Fuga dalle banche europee, soprattutto dalle banche italiane: BPER -13%, MPS, UniCredit -11%. Febbre risiko congelata. Perché le azioni stanno crollando.
Crollo epocale per il Ftse Mib di Piazza Affari, per le borse europee, e per Wall Street.
Chi sperava in una ripresa di Piazza Affari e di Wall Street nella giornata di oggi, dopo le forti vendite di ieri successive all’annuncio dei dazi shock contro tutto il mondo, sfoderato con orgoglio dal presidente americano Donald Trump, si è dovuto ricredere subito.
Crollo storico a Piazza Affari, Ftse Mib -7%, tonfo azioni banche fino a -13%
I sell che si sono abbattuti oggi su Piazza Affari e sulle altre borse europee si sono confermati più violenti di quelli di ieri.
Alla borsa di Milano, l’indice di riferimento Ftse Mib è collassato nei minimi intraday di oltre il 7%, crollando a quota 34.375,66 punti. Il listino benchmark della borsa di Milano ha poi terminato la giornata di contrattazioni di oggi, venerdì 4 aprile 2024, scivolando del 6,53%, a quota 34.649,22 punti.
Il Ftse Mib si è confermato l’indice azionario peggiore tra quelli più importanti in Europa: la borsa di Parigi ha perso il 4,26%, Francoforte ha segnato un tonfo del 4,95%, così come la borsa di Londra.
L’indice benchmark dell’azionario europeo Stoxx 600 ha chiuso con un crollo pari a -5,12%, che lo ha portato a quota 496,33 punti.
Smobilizzi furiosi hanno mandato al tappeto tutte le altre azioni, a eccezione di Diasorin. In evidenza anche oggi i titoli delle banche italiane, che si sono confermati tra i peggiori dell’indice. Alla fine della sessione, così come ieri, azioni di altri comparti sono entrate a far parte della lista dei titoli che hanno riportato le perdite maggiori.
Durante la sessione, nei minimi intraday, le azioni BPER, Banco BPM, MPS, hanno segnato tonfi compresi tra l’11% e il 13%, così come UniCredit è affondata nei minimi della sessione di Piazza Affari dell’11%, Banca Popolare di Sondrio è scivolata di oltre il 10%, e idem ha fatto Intesa SanPaolo. Alla fine della giornata di contrattazioni, il titolo peggiore si è confermato Azimut, crollato del 12,60%, seguito da Leonardo (-12,41%), MPS-Monte dei Paschi di Siena (-12,20%), Nexi -11,47%.
Fase conclamata di panico, Cina reagisce a Trump e annuncia dazi del 34% contro made in USA
In generale oggi, a parte le azioni Diasorin, non si è salvata nessuna azione quotata sul Ftse Mib di Piazza Affari, nel bel mezzo di una fase conclamata di panico, alimentata dall’altro grande annuncio arrivato in giornata: stavolta non dagli Stati Uniti, che si sono già presi la scena nel cosiddetto Giorno della Liberazione USA, ovvero l’altro ieri, mercoledì 2 aprile 2025, quando un Donald Trump quasi trionfante e sicuramente dai toni minacciosi ha ufficializzato la sberla dei dazi contro più di 180 economie del pianeta.
Tra queste, sotto i riflettori il grande schiaffo in faccia alla Cina, inferto con tariffe aggiuntive del 34% sui beni che gli Stati Uniti importano dal Paese, che hanno portato la tassa complessiva imposta sui prodotti made in China al 54%.
Già pronta a reagire, Pechino oggi è passata all’azione, annunciando l’imposizione di dazi su tutti prodotti importati dagli Stati Uniti pari al 34%. E da lì la pioggia di sell off si è fatta più battente, anche se nel finale il Ftse Mib è riuscito almeno a risalire dai minimi.
Sui mercati risuona la parola “recessione”, a Piazza Affari azioni banche scontano il peggio
La nuova guerra commerciale tra l’America di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping è così iniziata in via ufficiale, e nel mondo e sui mercati riecheggia una parola ben precisa, oltre a quella dei dazi: “recessione”.
Proprio questa prospettiva ha fatto e sta facendo crollare da ieri i mercati di tutto il mondo, portando gli investitori a rifugiarsi in modo disperato nei bond.
Con il risultato che, a fronte di un tonfo del Dow Jones che, nella giornata di ieri, è stato di quasi 1.700 punti, e di un Nasdaq crollato del 6% circa, gli acquisti sui Treasury USA hanno portato i rendimenti decennali a bucare la soglia psicologica del 4%.
