UniCredit, Andrea Orcel punta dritto a Generali. OPS Banco BPM congelata, Castagna ancora a bocca asciutta

Laura Naka Antonelli

06/03/2025

Rumor su mossa UniCredit su Generali, Andrea Orcel punterebbe ad avere una partecipazione più alta. Banco BPM rimane per ora a bocca asciutta.

UniCredit, Andrea Orcel punta dritto a Generali. OPS Banco BPM congelata, Castagna ancora a bocca asciutta

Una sessione da incorniciare, quella di ieri, per le azioni di UniCredit, balzate sul Ftse MIB di Piazza Affari di oltre il 7%, e scattando così a nuovi massimi della storia.

A mettere il turbo al titolo della banca guidata dal CEO Andrea Orcel alcune indiscrezioni stampa, che si sono affiancate agli incontri che in questi ultimi giorni il Ronaldo dei banchieri ha avuto con le autorità che decideranno di dare semaforo verde o no all’OPS da 10,1 miliardi di euro circa che Piazza Gae Aulenti ha lanciato su Banco BPM lo scorso 25 novembre. Un caso di Borsa che si è presentato subito sofferto, a causa dell’opposizione manifestata dal governo Meloni e dalla preda nel mirino, che ha rivendicato più volte il diritto di ricevere un’offerta più ricca di quella messa sul piatto da UCG, a suo avviso non a premio ma a forte sconto.

Nel frattempo Orcel ha incontrato in questi ultimi giorni il capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, Gaetano Caputi, il presidente di CONSOB, Paolo Savona, e il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta.

Ieri si è appreso da alcune indiscrezioni stampa che, mentre il comitato tecnico di Palazzo Chigi per il golden power si è attivato per esaminare il dossier, il CEO di UniCredit avrebbe fatto altre mosse, in particolare su Generali Assicurazioni, esattamente sull’altro dossier messo sotto stretta osservazione dal governo italiano, che non per niente non si è opposto all’altra OPS che in questi ultimi mesi si è confermata market mover di Piazza Affari: quella che MPS-Banca Monte dei Paschi di Siena ha lanciato su Mediobanca, prima azionista del colosso assicurativo di Trieste.

Di fatto, a fronte della contrarietà manifestata nei confronti di una operazione di M&A tra UniCredit e Banco BPM, il governo Meloni non solo ha dato la sua benedizione all’offerta pubblica di scambio lanciata dal Monte ancora di Stato su Mediobanca, ma l’ha praticamente caldeggiata attraverso il MEF tuttora maggiore azionista della banca senese, facendo da assist alle mosse e alle mire dei grandi soci di Monte dei Paschi: Francesco Gaetano Caltagirone e di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio.

Tutto per un motivo ben preciso: prendere il controllo di Piazzetta Cuccia per diventare maggiore azionista del Leone di Trieste insieme a Caltagirone e Delfin e forgiarne così il destino.

Fatto sta che anche qui il governo Meloni dovrà vedersela con UniCredit, che ha già conquistato agli inizi del 2025 una quota del Leone del 5,2% e che ora avrebbe intenzione di spingersi oltre. Il Sole 24 Ore ha parlato infatti di un piano che vedrebbe Orcel puntare al 9,9% del capitale di Generali.

A Orcel le parole di Castagna non bastano. Il banchiere vuole i fatti e prende tempo

Sul fronte Banco BPM, le stoccate contro UniCredit arrivate dal CEO di Piazza Meda Giuseppe Castagna, forte del plebiscito con cui i suoi azionisti hanno approvato la proposta del CDA di alzare il prezzo dell’OPA su Anima Holding da 6,20 euro (cum dividendo) a 7 euro, non avrebbero scomposto più di tanto Andrea Orcel che, a quanto pare, non avrebbe nessuna fretta di alzare la posta sul Banco. Rumor su questa partita di risiko che sta tenendo con il fiato sospeso Piazza Affari sono arrivati con un articolo del quotidiano Il Messaggero, che ha indicato come, di fatto, il banchiere romano non abbia alcuna fretta di alzare il prezzo.

L’impressione è che la saga di Borsa andrà avanti ancora per molto, come riassume il titolo dell’articolo del Messaggero: “UniCredit sposta l’OPS su BPM a fine giugno”.

Sebbene Castagna continui fieramente a presentare tutti i numeri che certificano la solidità di Piazza Meda, sbandierando tutta la fiducia nell’ottenimento del Danish Compromise, da utilizzare nell’OPA su Anima, da parte della BCE, Orcel chiede certezze. E neanche gli ottimi conti che BAMI ha presentato di recente al mercato, relativi all’anno 2024, avrebbero scalfito il suo desiderio di vederci più chiaro. Desiderio che, per concretizzarsi, ha bisogno tuttavia di tempo. “Se decidiamo di andare avanti su BPM, lo faremo tra metà e fine giugno, perché vogliamo analizzare una serie di tasselli, interni all’operazione e anche esterni”, ha detto il banchiere, secondo fonti interpellate dal quotidiano romano.

