BTP e azioni, il mix perfetto per costruire il portafoglio perfetto? o c’è altro? I commenti degli analisti sulla regola uno che ogni investitore dovrebbe seguire.
Fino a che punto scommettere sui titoli di Stato italiani, ovvero sui BTP, asset made in Italy che continuano a riscuotere successo, come dimostrano le richieste che arrivano sia dagli investitori stranieri che dagli investitori retail (BTP Più docet)?
E fino a che punto scommettere anche sull’azionario, in un momento in cui il Ftse Mib continua a inanellare nuovi record degli ultimi 18 anni, ovvero dal 2007?
In generale, quali sono le scelte migliori per creare un portafoglio di investimenti che può considerarsi in qualche modo “perfetto”, se per portafoglio perfetto si intende quello che non espone a rischi eccessivi di mercato, assicurando al contempo rendimenti attraenti?
Riflessioni post emissione del BTP Più
Occhio alle indicazioni che sono arrivate negli ultimi giorni dalla comunità degli analisti, inclusi quelli in cui è andata in scena l’emissione del BTP Più, nuovo titolo di Stato appartenente alla famiglia dei BTP Valore, lanciato dal MEF per incentivare nuovamente i piccoli risparmiatori a sottoscrivere nuove fette di debito pubblico tutto italiano. Stavolta, la trovata di Meloni è stata quella del rimborso anticipato, che ha fatto la differenza tra questo nuovo BTP Valore e le quattro edizioni precedenti.
Con cedole nominali pagate trimestralmente e scadenza di 8 anni al 25 febbraio 2033, il BTP Più è stato emesso dal ministero dell’Economia e delle Finanze nei cinque giorni compresi tra lunedì 17 e venerdì 21 febbraio 2025.
Oltre alla marcia in più del rimborso anticipato, questo nuovo titolo rivolto ai BTP People, espressione della strategia “più titoli di Stato nelle mani degli italiani” inaugurata dal governo Meloni (nei primi mesi dell’esecutivo si era parlato dell’arrivo imminente di un BTP autarchico, o anche BTP sovranista o patriottico, ha presentato una sorpresa finale di non poco conto.
Per la prima volta nella storia del BTP Valore, il MEF ha annunciato tassi cedolari definitivi superiori ai tassi minimi cedolari inizialmente comunicati. In tutto, con il BTP Più, nelle casse dello Stato italiano sono entrati quasi 15 miliardi di euro.
Non è detto che le emissioni di questi BTP retail, che non sono stati collocati solo dal governo Meloni, ma anche dai governi precedenti, siano però un’ottima notizia nel lungo termine per le stesse casse dello Stato visto che, ogni volta, per convincere i piccoli risparmiatori a fare incetta di nuovi titoli di Stato italiano, il Tesoro tende a offrire cedole più allettanti di quelle presenti sul mercato da parte dei titoli a stessa scadenza, che finiscono per far salire il conto già salato delle spese per interessi, come ha calcolato l’Osservatorio dei conti pubblici italiani.
Sui BTP attenti al fattore BCE e spread
Stavolta, inoltre, il Ministero dell’Economia e delle Finanze guidato da Giancarlo Giorgetti ha deciso per l’appunto di alzare anche le cedole finali,a causa delle “condizioni di mercato” che, pur non esplicitate, vanno individuate nel rialzo piuttosto consistente che, nei giorni del collocamento del BTP Più, ha interessato (non solo) i rendimenti sul mercato secondario. Rialzo provocato dal timore che la BCE di Christine Lagarde possa dire addirittura stop ai tagli dei tassi di interesse lanciati a partire dall’anno scorso, cinque in tutto se si considera il primo taglio annunciato lo scorso 30 gennaio 2025.
Della necessità di aprire un dibattito sul possibile alt alle sforbiciate dei tagli dei tassi ha parlato chiaramente il falco tedesco, ovvero l’esponente del Comitato esecutivo della BCE Isabel Schnabel, che ha sollevato addirittura dubbi sulla fase di restrizione monetaria ancora in atto, nonostante i cinque tagli dei tassi annunciati da Francoforte.
