzata “Giornata della Liberazione USA”.
Ora, per Lagarde, sarà forse più facile (forse) fare la conta dei danni che le tariffe di Trump infliggeranno all’economia dell’area euro.
In realtà, qualche stima su quanto il PIL e l’inflazione dell’Eurozona potrebbero accusare le ripercussioni dei dazi di Trump, la numero uno dell’istituzione l’aveva già presentata.
L’altro grande annuncio della BCE. Attenti al trend dei tassi sui mutui, in risalita
C’è però un altro grande annuncio, che risale piuttosto alla giornata di ieri, e che è stato fatto tra l’altro dalla stessa BCE: un annuncio importante per tutti coloro che stanno per accendere un mutuo, e che probabilmente è passato in secondo piano, in quanto tutto il mondo ha concentrato la sua massima attenzione sullo schiaffo imminente di Washington.
È stata la stessa Banca centrale europea a rendere noto, diffondendo il report “ Euro area bank interest rate statistics: February 2025 ” che, nel mese di febbraio 2025, i tassi sui nuovi mutui sono tornati a salire.
Il rialzo, in generale del tasso composito sui nuovi mutui, è stato in realtà contenuto, pari a +8 punti base, al 3,33%.
Ma non si tratta certo di un buon segnale per le famiglie dell’area euro, soprattutto se si considera che si è trattato del primo incremento dei tassi sui nuovi mutui degli ultimi anni.
Nello specifico, stando a quanto annunciato dalla BCE, l’aumento ha interessato soprattutto i mutui a tasso fisso a 5 e 10 anni, ed è ammontato in questo caso, a ben 49 punti base, balzando al 3,37%.
È tutto scritto nero su bianco in una tabella che è stata presentata dalla Banca centrale europea, nel diffondere i nuovi numeri relativi ai tassi sui prestiti che vengono erogati alle famiglie dalle banche, e che includono i mutui con diversa scadenza.

La dinamica del tasso composito sui mutui, risalito a febbraio 2025, è stata inoltre riassunta con il seguente grafico, pubblicato anch’esso dalla BCE.

La riflessione sui tassi dopo l’annuncio del tasso di interesse neutrale
Ma torniamo al messaggio che è emerso dalle minute, relative all’ultima riunione di politica monetaria della BCE.
Lo scorso 6 marzo 2025, si apprende oggi, gli esponenti della BCE avevano preso in considerazione l’annuncio degli inizi di febbraio, quando lo staff degli economisti dell’istituzione aveva finalmente comunicato il tasso di interesse neutrale, identificandolo in un range compreso tra l’1,75% e il 2,25%.
Sulla base di questi valori, la BCE aveva stabilito di conseguenza che, a fronte di un tasso sui depositi pari al 2,50%, la politica monetaria versasse in un territorio ancora restrittivo.
Allo stesso tempo, gli esponenti avevano fatto notare come fosse improbabile, nonostante l’indiscutibile aumento dell’interesse considerato neutrale rispetto ai tempi della pandemia, che il suo valore potesse essere pari al 2,50%.
Proprio queste riflessioni, spiega oggi la BCE, hanno portato alla fine Francoforte ad accettare la proposta del responsabile economista dell’Eutower Philippe Lane, ovvero quella di sostituire l’espressione presente nei precedenti comunicati “la politica monetaria rimane restrittiva” con la frase presente nel comunicato più recente, ovvero quella secondo cui “ la politica monetaria sta diventando meno restrittiva in modo significativo ”.
Più in generale, guardando al ritmo di crescita dell’economia dell’Eurozona e all’inflazione, nelle minute si legge che “ probabili shock all’orizzonte , come una escalation delle tensioni commerciali, una incertezza più generale, hanno rischiato di pesare sulla crescita in modo notevole”.
Gli stessi elementi, tra l’altro, ha ammesso la banca centrale, “potrebbero aumentare a questo punto il rischio che, nel medio termine, il tasso di inflazione dell’Eurozona si attesti a valori inferiori rispetto al target della BCE”, che è pari al 2%.
BCE tra apprezzamento euro e calo prezzi energetici. Salgono scommesse tagli tassi aprile
Nei verbali sono stati menzionati anche l’apprezzamento dell’euro - che tra l’altro oggi, a seguito dell’annuncio dei dazi di Trump, punta con decisione verso l’alto, schizzando nei confronti del dollaro - e la flessione dei prezzi energetici: fenomeni che, nel corso dell’ultima riunione del Consiglio direttivo, insieme “all’indebolimento del mercato del lavoro e alle aspettative sull’inflazione che rimangono ben ancorate, ha smorzato i timori, più in generale, su rischi al rialzo sull’inflazione ”.
Tornando al tasso di interesse neutrale, la BCE ha tentato di ridimensionarne l’importanza anche in questa occasione, scrivendo nelle minute che non è essenziale identificare il livello di questo tasso, considerato da alcuni come una sorta di tasso ideale, “dal momento che in futuro i tassi potrebbero essere superiori, o al di sotto del livello considerato neutrale, a seconda dell’outlook sull’inflazione e sulla crescita ”.
È stato infine rimarcato che “il Consiglio direttivo rimane determinato ad assicurarsi che l’inflazione torni in modo sostenibile al target di medio termine del 2% e che le decisioni sui tassi di interesse continueranno a essere prese a seconda della valutazione dell’outlook sull’inflazione alla luce dei dati economici e finanziari in arrivo, in base alle dinamiche dell’inflazione sottostante e alla forza della trasmissione di politica monetaria”, come ribadito più volte dalla presidente della BCE Christine Lagarde.
In attesa della prossima riunione della BCE in calendario giovedì 17 aprile 2025, avere un quadro della situazione chiaro rimane tuttora una impresa. Sta di fatto che, dopo gli annunci di Trump, a parlare sono in queste ore i mercati; e, almeno per quanto riguarda i mercati monetari, il messaggio è che la probabilità di un settimo taglio dei tassi nel mese di aprile è salita all’80%. Allo stesso tempo, la verità nuda e cruda sul futuro dei tagli dei tassi che saranno firmati da Christine Lagarde è che la BCE al momento naviga a vista, come ha fatto in tutti questi anni, rimanendo ostaggio dei dati macro di turno.
A prevederlo, sembrano essere gli stessi BTP e in generale i bond sovrani dell’area euro, che assistono a un forte calo dei rendimenti, scontando in primis la paura degli effetti che i dazi di Trump produrranno sull’economia mondiale. La prospettiva non piace invece affatto alle banche italiane, che stanno letteralmente crollando sul Ftse Mib di Piazza Affari, con UniCredit che affonda del 6%.
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