3 strategie che le PMI possono adottare per affrontare i dazi americani

Giorgia Paccione

5 Aprile 2025 - 10:15

Ecco cosa possono fare le imprese del Made in Italy per superare la minaccia dei dazi annunciati da Trump.

3 strategie che le PMI possono adottare per affrontare i dazi americani

Il 2 aprile 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di merci negli USA.

Questo significa che se un’impresa statunitense importa un prodotto da un Paese estero, tale impresa dovrà pagare una tassa sul valore di quel prodotto in base alla percentuale stabilita per ciascun Paese di provenienza, che per l’UE (e l’Italia) ammonta al 20%.

Ma come si traduce questa misura per le imprese italiane?

Le aziende che esportano verso gli Stati Uniti si troveranno ad affrontare un aumento dei costi che potrebbe ridurre la competitività dei loro prodotti e compromettere relazioni commerciali consolidate.

I dazi renderanno i prodotti Made in Italy meno appetibili rispetto a quelli di altri Paesi esenti o con tariffe più basse, incidendo negativamente su fatturato e margini di profitto.

Vediamo allora quali sono le strategie possibili che le imprese possono attuare.

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Cosa possono fare le imprese italiane?

Le imprese italiane devono dunque prepararsi ad affrontare un contesto commerciale decisamente più difficile. Come fare, quindi, a limitare i danni prodotti dai dazi americani?

Ecco 3 strategie concrete:

1. Diversificazione dei mercati

Affidarsi troppo a un solo mercato – in questo caso gli Stati Uniti – espone le imprese a rischi elevati, specialmente in un contesto di instabilità commerciale come quello attuale.

La diversificazione geografica rappresenta quindi una delle risposte più efficaci: mercati emergenti come India, Vietnam, Emirati Arabi, Brasile o Indonesia stanno crescendo rapidamente e mostrano un interesse sempre maggiore per i prodotti italiani, spesso senza applicare dazi penalizzanti.

Per analizzare il mercato ed esplorare queste opportunità, le aziende possono partecipare a fiere internazionali fuori dagli Stati Uniti, costruire partnership con le Camere di Commercio locali o avvalersi del supporto dell’Agenzia ICE.

2. Investimenti in innovazione

L’Italia investe l’1,33% del PIL in ricerca e sviluppo (R&S) contro una media UE del 2,3%. Investire maggiormente in innovazione e migliorare il valore percepito del prodotto consentirebbe di attenuare l’impatto dei dazi e mantenere la domanda.

Le imprese possono accedere a strumenti fiscali come il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, oppure investire in soluzioni tecnologiche legate all’Industria 4.0, come automazione, IoT o intelligenza artificiale nei processi produttivi.

Un altro fattore distintivo è l’attenzione crescente verso la sostenibilità: materiali ecologici, filiere trasparenti e certificazioni di qualità possono rappresentare un forte valore aggiunto per il cliente internazionale.

3. Collaborazione con le istituzioni

Infine, è fondamentale che le PMI non affrontino questa situazione da sole, ma si muovano in sinergia con le istituzioni. Un’azione condivisa, sia a livello nazionale che europeo, può aiutare a contenere gli effetti negativi delle nuove politiche commerciali statunitensi.

Le associazioni di categoria, come Confindustria, CNA o Confartigianato, possono svolgere un ruolo chiave nel raccogliere le istanze delle imprese e portarle sui tavoli di confronto con il governo italiano.

Parallelamente, è importante che l’Unione Europea si attivi per avviare negoziati con gli USA, chiedendo esenzioni per settori strategici o sospensioni temporanee dei dazi più dannosi.

Allo stesso tempo, il governo potrebbe valutare l’introduzione di fondi straordinari o incentivi fiscali destinati alle imprese esportatrici maggiormente penalizzate.

L’impatto dei dazi americani sulle imprese italiane

L’Italia è particolarmente vulnerabile ai nuovi dazi americani, dato che gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati extra-UE per le esportazioni italiane.

Secondo i dati ISTAT ed Eurostat, infatti, nel 2024 circa il 10% delle vendite italiane all’estero, pari a oltre un quinto delle esportazioni, erano destinate agli USA.

Tra i settori più colpiti agroalimentare, automotive e Made in Italy.

Per le imprese italiane, tutto questo si traduce in una serie di possibili conseguenze concrete: dalla riduzione degli ordini all’estero a una minore competitività complessiva, fino alla necessità, nei in casi più critici, di rallentare la produzione o rivedere al ribasso i propri piani di investimento e crescita.

Tuttavia, non tutti i settori saranno colpiti allo stesso modo. Alcuni comparti, come quelli legati ai servizi digitali, al software, alla consulenza o a certe nicchie dell’industria farmaceutica e meccanica ad alta tecnologia, risentiranno meno dell’impatto dei dazi.

In questi ambiti, le barriere commerciali sono spesso più basse o inesistenti e il valore del servizio/prodotto dipende meno dal prezzo e più dall’expertise e dall’innovazione.

Per queste imprese, quindi, il mercato statunitense potrebbe rimanere ancora accessibile e interessante, almeno nel breve periodo.

Quando entrano in vigore i dazi

I dazi base del 10% per tutti i paesi inizieranno sabato 5 aprile alle ore 12:01 (le 6:01 in Italia). Da mercoledì 9 aprile, alla stessa ora, si aggiungeranno dazi reciproci variabili a seconda dello Stato.

Eccezione per i dazi sulle automobili, entrati in vigore già il 2 aprile.

In questo scenario commerciale in evoluzione, dunque, agire tempestivamente e in modo coordinato sarà determinante per minimizzare le perdite e salvaguardare il futuro delle imprese italiane.

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