Guerra di nervi tra i player coinvolti nel dossier dell’OPS di MPS su Mediobanca. La preda continua a opporre resistenza e contatta la BCE segnalando Caltagirone e Delfin.
Alta tensione sul dossier del risiko bancario che vede protagonista l’ OPS che a sorpresa, scioccando Piazza Affari, la banca senese MPS-Monte dei Paschi di Siena ha lanciato alla fine di gennaio su Mediobanca.
Il momento della verità, per il Monte dei Paschi di Siena, sta arrivando: mancano meno di tre settimane al giorno clou: quello dell’assemblea degli azionisti, fissata per il prossimo 17 aprile 2025.
Quel giorno, così come è avvenuto nel caso dell’assemblea indetta da Banco BPM per ricevere l’ok degli stakeholders sull’OPA lanciata su Anima, e così come è stato la scorsa settimana, con il D-Day con cui UniCredit ha chiamato all’appello i soci di Piazza Gae Aulenti per ottenere l’autorizzazione sui prossimi passi da fare per conquistare Banco BPM, gli azionisti di MPS decideranno se dare o no la loro benedizione all’OPS promossa dal Monte, ancora, di Stato su Piazzetta Cuccia.
Come? Decidendo se dire sì o no alla proposta del Monte di varare un aumento di capitale a servizio dell’OPS lanciata sulla banca preda Mediobanca.
Proxy ISS consiglia ad azionisti di MPS di votare no a OPS Mediobanca. La reazione di DavideSerra
Nervi tesi, dopo che il proxy advisor ISS, venerdì scorso, ha consigliato chiaramente agli azionisti di MPS di votare contro l’aumento di capitale funzionale all’offerta pubblica di scambio su Mediobanca.
MPS si è subito attivata nella giornata di oggi, replicando a ISS, con tanto di nuovo appello ai propri soci: “Riteniamo che ISS abbia trascurato alcuni elementi chiave nel formulare questa raccomandazione. Inoltre, con preoccupazione, ci sembra che ISS sia stata inaccurata e incompleta nella propria analisi, il che potrebbe essere fuorviante per i nostri azionisti”.
In evidenza soprattutto la reazione del grande banchiere Davide Serra, che ha blindato l’OPS del Monte su Mediobanca, attaccando ISS, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Askanews:
“Noi siamo azionisti di Montepaschi e facciamo il nostro lavoro. È un insulto delegare il diritto di voto e la conoscenza dell’azienda a qualcun altro. Non abbiamo mai ascoltato nessuna rating agency al mondo, non hanno mai visto l’azienda e non sanno di cosa parlano”.
E dunque: “abbiamo deciso. Voteremo, siamo azionisti e supportiamo l’operazione. Ma sicuramente non abbiamo mai votato in 18 anni seguendo una proxy ”.
Per Davide Serra, fondatore e CEO di Algebris Investments, l’OPS lanciata da MPS su Mediobanca è una operazione“corretta, intelligente”. Tra l’altro, “i numeri parlano chiaro”.
Tutti i dubbi di ISS su OPS MPS su Mediobanca, Siena risponde
Davide Serra ha dunque rimandato al mittente tutte le critiche. Critiche piuttosto dure, quelle arrivate da ISS, venerdì scorso, 28 marzo 2025.
“La banca (MPS) sta facendo un’offerta per un istituto più grande, senza avere accesso alla due diligence, senza un prezzo finale e senza la certezza della chiusura dell’operazione. Anche se si riuscisse a ottenere il controllo, l’integrazione post-fusione potrebbe rivelarsi una sfida, e il diverso profilo e la diversa cultura aziendale potrebbero incidere significativamente sul potenziale di sinergia. Il raggiungimento del controllo comporterebbe probabilmente il pagamento di un prezzo più alto, ancora sconosciuto”.
Il proxy advisor ha continuato, facendo notare in relazione a MPS che, “considerando che le sue azioni non sono apparentemente valutate a pieno dal mercato, qualsiasi aumento del corrispettivo dell’offerta comporterebbe il trasferimento di una parte maggiore delle sinergie agli azionisti di Mediobanca”.
Di conseguenza, “sulla base di queste considerazioni, si raccomanda di votare contro l’aumento di capitale al servizio dell’offerta ”.
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MPS risponde al proxy advisor ISS
Dal canto suo, MPS ha fatto sentire forte e chiara la sua voce, commentando di nuovo la ragion d’essere dell’OPS lanciata su Mediobanca:
“La transazione ha un forte razionale strategico, industriale e finanziario per tutti gli stakeholder di Banca Montepaschi di Siena, di conseguenza invitiamo i nostri azionisti a votare a favore della proposta di aumento di capitale”.
La banca senese, si legge nella replica al proxy advisor ISS, “intende svolgere un ruolo attivo” e “questa ipotesi di aggregazione rappresenta un’opportunità unica per rafforzare il proprio posizionamento in determinati ambiti e settori chiave, anche per meglio cogliere opzioni future di crescita”.