“I dati stanno dimostrando che il grado di restrizione (monetaria) è sceso in modo significativo, arrivando a un punto in cui non possiamo più dire con sicurezza che la nostra politica monetaria è ancora restrittiva”, ha detto Schnabel che più volte, in passato, ha consigliato alla BCE di non abbassare la guardia nei confronti dell’inflazione dell’Eurozona, da tenere a suo avviso ancora sotto stretta osservazione nonostante quel processo disinflazionistico che secondo alcuni esperti è ormai scontato (escludendo, tuttavia, l’incognita Trump), sebbene gli ultimi numeri relativi all’inflazione non siano del tutto rassicuranti.
L’effetto delle parole di Schnabel sui rendimenti dei BTP e sullo spread BTP-Bund a 10 anni è stato immediato. In generale, dunque, quando si tratta di BTP non va mai dimenticato l’effetto che le varie dichiarazioni e mosse della BCE possono avere sui titoli di Stato, ovviamente non solo italiani.
Non solo BTP Più, occhio a come sta andando. Alternative sbandierate fin da subito
Tornando ai BTP Più, vale la pena chiedersi, per chi si fosse fatto sfuggire questa occasione definita da molti subito interessante, se convenga acquistarlo ora che è entrato, dopo l’emissione del Tesoro avvenuta sul MOT, nelle negoziazioni libere nella giornata di ieri, martedì 25 febbraio.
Non si può dire, a tal proposito, che l’esordio sia stato positivo per chi ha comprato il titolo di Stato nei giorni di emissione lanciata dal Tesoro, visto che i rendimenti della nuova scommessa lanciata da Meloni hanno puntato subito verso l’alto, facendo di conseguenza scendere il prezzo.
Detto questo, di BTP il mercato italiano è pieno, e fin dai primi giorni del debutto del BTP Più non sono mancati consigli su alternative da considerare, così come non sono mancate riflessioni su quale fosse il titolo di Stato italiano migliore da acquistare e/o quello che rendesse di più.
Qualcuno si è anche chiesto subito anche, se una mossa più azzeccata fosse stata quella di acquistare il BTP Più nei prossimi mesi.
Certo è che la febbre per il nuovo titolo di Stato rivolto al pubblico dei piccoli risparmiatori c’è stata, come ha dimostrato subito il boom di ordini che si è manifestato a partire dal primo giorno di collocamento del titolo.
La necessità di diversificare il proprio portafoglio di investimento
Detto questo, non sono mancati alcuni analisti che sono tornati a ricordare agli italiani l’importanza di diversificare il proprio portafoglio, e dunque a consigliare ai potenziali investitori di non puntare, in generale, soltanto sul BTP.
In evidenza il commento della divisione di ricerca di Banca Generali che, nell’articolo “Febbre da rendimenti con il BTP Più, ma il vero valore è in azioni e diversificazione”, ha ricordato alcune regole che dovrebbero essere tenute sempre in considerazione da chi vuole lanciarsi nel mondo degli investimenti o apportare variazioni alle posizioni accumulate.
Sotto i riflettori anche il commento “ Come posizionare i portafogli obbligazionari nella volatilità ”, a cura di Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management, che si è rivolto nello specifico agli investitori obbligazionari.
Da entrambe le analisi è emerso che i BTP, sicuramente, non possono e non devono essere considerati l’unica scelta di investimento.
Se Banca Generali ha sottolineato l’importanza di detenere nel proprio portafoglio di investimento anche le azioni, Wellington Management si è soffermata più nello specifico su come strutturare un portafoglio obbligazionario. In generale, per chi predilige un portafoglio obbligazionario, le alternative sono diverse.
