Fare da “prestanome” in alcuni casi costituisce reato e in altri è legale: ecco cosa dice la legge e quali sono i rischi in caso di condotta illecita.
Quando si sente parlare di «prestanome», spesso si identifica un’azione o una realtà in cui potrebbe essersi verificato un illecito. In realtà, il termine prestanome non è sempre sinonimo di illegalità, ma, anzi, in molti casi è un’attività del tutto lecita e prevista dalla legge (ad esempio nel caso del trust). Insomma, si tratta di un argomento molto più variegato di quanto sembri.
Ecco una definizione giuridico-legale più precisa sul tema e tutti i risvolti - sia legali che illegali - che può assumere, senza dimenticare i rischi e le conseguenze in caso di attività illecite.
Il significato di prestanome per l’ordinamento italiano
Il termine «prestanome» identifica una persona che presta i propri nome e cognome per rappresentare formalmente un’altra persona che, per vari motivi, non può o non desidera apparire in determinati atti o contratti. Questa figura è spesso utilizzata in contesti in cui il vero interessato preferisce rimanere anonimo o evitare l’esposizione diretta.
Nell’ordinamento italiano, il prestanome può essere coinvolto in diverse situazioni, sia lecite che illecite. La legittimità del suo ruolo dipende principalmente dall’intento sottostante all’uso del suo nome. Ad esempio, in ambito societario, un individuo potrebbe fungere da prestanome per celare l’identità del reale proprietario o amministratore di una società. Questo accade quando il vero titolare, per ragioni personali o professionali, decide di non apparire ufficialmente come rappresentante legale dell’impresa.
Tuttavia, è fondamentale distinguere tra l’uso del prestanome per scopi leciti e il suo impiego per finalità fraudolente. Laddove il ricorso a un prestanome sia motivato da intenti illeciti, come l’evasione fiscale, la frode o l’elusione di obblighi legali, tale pratica è considerata illegale e può comportare gravi conseguenze legali sia per il prestanome che per il beneficiario effettivo.
È importante notare che la semplice presenza di un prestanome non esonera le autorità competenti dall’individuare e perseguire il reale responsabile delle operazioni. In molti casi, le indagini possono rivelare la figura dell’amministratore di fatto, ossia colui che, pur non apparendo ufficialmente, dirige e controlla effettivamente l’attività societaria. Pertanto, l’utilizzo di un prestanome non garantisce l’anonimato assoluto né protegge da possibili responsabilità legali.
Chi è e cosa fa il prestanome
Il prestanome, quindi, in altre parole “ci mette la faccia” durante un accordo, un affare o una compravendita. Nel gergo comune viene chiamato anche “testa di legno” e assume la qualità di “prestanome” gratuitamente o dietro lauto compenso.
Tipicamente, questa figura viene “ingaggiata” da persone famose o con un ruolo pubblico che non vogliono rendere note delle compravendite, ma non mancano i casi in cui una persona si sostituisca formalmente ad un’altra per motivi illeciti, ad esempio spostare somme di denaro oppure ottenere benefici fiscali di cui il vero committente non avrebbe diritto.
La responsabilità penale del prestanome scatta quando egli è a conoscenza dell’intento criminale della persona che andrà a sostituire e quindi partecipa volontariamente alla commissione di un reato.
Prestanome: la legge di riferimento
Il prestanome, pur essendo una figura presente in vari settori, è regolato dalla legge italiana sotto specifici articoli del Codice Penale, della legislazione fiscale e delle normative antiriciclaggio. Sebbene non esista una legge che regolamenti direttamente l’uso del prestanome, le pratiche ad esso connesse possono essere perseguite attraverso una serie di reati.
Uno dei principali riferimenti normativi è l’articolo 110 del Codice Penale, che definisce la «partecipazione in associazione per delinquere», dove il prestanome può essere coinvolto come complice. Inoltre, l’articolo 416 del Codice Penale disciplina l’associazione a delinquere, che può includere situazioni in cui il prestanome è utilizzato per nascondere o gestire attività illecite.
Un altro importante riferimento è l’articolo 648-bis del Codice Penale, che punisce il riciclaggio di denaro. La legge stabilisce pene severe per chi utilizza un prestanome per occultare beni, soprattutto se il denaro è di provenienza illecita. In questo caso, il prestanome svolge un ruolo fondamentale nel celare la vera identità dei beneficiari.
Inoltre, la legge italiana prevede disposizioni specifiche nel Codice Fiscale per combattere l’evasione fiscale. L’utilizzo di un prestanome per sottrarre risorse finanziarie al fisco può dar luogo a sanzioni penali e amministrative, come stabilito dall’articolo 5 del Decreto Legislativo 74/2000, che disciplina i reati fiscali.
