I numeri relativi all’inflazione euro. La data da segnarsi, quando la BCE sfornerà il nuovo annuncio sulla direzione dei tassi di interesse.
Arrivato il dato relativo all’inflazione dell’Eurozona, quello che ha praticamente “deciso” cosa farà la BCE di Christine Lagarde in occasione della prossima riunione del suo Consiglio direttivo, prevista alla fine del mese (occhio alla data che i trader hanno cerchiato in rosso sul loro calendario da un po’).
Inflazione euro e UE: i dati annunciati dall’Eurostat, confermata l’accelerazione
A fare l’annuncio l’agenzia di Statistica europea Eurostat, che ha confermato che, nel mese di dicembre, l’inflazione dell’area euro misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita al ritmo annuo del 2,4%, come indicato nella lettura preliminare dell’indicatore, dunque in accelerazione rispetto al +2,2% di novembre, ma in calo rispetto al 2,9% di dicembre 2023.
L’inflazione core, ovvero l’inflazione depurata dalle componenti più volatili, rappresentate dai prezzi dei beni energetici e dei beni alimentari, è cresciuta al tasso annuo del 2,7%, come reso noto qualche settimana fa.
Guardando invece all’Unione europea, blocco più esteso che comprende sia l’Eurozona - dove la politica monetaria è decisa dalla BCE - che altri Paesi europei - dove i tassi vengono decisi da altre banche centrali - l’inflazione è aumentata a dicembre 2024 del 2,7%, in crescita rispetto al 2,5% di novembre, ma in decelerazione rispetto al 3,4% del dicembre del 2023.
Euro area annual #inflation at 2.4% in December 2024 https://t.co/6ltIyerDN6 pic.twitter.com/VCRQ0YB4FU
— EU_Eurostat (@EU_Eurostat) January 17, 2025
Inflazione UE: dove è più alta e dove è più bassa
Dal rapporto di oggi dell’Eurostat è emerso che, nell’intera Unione europea, i tassi più bassi di inflazione sono stati registrati in Irlanda (1%), Italia (1,4%), Lussemburgo, Finlandia e Svezia (tutti con un tasso pari all’1,6%).
I tassi più alti hanno interessato invece la Romania (5,5%), l’Ungheria (4,8%), la Croazia (4,5%).
Rispetto al novembre del 2024, l’inflazione è scesa su base annua in 7 stati membri dell’Unione europea, rimanendo stabile in un Paese membro e salendo in ben 19 economie UE.
Nel caso specifico dell’inflazione dell’area euro, il contributo più alto all’accelerazione dell’inflazione è arrivato dall’inflazione dei servizi - come più volte messo in evidenza dalla presidente della BCE Christine Lagarde - (in rialzo di 1,78 punti percentuali), dai prezzi dei beni alimentari, alcol e tabacco (+0,51 pp), dai prezzi dei beni industriali non energetici (+0,13 pp) e dai prezzi energetici (+0,01 pp).
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Il trend dei tagli dei tassi della BCE nel 2024 in attesa della minaccia Trump
Diverse le notizie market mover che si stanno presentando in questi giorni e che stanno dando informazioni utili ai mercati sul trend dei tassi in Eurozona, in un momento in cui i trader continuano a chiedersi cosa farà la BCE di Lagarde nelle sue prossime riunioni di politica monetaria.
Protagonista di ieri è stata la diffusione delle minute relative all’ultima riunione della BCE del 2024, che ha confermato come a Francoforte qualche colomba sia rimasta delusa da quella riduzione del costo del denaro che è stata, di nuovo, a dicembre, pari a -25 punti base e non più coraggiosa, a fronte di una economia del blocco che si teme non abbia sufficienti munizioni per rispondere all’arma dei dazi che saranno lanciati dalla seconda amministrazione di Donald Trump.
Il dato sull’inflazione è tra i market mover più cruciali monitorati non solo dai mercati ma dalla stessa BCE in quanto, soprattutto in questa fase storica, conferma o nega i progressi che la Banca centrale europea sta tuttora facendo nel far rientrare la minaccia delle pressioni inflazionistiche, dopo i rialzi dei tassi varati nel 2022 e nel 2023 e i tagli che, in modo decisamente cauto, Lagarde ha iniziato ad annunciare a partire dallo scorso anno 2024.
Francoforte ha tagliato i tassi dell’area euro per la prima volta dal periodo nero della pandemia Covid-19 del 2020 il 6 giugno scorso, per poi procedere a una seconda sforbiciata il 12 settembre. I tassi di interesse sono stati tagliati per la terza volta dopo la riunione del Consiglio direttivo del 17 ottobre. L’ultimo atto è stato annunciato dall’Eurotower lo scorso 12 dicembre.
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Inflazione euro: falchi VS colombe
Un avvertimento sul pericolo dell’inflazione, che persiste non solo negli Stati Uniti ma anche in Eurozona, soprattutto per quanto concerne l’inflazione dei servizi, è stato lanciato qualche giorno fa dal capo economista della BCE Philip Lane, che ha sottolineato che, sebbene l’area abbia fatto progressi indiscutibili nel riuscire a sfiammare la dinamica rialzista dei prezzi, rimane cruciale la necessità che venga centrato il target prestabilito dalla banca centrale, pari al 2%.
Di conseguenza, secondo Lane, è necessario fronteggiare quei fattori strutturali che sono alla base dell’inflazione dei servizi, per riuscire a decretare, finalmente, l’agognata frase “Mission Accomplished” , che Lagarde stessa non se la sente ancora di proferire.
Di altro avviso il collega di Philip Lane e governatore della banca di Finlandia Olli Rehn, che ha fatto invece proprio questa settimana un grande annuncio su un obiettivo cruciale che la BCE potrebbe centrare entro l’estate.
Una chiamata decisamente dovish ha visto inoltre come mittente il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy, ed esponente anche lui del Consiglio direttivo della BCE, che ha detto di ritenere che, nel caso in cui le stime della banca centrale sull’inflazione dovessero essere soddisfatte, i tassi di interesse dell’area euro dovrebbero scendere fino al 2% entro l’estate.
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