E con il risultato che, a continuare a essere stremate dalle vendite, sono state di nuovo soprattutto le banche, con il sottoindice di riferimento dell’Europa che è capitolato oggi, fin dai primi minuti della giornata di contrattazioni, del 4%, per poi affondare fino a -7%.
Più allarmante la situazione del settore bancario italiano, ben illustrata dal trend dell’indice Ftse Italia Banche, precipitato fino a oltre il 10%. Un nuovo colpo è arrivato per Piazza Affari da Wall Street, dove il bagno di sangue ha fatto il bis, nelle stesse ore in chi si è ripresentata la guerra di nervi tra il presidente americano Donald Trump e il numero uno della Fed, Jerome Powell, che hanno parlato entrambi di tassi di interesse e di inflazione USA.
Azioni banche italiane martoriate dai sell anche oggi, MPS non si gode le buone notizie
In particolare le azioni di MPS-Monte dei Paschi di Siena, non sono riuscite a godere di alcune notizie positive arrivate nelle ultime ore.
In evidenza soprattutto la promozione a investment grade per i bond della banca senese, arrivata nella giornata di ieri dall’agenzia di rating DBRS-Morningstar.
Di fatto, la valutazione sul merito creditizio delle obbligazioni del Monte è stata alzata di un gradino, da BB high a BBB low, a fronte di un outlook confermato a “positivo”: fattore, quest’ultimo, che implica la presenza di un margine per un ulteriore miglioramento.
E’ stata la stessa banca senese a fare il grande annuncio della promozione ricevuta dall’agenzia di rating, che ha tra l’altro comunicato di avere un giudizio positivo anche sull’operazione con cui MPS ha messo nel mirino Piazzetta Cuccia.
Con un comunicato diffuso nella serata di ieri, MPS-Monte dei Paschi di Siena ha reso noto che l’agenzia di rating DBRS Ratings GmbH ha alzato in area investment grade a “BBB (low)” il Long-Term Issuer rating, il Long-Term Senior Debt rating e il rating standalone Intrinsic Assessment (“IA”) e che, contestualmente, il Long-Term Deposit rating è stato portato a “BBB”.
Così si legge nella nota:
“La decisione di migliorare il rating considera il rafforzamento della capacità di generare capitale e i solidi buffer patrimoniali, punti di forza che, secondo l’agenzia, garantiscono alla Banca la flessibilità sia per attraversare le varie fasi del ciclo economico che per poter avere un ruolo attivo nel processo di consolidamento in corso nel sistema bancario italiano”.
MPS ha aggiunto che “ l’upgrade a Investment grade riflette i risultati raggiunti dalla Banca in tutti gli ambiti, tra cui il significativo miglioramento della capacità di generare utili, anche grazie alla maggiore efficienza operativa, e l’efficacia della strategia di rilancio commerciale, con iniziative che hanno permesso di
riconquistare quote di mercato rafforzando il proprio posizionamento competitivo”.
L’agenzia di rating ha riconosciuto inoltre la presenza di alcuni fattori chiave a favore del Monte dei Paschi, come “il forte miglioramento del profilo di rischio, l’elevata componente di depositi commerciali nel funding e un accesso al mercato istituzionale che, con le ultime emissioni obbligazionarie, evidenzia la capacità di attrarre investitori internazionali e il miglioramento degli spread”. Confermato l’outlook positivo.
Per quanto riguarda il dossier del risiko bancario, che vede MPS grande protagonista di Piazza Affari con l’OPS lanciata alla fine di gennaio su Mediobanca, Morningstar DBRS ha dichiarato di ritenere che l’operazione “ potrebbe essere positiva per il merito creditizio di MPS ”, precisando che “continuerà a monitorare l’evoluzione, considerato che si tratta di un’operazione non concordata”.
Proprio l’OPS su Piazzetta Cuccia rimane sotto i riflettori degli investitori e dei trader, dopo le recenti schermaglie tra la banca senese e il proxy advisor ISS che, nella giornata di venerdì scorso, ha consigliato agli azionisti di MPS di votare contro l’aumento di capitale al servizio dell’offerta su Mediobanca, proposto dal CDA del Monte.
L’altro proxy advisor Glass Lewis blinda OPS MPS su Mediobanca
Ma se il consiglio di ISS ai soci di MPS è stato quello di votare contro l’aumento di capitale a servizio dell’OPS promossa su Mediobanca, opposto è stato il giudizio dell’altro proxy advisor, ovvero di Glass Lewis che, pur non nascondendo qualche timore sull’integrazione tra le due banche - (integrazione che a suo avviso comporta rischi di esecuzione che si possono individuare, “in particolare in termini di integrazione culturale e di potenziale interruzione del franchising di Mediobanca” - ha spiegato che queste preoccupazioni dovrebbero risultare “gestibili con un’esecuzione disciplinata”.