BTP e l’assist dello spread, ma Banca Generali dice attenti. L’esempio del BTP Futura
Nel commentare l’emissione del BTP Più, con una nota che è stata pubblicata nei primi giorni del collocamento sul MOT da parte del MEF fin dai suoi primi giorni, Generoso Perrotta, Head of Financial Advisory di Banca Generali, ha messo in evidenza che il successo del collocamento è stato favorito anche dalla recente contrazione dello spread.
“ Lo spread si è avvicinato ai minimi degli ultimi due anni , grazie all’appetito degli investitori per rendimenti elevati che ha sostenuto gli acquisti di BTP”, ha detto Perrotta (prima che le dichiarazioni di Schnabel facessero risalire il differenziale tra i rendimenti dei BTP e dei Bund a 10 anni), ricordando allo stesso tempo che, storicamente, proprio questa correlazione non è andata sempre a favore degli investitori.
Nel ricordare che “per molti risparmiatori il BTP sembra essere l’unico asset in portafoglio”, dalla divisione di analisti di Banca Generali è arrivato contestualmente un monito:
“ Un’eccessiva concentrazione, anche negli asset percepiti come più sicuri, può però essere un rischio ”.
Citato l’esempio di un BTP retal specifico:
“In particolare, i BTP Futura, collocati nel periodo Covid, in un contesto di tassi di riferimento sottozero, hanno sofferto per il brusco rialzo dei tassi nel 2022-23 e mostrano quotazioni in rosso da 7% al 23%. Il risparmiatore che dovesse venderli prima della scadenza realizzerebbe quindi una perdita significativa”.
Perrotta ha menzionato di conseguenza il rischio di volatilità, avvertendo che “ lo spread potrebbe tornare ad allargarsi se i mercati dovessero iniziare a scontare la necessità di un maggior consolidamento nella politica di bilancio”. Il che significa una semplice cosa, ovvero che “è fondamentale non considerare l’investimento in titoli di Stato italiani come un’opzione esclusiva ”.
Non dimenticare, a tal proposito, gli investimenti in azioni: “La parte obbligazionaria del portafoglio può essere una componente in grado di decorrelarsi rispetto all’andamento del comparto azionario, che necessariamente deve essere presente all’interno del portafoglio degli investitori con un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo ”.
“Considerare le opportunità offerte dalle azioni”. Il caso del Ftse Mib di Piazza Affari
Uno stesso consiglio è stato dato agli investitori e risparmiatori da Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali:
“Sebbene i titoli di Stato siano strumenti fondamentali per la diversificazione e la stabilità, è importante considerare le opportunità offerte dai mercati azionari, che negli ultimi anni hanno offerto rendimenti significativamente superiori rispetto ai titoli di Stato”.
A essere citato è stato proprio il Ftse Mib che, hanno fatto notare da Banca Generali, rispetto ai “minimi del marzo 2020, in piena crisi Covid”, ha assicurato “ un rendimento complessivo (total return) del 208% (numeri al 14 febbraio 2025)”, prendendo in considerazione il rialzo delle quotazioni e le cedole distribuite.
Nei giorni successivi questi commenti rilasciati dagli esperti di Banca Generali sono stati più che confermati: proprio ieri, il Ftse Mib è volato ai nuovi massimi in 18 anni.
BTP e titoli di Stato? I consigli di Wellington Management: flessibilità mirata
Un consiglio diretto agli investitori obbligazionari su come muoversi nel 2025 è arrivato da Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management, che ha sottolineato in una nota che un approccio di “flessibilità mirata” è la probabile opzione migliore per prendere decisioni di investimento in “un contesto macroeconomico strutturalmente diverso”, elencando “alcune delle caratteristiche principali di questa nuova era economica”:
- Un contesto economico meno stabile, con cicli più brevi e frequenti.
- Un’inflazione più elevata e volatile.
- Crescenti rivalità e divergenze geopolitiche mentre la globalizzazione rallenta e, in alcune aree, addirittura scompare.
- Un incremento strutturale degli interventi governativi e della spesa fiscale.
