Messaggio BPM ai soci (ma ovviamente anche a UniCredit) alla vigilia dell’assemblea con pubblicazione nota integrativa. Ribadite informazioni su CET1, dividendi, Danish Compromise.
Il messaggio di Banco BPM annunciato oggi attraverso la pubblicazione di una nota ad hoc è rivolto ai suoi azionisti, chiamati a esprimersi domani sulla decisione della banca italiana guidata dal CEO Giuseppe Castagna di alzare il prezzo dell’OPA lanciata agli inizi di novembre sulla controllata Anima Holding.
Domani, venerdì 28 febbraio 2025, è infatti il BPM Day, giorno in cui il gruppo ha convocato l’assemblea dei soci per fare in modo che, nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa dalla controllata Banco BPM Vita sulle azioni ordinarie di Anima Holding, come spiega lo stesso istituto, Banco BPM Vita possa: alzare il prezzo proposto ad Anima da 6,20 euro (cum dividendo) a 7 euro, (cum dividendo) e, al contempo, esercitare la facoltà, ove ritenuto opportuno, di rinunciare in tutto o in parte a una o più delle condizioni di efficacia apposte nell’offerta.
A leggere bene il contenuto del comunicato, si comprende come il messaggio o meglio le diverse informazioni contenute nella nota integrativa di Banco BPM, siano rivolte anche a UniCredit, la rivale guidata dall’AD Andrea Orcel che ha messo nel mirino Piazza Meda con una OPS da 10,1 miliardi di euro circa.
Nella giornata di oggi, giovedì 27 febbraio 2025, alla vigilia del grande giorno della convocazione dell’assemblea, Banco BPM ha pubblicato per la precisione una nota integrativa alla Relazione illustrativa, in vista dell’assemblea di domani.
Chiariti nel documento alcuni punti cruciali agli azionisti dopo che, qualche giorno fa, UniCredit era arrivata a mettere in dubbio la stessa solidità dell’istituto di credito guidato da Castagna, al punto da portare quest’ultimo, nel corso di una intervista rilasciata a Bloomberg TV, a non escludere neanche l’opzione di ricorrere alle vie legali, a causa di quelle che erano state definite “accuse pericolose” arrivate da Piazza Gae Aulenti, accompagnate perfino da fake news.
Banco BPM pubblica nota integrativa in vista giorno clou
Giuseppe Castagna non ci aveva pensato due volte a rimarcare la solidità del capitale di Banco BPM, sia in caso di successo dell’OPA lanciata sul gioiello del risparmio gestito Anima che in caso contrario.
Poco dopo, era stato lo stesso Banco a ribattere a UniCredit, sbandierando la sua capacità di generare dividendi più che ghiotti a favore dei suoi azionisti, oltre a quella di mantenere solido il suo capitale anche in caso di mancato ottenimento del Danish Compromise: “ Banco BPM manterrà un CET1 ratio superiore al 13% alle date di riferimento del piano, anche in caso di mancata applicazione del Danish Compromise alla partecipazione in Anima e anche tenendo conto della remunerazione degli azionisti con un payout all’80% ”, aveva precisato BPM.
Gli stessi concetti sono stati ribaditi oggi dalla banca finita nelle grinfie di UniCredit, in vista dell’assemblea degli azionisti. La nota integrativa è stata pubblicata, ha precisato il gruppo, dopo la richiesta avanzata dalla Consob che nella giornata di ieri, mercoledì 26 febbraio 2025, ha chiesto a Piazza Meda di diramare il documento, contenente alcuni elementi informativi.
BPM ha risposto così con la pubblicazione della nota, sia per andare incontro all’esigenza di garantire il migliore interesse degli azionisti, che nell’intento di indirizzare anticipatamente possibili domande che dovessero sorgere in sede assembleare.
Piano Banco BPM, target più ambiziosi con gioiello Anima, ma ricchi anche senza
In primis, la banca ha ricordato nella nota integrativa di avere comunicato a Piazza Affari l’aggiornamento del piano industriale lo scorso 11 febbraio 2025, in concomitanza con l’approvazione da parte del suo CDA dei conti relativi all’intero 2024.
