Azioni banche italiane sotto pressione a Piazza Affari all’indomani della carrellata di annunci sui dazi di Trump. Focus anche su BTP e spread Italia.
Banche italiane osservate speciali a Piazza Affari, a causa dei forti smobilizzi che colpiscono le azioni.
Tra i titoli peggiori dell’indice Ftse Mib della borsa di Milano, spicca la performance di BPER, che è affondata fino a oltre il 5% nelle prime ore della giornata di contrattazioni.
Forti sell si abbattono anche su Finecobank, sulla Banca Popolare di Sondrio e su UniCredit, con le azioni che hanno segnato tutte ribassi superiori al 4%.
Azioni banche sottoperformano il Ftse Mib di Piazza Affari
Il settore bancario italiano sottoperforma il trend del Ftse Mib, che registra una perdita dell’1,85% circa, scendendo a quota 37.743,49 punti, facendo un dietrofront che riflette la performance delle altre borse europee.
Considerando il tonfo di Wall Street, con i futures sul Dow Jones che stanno collassando di più di 1.000 punti, la performance di Piazza Affari non è da incubo.
Le banche tuttavia si confermano tra le azioni più penalizzate, come emerge dall’andamento dell’indice di settore Ftse Italia Banche, che arretra del 3,5% circa, in linea con il sottoindice di riferimento del comparto bancario europeo, che perde anch’esso il 3%. Tutta colpa dei dazi annunciati nella giornata di ieri, nel cosiddetto “Giorno della Liberazione USA”, dal presidente americano Donald Trump. Dazi che si preparano a sferrare un duro colpo all’economia di tutto il mondo, tanto che qualcuno ha paventato una erosione del PIL, a livello mondiale, pari a 700 miliardi di dollari. Detto questo, lo shock delle tariffe di Trump per ora sembra travolgere soprattutto Wall Street.
Perché le azioni delle banche italiane stanno sottoperformando Piazza Affari
Le ragioni che spiegano la brusca ritirata delle azioni delle banche italiane sono principalmente tre.
Da un lato, i titoli delle banche italiane fanno i conti con prese di profitto naturali, in un contesto di evidente peggioramento del sentiment, successive alla corsa che le quotazioni hanno riportato dall’inizio del 2025 e su base annua, sulla scia delle varie partite di risiko aperte.
Per ora, la febbre sul risiko delle banche italiane fa insomma una pausa, a fronte di dossier - i due principali che vedono protagonista l’OPS lanciata da UniCredit su Banco BPM (ormai ai nastri di partenza), e l’altra OPS di MPS-Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca (quest’ultimo dossier altrettanto caldo) - che non sono di facile realizzazione, a causa della natura ostile delle operazioni.
Un altro motivo è il timore, palpabile in tutto il mondo, che i dazi di Donald Trump erodano i fondamentali dell’economia non solo degli Stati Uniti, ma del pianeta, facendola piombare in uno stato di recessione.
In quel caso, le banche di tutto il mondo si troverebbero alle prese con il problema degli NPL (Non Performing Loans), ovvero dei crediti deteriorati, che verrebbe acuito rispetto a oggi dal rischio di un aumento ulteriore del numero di clienti degli istituti che si troverebbero in difficoltà a rimborsare i prestiti ricevuti dagli istituti di credito.
Tra l’altro un chiaro avvertimento alle banche dell’area euro ha avuto come mittente la stessa presidente della Vigilanza bancaria della BCE, Claudia Buch, che ha lanciato un alert sulla liquidità del settore: “Un potenziale deterioramento della qualità degli asset e possibili problemi economici provocati da conflitti geopolitici o dagli effetti delle sanzioni finanziari richiede una maggiore attenzione” da parte delle banche, che devono accertarsi anche di avere a disposizione “ capitali sufficienti, una governance solida e sistemi di gestione del rischio ”.
Detto questo, a dispetto degli alert vari sull’effetto che i dazi di Trump avranno sull’economia e sul credito mondiali, occhio al giudizio positivo recentemente annunciato dagli analisti di Goldman Sachs, che hanno presentato le cinque azioni di altrettante banche europee che, a loro avviso, meritano il rating “Buy”. Tra queste, ce n’é anche una italiana.
Tassi BCE, altro che basta, più tagli da Lagarde? Non una buona notizia per il mondo delle banche
Oltre alle prese di profitto e alla rischio NPL, c’è poi un altro terzo motivo che induce gli operatori a mollare oggi le banche: la prospettiva che, invece di quella pausa sponsorizzata dai falchi dell’allentamento della restrizione monetaria, la BCE di Christine Lagarde si ritrovi costretta a tagliare i tassi in misura maggiore rispetto a quanto stimato dai mercati e dagli analisti, per cercare di soccorrere una economia, quella europea che, a causa delle tariffe di Trump, potrebbe annaspare più del previsto.