Ed è questa l’altra buona notizia per MPS, di cui la banca italiana tuttavia oggi non è riuscita a godere, visto lo tsunami che ha travolto di nuovo le azioni del settore bancario.
Glass Lewis ha blindato tra l’altro la ratio stessa delle nozze tra MPS e Mediobanca, affermando che la transazione di M&A si tradurrebbe nella creazione di “un gruppo bancario italiano più diversificato, con una rilevanza nazionale nei settori del retail e commercial banking, del wealth management, del consumer finance e dell’investment banking a basso consumo di capitale ”.
Ma, di fatto, oggi, sia l’OPS di MPS su Mediobanca, così come l’offerta di UniCredit su Banco BPM sono andate a finire dietro le quinte.
Congelata, praticamente, la febbre sul risiko delle ultime settimane e degli ultimi mesi.
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Banche italiane, disastro per le azioni nella settimana di Piazza Affari
Diverse le ragioni che da ieri hanno messo nel mirino delle vendite le azioni delle banche italiane: tra queste, in evidenza il timore di una recessione provocata dai dazi di Trump e la possibilità che la BCE si dia più da fare per mettere in sicurezza l’economia dell’area euro, tagliando i tassi di interesse in modo più significativo: buona notizia per le colombe, non per le banche, la cui performance su base settimanale si è rivelata un disastro.
L’avvento di una recessione si tradurrebbe tra l’altro in un maggiore rischio, per gli istituti, di non veder tornare indietro i prestiti erogati alle imprese e alle famiglie e, dunque, in sostanza, in un aumento degli NPL (crediti deteriorati).
Lo ha ricordato molto bene l’analista Suryansh Sharma di Morningstar, che ha sottolineato che fasi di rallentamento dell’economia e di recessione hanno conseguenze molto negative su diverse aree di business in cui sono operative le banche: nello specifico “sull’erogazione dei prestiti, sui costi del credito, sulle commissioni delle divisioni di investment banking, sulla redditività delle attività di trading, sulle commissioni di asset management”.
Se a questo si aggiunge che la BCE potrebbe decidere di varare tagli dei tassi di interesse più significativi di quelli attesi dal mercato, si comprende come le banche rischierebbero ancora di più di vedere erosi quei margini netti di interesse la cui crescita, negli anni 2022 e 2023, tanto blindata dalle strette monetarie varate dalla Banca centrale europea guidata dalla presidente Christine Lagarde, è andata a tutto vantaggio dei loro ricavi.
Quelle strette monetarie ora non solo non esistono più, ma sono state soppiantate da sforbiciate del costo del denaro da parte della BCE che hanno reso gli istituti di credito orfani di un importante sostegno a favore della loro redditività.
Va chiarito che le banche italiane hanno riportato ottimi risultati di bilancio anche nel 2024, grazie a tassi dell’area euro che sono rimasti a livelli ancora elevati supportando ancora gli NII (i margini netti di interesse) e sulla scia, anche, della solida crescita delle commissioni incassate.
Ma ora quell’assist di tassi “higher for longer” sui margini netti è decisamente a rischio, visto che Lagarde potrebbe dover abbassare ancora di più i tassi.
Tornando alla minaccia degli NPL, cosiddetti Non Performing Loans, le banche potrebbero trovarsi costrette ad accantonare ulteriori riserve per far fronte al rischio di eventuali default dei loro clienti che, a fronte di un aggravarsi delle loro condizioni finanziarie, (più che possibile nel bel mezzo di una recessione), non riuscirebbero più a rimborsare i crediti ricevuti.
A quel punto, nel caso in cui dovesse concretizzarsi il worst case scenario, l’inizio di un pericoloso circolo vizioso potrebbe rendere gli anni di utili record e di ghiotti dividendi delle banche un ricordo sempre più lontano e decisamente più sbiadito. Intanto, a parlare sono i numeri relativi al trend settimanale delle azioni delle principali banche italiane. MPS ha perso nell’ultima settimana più del 18%, così come BPER, mentre Banco BPM è capitolata nello stesso arco temporale del 13,5% circa. Le azioni di Banca Popolare di Sondrio sono scivolate del 16,5%, mentre UniCredit è collassata del 17,5%. Intesa SanPaolo è precipitata infine di più del 14%, mentre Mediobanca è crollata del 16,71%.
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