Si tratta di un piano che, rispetto alla sua versione originale, e con riferimento al periodo 2023-26, include ora alcuni target che verrebbero raggiunti nel caso in cui l’OPA lanciata su Anima avesse successo; dunque di un piano, è stato ricordato nella nota di oggi, che “prevede target di redditività molto importanti, che si
sostanziano nel raggiungimento di un utile al 2027 pari a 2.150 milioni di euro e nella distribuzione agli azionisti di un importo pari a 6 miliardi di euro, cui si aggiunge un ulteriore ammontare pari a 1 miliardo di Euro ove ottenuto il positivo riscontro da parte della Banca Centrale Europea (“BCE”) circa l’applicazione del Danish Compromise ”.
Target più ambiziosi rispetto al precedente piano, che aveva messo in conto un utile netto al 2026 non inferiore a 1,5 miliardi di Euro. Motivo della revisione al rialzo: “il consolidamento di Anima – fabbrica prodotto fortemente sinergica con la forza distributiva di Banco BPM – da cui deriva un utile netto aggiuntivo pari a circa 200 milioni di euro e l’ulteriore consolidamento del vantaggio già maturato rispetto al piano 2023-26, all’interno del quale si prevedeva un utile 2024 di circa 1.360 milioni di euro”.
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Con la nota integrativa Banco BPM ha chiarito anche quali sarebbero i riflessi sul CET1 nel caso in cui la BCE decidesse di riconoscere l’utilizzo del Danish Compromise alla banca, oppure nel caso contrario.
E’ stato chiarito che, se l’acquisizione del gruppo del risparmio gestito controllato venisse completata entro il 30 giugno 2025, “il CET1 ratio di Banco BPM stimato a tale data sarebbe superiore al 15% in ipotesi di ottenimento del Danish Compromise ”.
Nel caso in cui la BCE non consentisse invece l’utilizzo del Danish Compromise, il CET1 ratio di Banco BPM, secondo le attese, si confermerebbe in area 13-13,5%.
In entrambi i casi, il valore effettivo dipenderebbe inoltre dalla “percentuale di possesso finale del capitale di Anima all’esito dell’Offerta”.
Da Banco BPM regalo dividendi ghiotto anche senza ok BCE
Banco BPM ha tenuto a ribadire, riprendendo quanto già inciso nel piano industriale che, anche in caso di mancata autorizzazione della BCE all’utilizzo del Danish Compromise, la Banca continuerebbe a credere di riuscire a distribuire l’80% dell’utile netto per un totale di dividendi cash di più di 6 miliardi di euro cumulati nel periodo 2024-2027, pur mantenendo un CET1 ratio al di sopra del 13% (equivalente ad un buffer rispetto agli attuali requisiti SREP di Banco BPM pari a 3,8%, e quindi ben al di sopra dei minimi regolamentari) alle date di riferimento del Piano Industriale.
Buffer che, ha precisato la banca, risulta in linea con la mediana di un campione significativo di banche europee, pari al 3,7% (a fronte di un CET1 ratio 2024 mediano pari al 13%). E buffer, rispetto allo SREP, che sarebbe anche in linea con quanto previsto dalle principali banche italiane.
Banco BPM ha illustrato inoltre gli interventi che lancerebbe per blindare il proprio capitale e renderlo adeguato, ricordando che le azioni di capital management più importanti previste nell’arco del piano industriale, ovvero operazioni di cartolarizzazione sintetica per un contributo pari a circa 48 bps e operazioni di ottimizzazione delle partecipazioni per un contributo pari a circa 10 bps.
In assenza dell’ottenimento del Danish Compromise a causa del no della BCE, la banca predisporrebbe invece, così come già stabilito, alcune azioni azioni di mitigazione, già stimate dal Piano Industriale annunciato lo scorso 12 febbraio, ovvero la mancata distribuzione addizionale pari a 1 miliardo di euro, per un contributo pari a 159 bps, e ulteriori ottimizzazioni a livello di RWA di mercato e di credito, per un contributo potenziale di 15-20 bp.