Altro che basta al taglio dei tassi, potrebbe commentare qualcuno oggi, dopo lo schiaffo delle tariffe annunciate dall’amministrazione degli Stati Uniti.
L’annuncio della raffica di dazi da parte del presidente americano Donald Trump ha portato di fatto i mercati monetari a scommettere sull’arrivo di un nuovo taglio ad aprile da parte della BCE, il settimo, sempre di 25 punti base, con una probabilità pari all’80%: una buona notizia per i consumatori dell’area euro, per l’economia della stessa e per i BTP e altri bond del blocco, ma non per le banche.
Gli istituti di credito dell’Eurozona sono passati infatti dal beneficiare di quella manna dal cielo arrivata sotto forma di rialzi dei tassi nel periodo 2022-2023, che ha sostenuto il trend dei loro margini netti di interesse, a fare i conti con una politica monetaria che non rema più a favore della loro redditività.
Alla notizia dell’OPS lanciata su Banco BPM Alessandro Boratti, analista di Scope Ratings, aveva fatto notare per esempio come fosse possibile che UniCredit avesse lanciato la doppia offensiva non solo su Piazza Meda, ma anche su Commerzbank, per impostare una strategia di difesa, contro una minaccia altrettanto ben precisa: quella dei tassi di interesse destinati a essere sforbiciati più volte dalla BCE, a causa dell’erosione evidente dei fondamentali economici dell’area euro e della ritirata dell’inflazione.
La banca italiana è tra l’altro, rispetto alle sue rivali, “ più esposta ai cambiamenti dei tassi di interesse, a causa della sua presenza relativamente limitata nel settore del risparmio gestito e nella bancassurance”, aveva spiegato Boratti.
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Spread BTP-Bund in lieve rialzo, focus su rendimenti italiani a 10 anni
Intanto, occhio agli spread tra i rendimenti dei Titoli di Stato tedeschi (i Bund) e quelli delle principali economie dell’area euro.
In evidenza per l’Italia lo spread BTP-Bund a 10 anni, che viaggia attorno a quota 112 punti base, a fronte di rendimenti decennali dei Bund che sono scesi di quasi 8 punti base fino al 2,648%, testando il minimo dall’inizio di marzo, e che ora viaggiano attorno al 2,65%.
I rendimenti dei Bund a 2 anni, che sono più sensibili alle variazioni sui tassi decise dalla BCE, sono scivolati fino a -8,5 punti base, all’1,958%, valore più basso dal 12 dicembre scorso.
La prospettiva di più tagli dei tassi da parte dell’Eurotower sostiene il mercato dei debiti sovrani dell’area euro che oggi, così come i Treasury, sono blindati dall’avversione al rischio degli investitori, che tornano a rifugiarsi nei bond.
In evidenza gli acquisti sui BTP italiani, che fanno sì che i rendimenti decennali scendano al 3,77%, in calo di 5 punti base.
Parentesi odierna a parte, va messo in evidenza come i dubbi sulle prossime mosse sui tassi di interesse da parte della BCE, soprattutto sulla possibilità di una pausa nel ciclo dei tagli avviato il 6 giugno del 2024, insieme al timore di una valanga di emissioni in arrivo di titoli di Stato, sia a livello europeo per finanziare il piano UE di difesa comune, sia nello specifico in Germania per dar vita al bazooka fiscale di 500 miliardi di euro, si sono tradotti in un rialzo dei rendimenti su base mensile.
Nell’ultimo mese, i rendimenti dei Bund a 10 anni sono balzati di 15 punti base, mentre quelli dei BTP di 16 punti base.
In rialzo di 18 punti base i rendimenti dei Bonos spagnoli (al 3,28%) e dei bond portoghesi, saliti al 3,17%. Balzo anche per i rendimenti dei titoli di Stato emessi dalla Grecia, saliti nell’ultimo mese di 15 punti base, al 3,44%, livello ancora inferiore a quello a cui viaggiano i rendimenti dei BTP. Infine i rendimenti degli OAT francesi sono aumentati di 15 punti base, al 3,37%. La buona notizia, per i BTP e per gli altri bond sovrani, è che l’effetto contagio del terremoto che ha travolto i Bund sembra ormai archiviato. Nel frattempo c’è chi suggerisce alla BCE di darsi da fare per evitare che i BTP e altri bond dell’Eurozona finiscano di nuovo nella tempesta, per “colpa” della Germania.
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