Nessuna fretta insomma di corteggiare la preda decisamente recalcitrante e anche decisamente irritata, a causa di tutti quei dubbi che Orcel ha sollevato pubblicamente sulla solidità stessa del suo capitale: qualcosa che ha fatto andare su tutte le furie il banchiere Giuseppe Castagna.

UniCredit-Banco BPM: tre le carte che Orcel vuole vedere sul tavolo per decidere se alzare la posta

Tre sono le carte che Orcel vuole vedere sul tavolo prima di procedere con l’OPS sulla banca guidata da Castagna. La prima è “l’esito dell’OPA su Anima”, indica Il Messaggero, visto che per il CEO di UniCredit “molto dipende se l’OPA raccoglierà il 51, 70 o 100%”.

La ragione è ovvia: a seconda delle adesioni degli azionisti di Anima all’OPA del Banco, Orcel capirà quale sarà l’esborso effettivo che la sua preda dovrà sostenere per far entrare nella sua galassia la società di risparmio gestito e, di conseguenza, l’impatto sul suo capitale.

Rimane da chiarire secondo il numero uno di Piazza Gae Aulenti anche se Piazza Meda riuscirà davvero a ottenere l’autorizzazione della BCE all’utilizzo del Danish Compromise: per quanto Castagna si sia detto quasi certo del via libera dell’autorità di vigilanza, Orcel nutre ancora diversi dubbi.

Terzo fattore che porta Orcel a non avere alcuna fretta di incrementare l’offerta su Banco BPM è la necessità, secondo il banchiere, di studiare i conti dell’istituto relativi al primo trimestre del 2024 che si conosceranno soltanto il prossimo 7 maggio.

Tutto mentre, riporta il Messaggero, “ieri in Borsa c’era uno sconto di 1 miliardo tra il valore offerto da Gae Aulenti e il valore del titolo BPM ”. Rumor sono arrivati anche dal Corriere della Sera, che ha ipotizzato, sulla base di quanto appreso da fonti vicine al dossier, un rilancio dell’OPS da parte di UniCredit con una componente cash che potrebbe valere tra 1 miliardo e 1 miliardo e mezzo. Rilancio che tuttavia, scrive il quotidiano, dipenderà ancora da cosa deciderà di fare la BCE riguardo al Danish Compromise.

In questa lunga attesa del verdetto di Orcel, diversi saranno gli appuntamenti che interesseranno le pedine del risiko, muovendo il mercato a seconda delle novità che emergeranno.

L’OPA su Anima Holding lanciata da Banco BPM dovrebbe partire verso la fine di marzo; il 27 marzo sarà la giornata clou per UniCredit, con l’assemblea degli azionisti che si riunirà per approvare o meno la proposta di Piazza Gae Aulenti di procedere a un aumento di capitale a servizio dell’OPS sul Banco BPM.

Occhi puntati ovviamente anche su Generali, vera preda a cui puntano da un lato UniCredit di Andrea Orcel e dall’altro il MEF, Caltagirone e Delfin - che non per niente attraverso MPS si sono lanciati alla conquista del maggiore azionista del gruppo assicurativo, ovvero di Mediobanca.

Stando alle ultime indiscrezioni il Leone potrebbe decidere di anticipare l’assemblea degli azionisti per il rinnovo del board al 24 aprile dalla data dell’8 maggio in un momento in cui, per l’appunto, Orcel - come riporta Il Sole - si sarebbe “attrezzato” per portare la propria partecipazione nel Leone di Trieste “a un passo dal 10% del capitale”.

Orcel ago della bilancia per decidere il destino della governance di Generali, contesa tra il maggiore azionista Mediobanca, che sostiene l’attuale gestione nelle mani del CEO francese Philippe Donnet, e la coppia Caltagirone-Delfin, che invece rema contro i vertici del gruppo, invocando un nuovo board che faccia a suo avviso soprattutto gli interessi degli italiani.

E coppia che ora beneficia dell’assist del governo Meloni, che vuole blindare Trieste soprattutto contro i francesi, dopo essere saltato sulla sedia a causa dell’accordo che il Leone ha siglato con Natixis (per ora non vincolante, ma su cui Donnet tira dritto in ogni caso dritto per creare un campione del risparmio gestito).

Protagonista c’è l’eterna ambizione del governo Meloni di garantire che i risparmi degli italiani che Generali ha in pancia continuino a rimanere in Italia, per continuare a essere investiti soprattutto nel debito italiano, dunque nei BTP.

Le rassicurazioni che pur sono arrivate in tal senso dal Leone non sono state per ora sufficienti.

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