Con Anima sinergie significative, elevato ritorno sul capitale BPM anche senza Danish Compromise
Indiscutibile il fatto che Anima si confermerebbe un punto di forza inequivocabile per Banco BPM, nel caso in cui entrasse a far parte della sua galassia: l’acquisizione, ha ricordato BAMI, presenta infatti “una forte rilevanza industriale e strategica e un elevato potenziale di creazione di valore per gli azionisti di Banco BPM presenti e futuri, con un elevato ritorno sul capitale investito anche in caso di mancato ottenimento del Danish Compromise”.
Inglobando Anima, le sinergie sarebbero significative, come emerge dalle previsioni sul contributo della controllata calcolato nel piano industriale (di 0,20 miliardi in termini di utile netto aggiuntivo al 2027 derivante dal consolidamento del 78% attualmente non detenuto da Banco BPM).
Tra le sinergie attese, quelle di costo, che ammonterebbero a 25 milioni annui, principalmente ascrivibili alla riduzione di oneri operativi e costi di governance e quelle di ricavo, pari a circa 5 milioni di euro annui, derivanti dall’incremento della penetrazione dei prodotti Anima nei canali distributivi di BBPM.
Ancora, come già reso noto con un altro comunicato diffuso nei giorni precedenti, Banco BPM ha rimarcato oggi con la diffusione della nota integrativa che il ritorno sul capitale investito per l’acquisizione di Anima risulterebbe superiore al 13% anche nell’ipotesi di mancato ottenimento del Danish Compromise.
Praticamente, con la nota integrativa pubblicata oggi, alla vigilia dell’assemblea dei suoi azionisti di domani, oltre a ricordare ai soci la ratio dell’OPA lanciata su Anima, Banco BPM ha ribattuto di nuovo a tutti i rilievi annunciati e rimarcati più volte da UniCredit, messi in evidenza in primis dal CEO di Piazza Gae Aulenti che, nel commentare il prezzo dell’OPS lanciata su BAMI, ne ha sempre giustificato il valore, sbandierando la presenza di un premio sulle azioni che Banco presentava prima che lanciasse l’OPA su Anima, dunque sul cosiddetto prezzo “undisturbed”.
UniCredit, Banco BPM, Anima, il trend delle azioni a Piazza Affari
Intanto, in attesa del verdetto che arriverà domani dall’assemblea degli azionisti di BAMI, in una sessione - quella di oggi - che ha visto l’indice Ftse Mib di Piazza Affari puntare verso il basso, le azioni di Banco BPM hanno chiuso la sessione in ribasso dello 0,23%, a quota 9,584 euro, mentre UniCredit, reduce dai massimi testati ieri oltre la soglia di 50 euro, ha terminato la seduta praticamente piatta, riportando una variazione pari ad appena +0,02%, a quota 50,86.
Dal canto suo, i titoli di quella che è stata spesso definita vera preda anche di Orcel, ovvero del gioiello del risparmio gestito Anima sono rimasti letteralmente ingessati, a quota 6,90 euro.
Va chiarito che nella nota integrativa pubblicata oggi da Banco BPM è emerso anche che, “alla data della presente, non è ancora noto il termine entro cui sarà ottenuto il riscontro di BCE sull’applicazione del Danish Compromise nell’Opa su Anima, e non si può escludere che ciò avvenga successivamente al termine del periodo di adesione dell’offerta”.
Riguardo alla soglia di adesione che renderebbe efficace l’OPA, Banco BPM ha tenuto a sottolineare che, “considerati gli impegni di adesione sottoscritti e comunicati al mercato in virtù dei quali l’Offerente (ovvero il Banco stesso) potrà raggiungere il 44,8% del capitale sociale di Anima e i programmi futuri elaborati da Banco BPM Vita per Anima, si ritiene che detti programmi potranno essere attuati anche ove vengano apportate all’Offerta azioni le quali, tenuto conto della partecipazione già detenuta dalla Banca in Anima, consentano all’Offerente di venire a detenere una quota pari ad almeno il 45% più un’azione del capitale sociale di Anima ”.
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