Assegno di mantenimento, il tenore di vita conta più delle dichiarazioni dei redditi

Ilena D’Errico

6 Aprile 2025 - 00:11

Secondo la Cassazione le dichiarazioni dei redditi non sono sufficienti a calcolare l’assegno di mantenimento: lo stile di vita dimostrato può ribaltare la situazione.

Assegno di mantenimento, il tenore di vita conta più delle dichiarazioni dei redditi

L’assegno di mantenimento disposto dal giudice in favore dei figli e dell’ex coniuge viene quantificato in base a diversi fattori. Dopo aver individuato i beneficiari, la capacità economica del soggetto obbligato è uno degli elementi più rilevanti per determinare l’importo del contributo. Soprattutto per quanto riguarda la prole, infatti, le finalità del mantenimento sono piuttosto estese e ogni genitore vi deve contribuire nel massimo della propria disponibilità.

Per quanto riguarda l’ex coniuge, invece, l’ammontare dell’assegno è più facilmente contenuto, come pure i presupposti per averne diritto sono decisamente più restrittivi. Dalla sola separazione al divorzio, peraltro, c’è un’ulteriore limitazione del diritto al mantenimento, sebbene la giurisprudenza gli riconosca anche una funzione perequativa. L’assegno non serve soltanto a garantire il sostentamento all’ex coniuge che non vi può provvedere autonomamente, ma anche a ristorarlo dei sacrifici compiuti per il favore familiare e di comune accordo con l’altra parte. In ogni caso, è scorretto limitare la quantificazione del mantenimento alle sole necessità economiche dimostrate dai beneficiari.

Il tenore di vita del soggetto obbligato in qualità di genitore o ex coniuge è determinante per riconoscere un aiuto equo e giusto, senza ovviamente pregiudicare completamente i suoi stessi diritti. Sul punto è intervenuta di recente la Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 7123/2025 ha ribadito ancora una volta l’importanza dello stile di vita tenuto dal soggetto obbligato, tale anche da superare le indicazioni fornite dalla dichiarazione dei redditi.

Cos’ha deciso la Cassazione

L’ordinanza n, 7123/2025 della Cassazione ha rigettato il ricorso contro la sentenza d’appello, che determinava un assegno di mantenimento mensile pari a 500 euro verso l’ex coniuge e 1.600 euro per le due figlie, oltre al 70% delle spese straordinarie di quest’ultime. I giudici che hanno affrontato il caso, concordando in tutti i gradi di giudizio, hanno rilevato che la famiglia aveva sempre vissuto con il supporto finanziario del ricorrente, non soltanto in termini di vere e proprie entrate economiche ma anche di elargizioni da parte della famiglia e di un ingente patrimonio preesistente.

Complessivamente, il quadro restituiva un tenore di vita ben più elevato di quanto risultato nelle dichiarazioni dei redditi presentate dal ricorrente. Queste indicazioni sono state confermate dal controllo della Guardia di Finanza, che ha individuato elementi fortemente concludenti tra acquisti, spese per le vacanze e tipo di immobili indicativi di una vita di lusso. Proprio per questa ragione, i giudici hanno confermato gli obblighi economici nei termini descritti, anche se la capacità economica dimostrata dalla dichiarazione dei redditi non era così elevata come quella pratica e osservabile.

Il tenore di vita conta più della dichiarazione dei redditi?

Non si tratta certo della prima pronuncia della Cassazione in proposito allo stile di vita effettivamente riscontrabile nel cittadino come elemento fondamentale nella determinazione dell’assegno di mantenimento. Ciò riguarda in particolar modo chi conduce una vita di lusso, ben al di sopra delle comuni situazioni, e chi pur apparendo a malapena in grado di mantenersi usufruisce di beni e servizi che celano inevitabilmente una capacità economica.

Non necessariamente si è di fronte a illeciti, ma ciò che rileva per quanto riguarda il mantenimento è l’impossibilità di aggirare i controlli per evitare di adempiere ai propri doveri. Il mantenimento non è una mera formalità e di conseguenza è facilmente intaccato anche da osservazioni di questo genere, più pratiche e materiali, oltre che dalla stretta documentazione fiscale.

Ovviamente, lo stesso controllo viene effettuato sul beneficiario adulto, su cui il soggetto obbligato può analogamente portare prove per far valere una riduzione o una revoca dell’assegno. In questi casi, le regole sono le stesse per entrambe le parti, ovviamente fatta eccezione per i figli minori o portatori di handicap cui spetta il mantenimento dai genitori nella migliori misura possibile a prescindere da tutte le altre circostanze.

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