Anzi, ha tenuto a precisare Monte dei Paschi di Siena, “senza questa transazione, nel panorama attuale, c’è il rischio che BMPS rimanga con limitate alternative strategiche, che riteniamo sarebbe dannoso per i nostri azionisti”.
MPS tra le azioni peggiori del Ftse Mib di Piazza Affari. Sell sulle banche italiane in un giorno no
Nel frattempo, in una sessione che si conferma decisamente negativa per Piazza Affari, con l’indice Ftse Mib che perde l’1,8%, temendo l’arrivo del Giorno della Liberazione USA, così come lo ha bollato il presidente americano Donald Trump, ovvero del prossimo mercoledì 2 aprile - quando entreranno in vigore i dazi contro le principali economie del mondo - le azioni del Monte si confermano tra le peggiori, soffrendo un tonfo di oltre il 4%.
I sell si abbattono in generale anche sulle azioni delle altre banche italiane: BPER perde il 4%, tra i titoli peggiori del Ftse Mib insieme a MPS (anche se maglia nera per eccellenza oggi è Iveco).
Gli smobilizzi non risparmiano neanche UniCredit, la sua preda Banco BPM, (che arretra di oltre il 3%), così come Intesa SanPaolo e Banca Popolare di Sondrio.
Tornando al caso di MPS-Mediobanca, proxy advisor ISS a parte, Piazzetta Cuccia, secondo un articolo del Financial Times, si sarebbe nel frattempo blindata ulteriormente per resistere alle mire di MPS, che non solo arretra ma continua a sostenere la necessità di inglobare la sua preda.
Fonti interpellate dal quotidiano City riportano che la banca guidata dall’amministratore delegato Alberto Nagel, che più volte ha bocciato l’OPS del Monte, ha bussato direttamente alla porta della Vigilanza della BCE, segnalando la possibilità - che per molti è una certezza - che i due tra i principali azionisti dell’istituto senese, ovvero l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone e la holding della famiglia Del Vecchio Delfin, stiano agendo di concerto per prendere il controllo di tre dei principali attori della finanza italiana, cercando di dribblare le autorizzazioni rilasciate dagli organi preposti al controllo dei mercati (BCE inclusa, dunque).
Nel mirino di Caltagirone e di Delfin, è l’accusa di Mediobanca, ci sono di fatto non solo MPS (di cui i due sono già principali stakeholders), Mediobanca (idem), ma anche (e soprattutto, secondo diversi rumor che circolano da parecchio in primis in Italia), il colosso assicurativo di Trieste, roccaforte dei risparmi italiani e degli stessi BTP, Assicurazioni Generali, in cui gli stessi detengono partecipazioni anche in questo caso di maggioranza.
OPS MPS, Mediobanca segnala Caltagirone e Delfin alla BCE
A parlare è lo stesso azionariato delle tre pedine del risiko bancario, come ricorda l’articolo dell’FT, menzionando che Delfin e Caltagirone sono tra i principali soci delle tre tra le istituzioni finanziarie italiane “più prestigiose”, avendo accumulato nei capitali dei gruppi partecipazioni che vanno dal 5% al 20%.
Diverse sono le volte in cui sia Caltagirone e Delfin, tra l’altro, si sono scontrate con la governance di Generali e di Mediobanca, per la precisione con i due rispettivi AD Philippe Donnet e Alberto Nagel, “senza incassare tuttora alcun successo”, con i loro tentativi di defenestrare i due manager.
Ora il punto è che, giocando la carta MPS, secondo l’FT e Mediobanca stessa, l’ascendente della coppia sulla finanza italiana rischia inevitabilmente di dventare più forte: se riuscissero infatti a conquistare Mediobanca, che è al momento la principale azionista di Generali con una partecipazione di maggioranza pari al 13%, (Caltagirone e la famiglia Del Vecchio) finirebbero per avere un’influenza su una partecipazione combinata di Generali pari al 29% circa, pur detenendo una quota diretta di molto inferiore, pari al 16%.
Proprio questa sarebbe stata la preoccupazione manifestata da Mediobanca direttamente alla BCE.
Il quotidiano britannico indica tuttavia, sempre in base a quanto rivelato da alcune fonti, che Delfin e Caltagirone avrebbero negato di aver costruito un possibile asse per agire in modo coordinato.
A esprimere il timore che Caltagirone e Delfin stiano agendo insieme, è stata però la stessa Generali, che avrebbe già contattato sia la Vigilanza sulle assicurazioni in Italia, ovvero l’IVASS, che la Consob, sempre stando a quanto riportato dal Financial Times.
Nessun commento è stato rilasciato per ora al quotidiano dai diretti interessati dalle indiscrezioni, ovvero da Mediobanca, Generali, Delfin, Caltagirone, la BCE, la Consob e l’IVASS.
Certo è che l’OPS di MPS su Mediobanca sa già di saga, come lo è sembrata subito, e a ragione, l’offerta lanciata da UniCredit su Banco BPM. Sotto pressione oggi a Piazza Affari anche le azioni Generali.
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