Certo, ha spiegato Giordano, il fatto che le banche centrali abbiano iniziato a tagliare i tassi è un elemento che in teoria “dovrebbe favorire gli investitori obbligazionari, generando un apprezzamento del capitale unitamente a un reddito ancora elevato”. E, “tuttavia, il futuro potrebbe richiedere grandi capacità di ’navigazione’, vista l’inflazione ostinatamente elevata, le crescenti differenze nelle traiettorie di crescita economica tra i diversi paesi e le divergenze nelle risposte delle autorità monetarie”.
Non va dimenticato che “i cambiamenti geopolitici — in modo particolare il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca — vanno ad aggiungersi all’imprevedibilità del contesto”.
“Occhio ai conti di deposito di contanti a breve termine”
Di conseguenza, Giordano ha dato una risposta alla seguente domanda:
“In che modo gli investitori dovrebbero considerare il riposizionamento dei loro portafogli per prepararsi a queste incertezze dominanti?” Nel ricordare agli investitori di prendere consapevolezza delle variabili che hanno contribuito al cambiamento del contesto, il direttore della divisione di investimenti di Wellington Management, ha consigliato intanto di “andare oltre la liquidità e i singoli strumenti ”.
Ovvero? Intanto, occhio ai conti di deposito di contanti a breve termine.
“Nonostante i buoni risultati riportati negli ultimi anni, crediamo che i conti di deposito di contanti a breve termine presentino oggi un rischio di reinvestimento significativo a fronte del calo dei tassi ”.
Il motivo? “A differenza delle obbligazioni, gli strumenti di liquidità non beneficiano dell’incremento delle valutazioni obbligazionarie che solitamente accompagna i tagli dei tassi, e il reddito si attesta su livelli inferiori, a indicare che una diversificazione nel reddito fisso potrebbe ormai essere indispensabile”.
BTP? “Integrare esposizione ai singoli Paesi con portafoglio obbligazionario globale”
Giordano ha ricordato inoltre che “molti investitori hanno già spostato parte delle posizioni liquide verso i titoli di Stato nazionali, come i Buoni del Tesoro Poliennali italiani (BTP), ma crediamo che, al momento attuale, potrebbero essere necessari altri cambiamenti ”.
Quali? I cambiamenti, ha spiegato l’esperto, riguardano proprio la presenza dei titoli di Stato di diverse nazioni in un portafoglio di investimento.
Sicuramente il loro ruolo nei portafogli è “importante”, ma l’accento di Wellington Management è stato posto sulla necessità di “ integrare l’esposizione ai singoli paesi con un portafoglio obbligazionario globale ”. Non solo BTP, dunque, per fare un esempio, così come non solo OAT e Bund, ma guardare anche oltre, ad altri mercati.
Una strategia del genere potrebbe presentare infatti diversi vantaggi come, ha sottolineato Giordano:
- Attenuare il rischio di reinvestimento e contribuire a proteggere i portafogli da un’eccessiva volatilità.
- Diversificare l’importante rischio di beta intrinseco in un singolo paese emittente, come l’Italia, che potrebbe intensificarsi sulla scia delle incertezze del contesto odierno.
- Offrire la possibilità di acquisire i rendimenti più elevati che potrebbero essere disponibili altrove.
Praticamente, la regola dovrebbe essere quella di “adottare un approccio flessibile al reddito fisso”, optando per una “diversificazione mirata”. In sostanza, “in un contesto incerto, la flessibilità potrebbe essere l’opzione migliore per gli investitori obbligazionari”.
In che modo, da un punto di vista operativo?
Wellington Management, non solo BTP, occhio anche ai Treasury. Le opportunità
Così l’Investment director di Wellington Management, che ha fatto l’esempio proprio dei BTP, ricordando l’angoscia rappresentata dalla necessità da parte del Tesoro di rifinanziare il debito pubblico italiano, presentando altri titoli di Stato che pur fanno fronte a prospettive incerte e altri bond che potrebbero confermarsi invece opportunità meritevoli da considerare.