Non meno rilevante è la normativa riguardante il diritto societario. Se un prestanome viene utilizzato per gestire una società senza essere effettivamente il socio o amministratore, possono configurarsi reati legati alla frode fiscale e alla dichiarazione falsa. La responsabilità penale può ricadere tanto sul prestanome quanto sul beneficiario, che rischia pene severe per il coinvolgimento in attività illecite.
Fare da prestanome è legale? Ecco quando è vietato e quando non lo è
Il fare da prestanome non è di per sé illecito, ma dipende dalle circostanze e dallo scopo per cui viene utilizzato. È importante distinguere i casi in cui l’uso del prestanome è legittimo da quelli in cui può costituire una violazione delle leggi italiane, sempre ragionando sulle situazioni in cui questa casistica viene utilizzata.
Quando il prestanome è legale
In alcune situazioni, l’uso di un prestanome può risultare legittimo. Ad esempio, nel caso in cui un imprenditore decida di intestare la propria azienda a un prestanome per ragioni di privacy, sicurezza o per evitare conflitti di interesse, ma senza la volontà di eludere leggi o regolamenti. In questi casi, il prestanome svolge un ruolo puramente formale, senza esercitare un controllo effettivo sull’attività. Si può parlare, infatti, anche di “imprenditore occulto”.
Un altro esempio legittimo potrebbe essere nell’ambito di operazioni immobiliari in cui la persona desidera nascondere la propria identità per evitare speculazioni o attacchi mediatici. Se queste pratiche non sono finalizzate ad attività illecite, come il riciclaggio o l’evasione fiscale, non vi è violazione della legge.
Altro esempio di prestanome assolutamente legale è quello del trust: in virtù di questo contratto un bene (mobile o immobile) viene intestato ad un soggetto “fiduciario” che formalmente ne acquista la proprietà. Costui, però, ha l’obbligo contrattuale di amministrarlo e di restituirlo al mandante nella data concordata.
Quando il prestanome è vietato
Il prestanome diventa illecito quando il suo utilizzo è finalizzato a eludere la legge, mascherare l’identità di chi è realmente responsabile di un’attività economica o compiere azioni fraudolente. Ad esempio, quando un prestanome viene utilizzato per nascondere la proprietà di beni, per compiere attività di evasione fiscale o per favorire un’operazione di riciclaggio di denaro, l’atto è considerato un crimine. In questi casi, il prestanome non è solo un attore passivo, ma partecipa attivamente alla complicità del reato.
Inoltre, se il prestanome viene usato in un contesto societario per nascondere la reale proprietà di una società, ciò può configurarsi come una violazione delle leggi antiriciclaggio e antievasione fiscale. La frode fiscale è un reato grave che può comportare pene detentive e pesanti multe.
Anche quando il prestanome partecipa a gare d’appalto pubbliche sotto falsa identità o senza possedere i requisiti necessari, si configura una violazione della legge, con risvolti legali estremamente seri. L’articolo 353 del Codice Penale punisce la frode nelle pubbliche forniture, e l’uso di prestanomi in questi ambiti è fortemente perseguito.
Prestanome, rischi legali e conseguenze
Chi presta il proprio nome per fini illeciti rischia gravi conseguenze penali, insieme al complice a cui ha fatto da prestanome. A dirlo è la Corte di Cassazione secondo la quale il prestanome può essere ritenuto responsabile dal punto di vista penale se viene accertata la coscienza e volontà della partecipazione agli atti illeciti commessi. In altre parole, il prestanome risponde penalmente solo se era a conoscenza dell’intenzione fraudolenta della persona che gli ha chiesto di collaborare in suo nome.
Rischi per il prestanome
Il prestanome che si rende complice di un’attività illecita, quindi, come nel caso di evasione fiscale, riciclaggio o frode, può essere accusato di complicità in reati penali.
La pena per un prestanome coinvolto in tali attività può comprendere la reclusione fino a 6 anni, e in alcuni casi può arrivare a 10 anni, in base alla gravità del reato commesso. Inoltre, il prestanome potrebbe essere soggetto a pesanti multe, che possono superare i 100.000 euro, a seconda del tipo di illecito.
Anche se il prestanome non ha un ruolo attivo nel reato, la sua partecipazione formale può essere sufficiente a determinare la sua responsabilità penale. Inoltre, il prestanome potrebbe essere chiamato a rispondere di eventuali danni causati dall’attività fraudolenta, come nel caso di frodi fiscali che causano danni economici allo Stato.
Rischi per il beneficiario effettivo
Anche il beneficiario che utilizza un prestanome per nascondere la propria identità o per eludere le leggi fiscali o antiriciclaggio può, ovviamente incorrere in gravi sanzioni.
Il reato di frode fiscale, quando commesso tramite l’intermediazione di un prestanome, comporta pene severe, che possono includere fino a 8 anni di reclusione. In più, l’individuo che utilizza un prestanome per riciclare denaro o nascondere beni può essere perseguito per associazione per delinquere.
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