“Nello specifico, riteniamo che gli approcci di qualità elevata e liberi da vincoli di benchmark costituiscano uno strumento interessante a complemento dei portafogli esistenti, dal momento che presentano una duration media e un’esposizione creditizia limitate, offrendo al contempo la possibilità di diversificare nell’intera gamma di paesi, settori e temi. Alla luce di questo universo di opportunità, crediamo che i gestori attivi esperti saranno in grado di generare rendimenti simili, se non superiori, a quelli attualmente disponibili attraverso un investimento esclusivamente in BTP, a fronte tuttavia di un rischio di volatilità e di reinvestimento decisamente inferiore. I dati del Ministero del Tesoro italiano indicano che il paese dovrà rifinanziare circa 2.000 miliardi di euro di debito in essere nei prossimi cinque anni”.
Menzionati anche i rischi che incombono su altri mercati, come quelli dei Treasury USA, i titoli di Stato americani, alle prese con la minaccia rappresentata da un possibile rinfocolarsi dell’inflazione a causa delle scelte di politica economica di Donald Trump.
Non per niente, “in questo momento, gli Stati Uniti stanno replicando il copione seguito alla prima elezione di Trump, con l’impennata dei tassi di interesse, del dollaro e dei mercati azionari, ma l’agenda politica del Presidente potrebbe determinare un’inflazione strutturalmente più elevata ”. E “questa consapevolezza, nel corso del tempo, potrebbe causare una significativa volatilità nel mercato dei Treasury statunitensi ”.
Che dire inoltre di Paesi come “ il Giappone e il Regno Unito ”, che “sembrano perseguire una politica monetaria discordante dai dati economici, mentre l’Eurozona è gravata dalla paralisi politica in Francia e in Germania, oltre che dal continuo impatto della guerra in Ucraina”?
Nell’ambito di una strategia di diversificazione mirata, Giordano ha elencato tuttavia non solo i nei ma anche le opportunità presenti nel mercato mondiale dei titoli di Stato: “Sul lato opportunità, alcuni paesi, come l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada, vantano bassi livelli di debito pubblico ma un debito privato elevato, a indicare che le loro banche centrali potrebbero essere meglio attrezzate per gestire eventuali instabilità finanziarie ed essere più sensibili a un deterioramento del ciclo. Potrebbero quindi generare rendimenti totali migliori e più stabili visti gli elevati livelli di partenza dei rendimenti”.
I tre obiettivi chiave nel 2025 per gli investitori obbligazionari
Più che investire esclusivamente in BTP, è dunque il consiglio di Wellington Management, per gli investitori obbligazionari sarebbe il caso, nel corso del 2025, di puntare su un approccio per l’appunto flessibile, avendo in mente sempre “tre obiettivi chiave”:
- Un reddito affidabile e ricorrente, con una componente di crescita.
- Più diversificazione e liquidità.
- Conservazione del capitale nel lungo periodo.
“A nostro parere, una maggiore flessibilità in termini di selezione di duration, paesi e settori può contribuire a proteggere sia il reddito che il capitale nei periodi di intensa volatilità. Di conseguenza, riteniamo che si tratti di un’aggiunta molto efficace per la maggior parte dei portafogli, che contribuirà ad attenuare l’impatto della volatilità sulle allocazioni in singoli paesi o regioni, diversificando le esposizioni tra i cicli economici e politici divergenti”, ha concluso Giordano, indicando la strada a chi vuole puntare ancora sui bond:
“Una via che gli investitori potrebbero scegliere di perseguire è l’allocazione a strategie a reddito fisso flessibili, più focalizzate sulla conservazione del capitale e la liquidità attraverso l’esposizione a titoli di Stato di qualità elevata, ma che comunque offrono possibilità di rendimenti positivi nel lungo termine attraverso l’esposizione a un ampio e fertile universo di opportunità globali”.
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